Elezioni Caltagirone, Roccuzzo il guasta feste? «Candidatura dal basso contro un Pd arretrato»

Una candidatura che vuole unire le diverse anime della sinistra calatina senza comunque dimenticare il passato nelle file del Partito democratico. Fabio Roccuzzo proverà il colpaccio alle amministrative di Caltagirone del prossimo 5 giugno. Una candidatura, come il diretto interessato ribadisce più volte, «che viene dal basso». Per riuscire ad accedere al pronosticato ballottaggio dovrà vedersela con il Movimento 5 stelle, gli indipendentisti siciliani e due big della politica locale: il deputato regionale Gino Ioppolo e l’ex sindaco Francesco Pignataro. Roccuzzo è stato il primo a presentare le liste e i componenti della sua squadra: Cristina Navarra, Giuseppe Fiorito, Gemma Marino, Fortunato Dario Pappalardo e Rosaria Rinaudo. Una partita sicuramente difficile ma che non sembra spaventarlo, nonostante la mobilitazione dei nomi noti del Pd per Pignataro. L’ultimo in ordine di tempo è stato il ministro Graziano Delrio, arrivato da Roma per salire sul palco di piazza Municipio durante un comizio.

Partiamo dai programmi. Su cosa punta Fabio Roccuzzo per convincere gli elettori di Caltagirone?
«Il nostro è sicuramente diverso da quello degli altri candidati perché scritto insieme ai cittadini. Si fonda su tre punti fondamentali: corresponsabilità, sostenibilità e concretezza. Tutto quello che vogliamo realizzare è discusso e voluto con la popolazione perché non vogliamo promettere cose che poi non siamo in grado di fare».

Cosa può essere fatto?
«Ci sono i finanziamenti europei che devono essere spesi per la rigenerazione urbana del centro e delle periferie. C’è il regolamento dei beni comuni per affidare ad associazioni e cittadini il nostro patrimonio immobiliare e i parchi per riuscire a valorizzarli. Abbiamo anche il baratto urbano per riuscire a esentare dal pagamento delle tasse in cambio di lavori socialmente utili. Nei miei programmi c’è anche il sostegno al fronte No Muos, l’impegno a rimettere in ordine i conti, pagare regolarmente gli stipendi e ricostruire una sana normalità nella gestione dei rifiuti».

Ci sono molte probabilità che i giochi si decideranno al ballottaggio. Come vi comporterete nell’eventualità di restare in corsa?
«Non faremo apparentamenti con nessuno. Resterà lo stesso programma e la squadra che ho scelto. Il motivo? Voglio sottrarmi a qualunque mercificazione della politica».

Lei è un ex del Partito democratico. Perché non è più in quello schieramento?
«La mia ultima tessera risale al 2014. Il Pd di Caltagirone non ha avuto la capacità di rinnovarsi, ricandidando la stessa persona che ha già fatto il sindaco e il vice per dieci anni. Sono tutti simboli di arretratezza di un partito senza idee e volti nuovi».

Eppure tanti big tra parlamentari, senatori e ministri sono scesi in campo per Franco Pignataro. Quanto influenzeranno l’elettorato locale?
«Non avranno un peso importante. Noi ci siamo sganciati da certe logiche perché il mio movimento civico parte dal basso e ha come interlocutori unici i cittadini e non i partiti».

In questa tornata elettorale quanto pesano scandali e inchieste giudiziarie legate al Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo?
«È un sistema che è stato trasformato in business. Una sorta di spazio occupazionale dal quale alcuni hanno tratto vantaggio in chiave elettorale. È chiaro che l’accoglienza dei migranti dovrebbe essere sganciata da logiche politiche».

Il giudizio sull’amministrazione precedente? L’ex primo cittadino Nicolò Bonanno è stato sfiduciato da tempo.
«Assolutamente negativo. È stata una parentesi inadeguata rispetto alle emergenze. I protagonisti di quell’esperienza sono suddivisi con i candidati Ioppolo e Pignataro ecco perché spero che la città scelga il cambiamento che io voglio interpretare fino in fondo».


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