Ancora una volta Palermo dimostra di essere il laboratorio del nulla. La notizia della promozione del vicesindaco Giampiero Cannella a sottosegretario alla Cultura nel governo Meloni non è solo un avanzamento di carriera per uno dei volti storici della destra isolana. È, soprattutto, il sasso lanciato nello stagno della politica palermitana, destinato a generare onde […]
Foto pagina Facebook Cannella
Effetto domino su Palermo dopo la nomina del vicesindaco Cannella nel governo Meloni
Ancora una volta Palermo dimostra di essere il laboratorio del nulla. La notizia della promozione del vicesindaco Giampiero Cannella a sottosegretario alla Cultura nel governo Meloni non è solo un avanzamento di carriera per uno dei volti storici della destra isolana. È, soprattutto, il sasso lanciato nello stagno della politica palermitana, destinato a generare onde lunghe sulla tenuta della giunta guidata dal sindaco Roberto Lagalla.
L’identikit: Cannella, il colonnello di Giorgia Meloni in Sicilia
Cannella non è un nome qualunque. Giornalista, già deputato, è l’uomo che ha traghettato la transizione dalla vecchia destra ad Alleanza Nazionale fino alla fondazione di Fratelli d’Italia in Sicilia occidentale. La sua nomina a sottosegretario, in una casella di peso come la Cultura, è il riconoscimento a un fedelissimo della premier e rappresenta un segnale di presidio territoriale del partito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
L’effetto domino su Palazzo delle Aquile
La promozione a Roma di Cannella apre un vuoto di potere immediato e pesantissimo a Palermo. Cannella riveste attualmente il ruolo di vicesindaco e assessore alla Cultura. La sua partenza non è una semplice sostituzione tecnica, ma l’innesco di una fase di instabilità che Lagalla avrebbe preferito evitare. Parte ora la caccia alla poltrona di vicesindaco. Fratelli d’Italia pretenderà certamente di mantenere il ruolo di numero due della città. Tuttavia, la scelta del successore non sarà indolore.
All’interno del partito c’è un equilibrio sottile tra le diverse anime (quella che fa capo a Lollobrigida/Cannella e quella più vicina a Carolina Varchi o al senatore Raoul Russo). Bisognerà, inoltre, fare i conti con l’appetito degli alleati. Forza Italia e Nuova DC guardano con interesse alla casella lasciata libera Ma anche la Lega. Gli azzurri premono da tempo per una redistribuzione delle deleghe (il cosiddetto tagliando della giunta). La nomina nazionale di Cannella potrebbe diventare il pretesto per chiedere un rimpasto più ampio che coinvolga anche altri assessorati meno brillanti.
Il futuro di Lagalla: mediazione o crisi?
Il sindaco Lagalla si trova ora davanti a un bivio. Finora è riuscito a barcamenarsi tra le pretese dei partiti grazie a una navigazione prudente, ma l’uscita di Cannella, che fungeva da ponte autorevole con Roma e con i vertici regionali di FdI, lo priva di uno scudo politico fondamentale. Se Lagalla non riuscirà a chiudere rapidamente la pratica della successione, il consiglio Comunale (dove le fibrillazioni sono costanti, specialmente sui temi dei conti e delle partecipate) potrebbe diventare un terreno minato. Determinando il rischio Anatra Zoppa.. Intanto il presidente della Regione osserva con attenzione. Un indebolimento della giunta palermitana potrebbe riflettersi anche sugli equilibri a Palazzo dei Normanni. Non è un mistero che le dinamiche tra il Comune di Palermo e la Regione Siciliana siano spesso un gioco di specchi.
Roma chiama Palermo, che risponde «signorsì»
Mentre Cannella si prepara a giurare a palazzo Chigi, a Palermo si apre ufficialmente la fase due dell’era Lagalla. La sfida per il sindaco sarà quella di non farsi logorare dalle richieste di rimpasto integrale che pioveranno nelle prossime ore. Per Fratelli d’Italia, d’altro canto, si tratta di dimostrare di avere una classe dirigente locale all’altezza di sostituire il suo uomo più rappresentativo senza spaccarsi internamente. La politica siciliana ci ha insegnato che ogni nomina a Roma è un terremoto a Palermo. Questa volta, il sisma promette di essere di magnitudo elevata. E coinvolgere tutto l’apparato di potere politico siciliano.