La nuova emergenza legata alla cenere vulcanica dell’Etna riaccende i riflettori sui disagi all’aeroporto di Catania Fontanarossa, con la sospensione dei voli e pesanti ripercussioni su passeggeri, lavoratori, imprese e turismo. Per la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Lidia Adorno, però, il problema non è soltanto l’attività del vulcano, quanto la capacità del sistema […]
Foto di Sac spa
Etna e Fontanarossa, Adorno: «Vera emergenza non è il vulcano ma l’improvvisazione»
La nuova emergenza legata alla cenere vulcanica dell’Etna riaccende i riflettori sui disagi all’aeroporto di Catania Fontanarossa, con la sospensione dei voli e pesanti ripercussioni su passeggeri, lavoratori, imprese e turismo. Per la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Lidia Adorno, però, il problema non è soltanto l’attività del vulcano, quanto la capacità del sistema aeroportuale di fronteggiare un fenomeno tutt’altro che imprevedibile.
«L’Etna non è una sorpresa. È un vulcano attivo, monitorato ogni giorno, e le sue eruzioni con emissione di cenere rappresentano un fenomeno che la Sicilia conosce da sempre. Quello che invece continua a sembrare imprevedibile è la capacità di chi governa e gestisce il sistema aeroportuale di farsi trovare preparato», dichiara Adorno. Le attività di volo sono state nuovamente sospese a causa della nube di cenere vulcanica, provocando disagi che coinvolgono oltre centomila viaggiatori. La deputata pentastellata riconosce che la sicurezza deve necessariamente avere la priorità, ma pone l’accento sulla necessità di una programmazione strutturale.
Cenere vulcanica? «Si tratta di un rischio noto»
«Nessuno può pretendere che un aereo decolli in condizioni di rischio – sottolinea –. Ma proprio perché la cenere vulcanica è un rischio noto e ricorrente, la domanda politica è un’altra: perché ogni volta ci troviamo a gestire un’emergenza anziché applicare un piano strutturale di prevenzione e continuità dei collegamenti?». Secondo Adorno, il rischio che l’attività dell’Etna possa interferire con l’operatività di Fontanarossa è «assolutamente prevedibile». A mancare sarebbe invece una strategia complessiva capace di coordinare le diverse componenti del sistema dei trasporti.
«Non basta chiudere, riaprire, dirottare voli e comunicare ai passeggeri di verificare lo stato del proprio volo», afferma la deputata. «Serve un piano preventivo, condiviso e verificabile, che stabilisca cosa accade quando Fontanarossa entra in difficoltà: come si redistribuiscono rapidamente i voli sugli altri scali siciliani, come si garantiscono i collegamenti terrestri, come si assistono i passeggeri e quali risorse vengono attivate».
Sac e Regione Siciliana nel mirino
Nel mirino finiscono quindi la SAC, la Regione Siciliana e, più in generale, gli organismi competenti. Adorno chiede di verificare quanto sia stato fatto negli anni per ridurre l’impatto di un fenomeno che si ripresenta ciclicamente, soprattutto nei mesi di maggiore afflusso turistico.
«Non è accettabile che ogni estate, nel momento di massimo afflusso turistico, la Sicilia rischi di trasformarsi in un’isola quasi irraggiungibile per migliaia di persone», sostiene. La deputata richiama inoltre il nuovo Contratto di Programma 2024-2027 sottoscritto nel gennaio di quest’anno da ENAC e SAC, che riguarda anche la pianificazione degli investimenti infrastrutturali e i livelli di sicurezza ed efficienza dello scalo.
«È quindi legittimo chiedere quali investimenti e quali misure concrete siano stati programmati per rispondere al rischio vulcanico, ormai strutturale?», domanda Adorno. Per la deputata regionale, la Regione non può limitarsi a intervenire quando l’emergenza è già in corso, ma deve chiedere a SAC e agli organismi competenti un piano organico di emergenza e continuità dei trasporti. «Fontanarossa non è un aeroporto qualsiasi – conclude –: è un’infrastruttura strategica per la mobilità della Sicilia e per l’economia dell’intero Mezzogiorno».