E’ normale versare parte di sè in un personaggio

“Non voglio che questa sia una lezione ma piuttosto una conversazione”. Inizia così l’incontro con Alfredo Castelli, ospite della Facoltà di lingue e letterature straniere.
Dita nere per quaranta anni di inchiostro, gobbetta “professionale”, una matita in mano e un foglio sul tavolo. Il noto sceneggiatore di fumetti, creatore, tra gli altri, del famoso personaggio di Martin Mystère, si è mostrato disponibile a rispondere in maniera esauriente alle domande di ospiti e spettatori.

Protagonista indiscusso della conversazione è stato naturalmente il fumetto. “Una forma d’espressione, non un genere” secondo Castelli, un modo di raccontare il mondo in maniera unica ed originale, a volte specchio della realtà ma più spesso realtà alternativa e tranquillizzante: “Il successo di Tex è forse dovuto alla sua capacità di tranquillizzare i lettori. Lui fa sempre le stesse cose, è un punto di riferimento”. Addirittura è quasi possibile classificare le ultime generazioni in base al fumetto che ne ha accompagnato la crescita: “generazione Tex”, “generazione Linus”, “generazione Diabolik” e così via…
Tuttavia il fumetto vive una fase di crisi a livello internazionale, costretto a conciliare le esigenze di una modernizzazione necessaria e il legame inscindibile con la tradizione. “Per le sue intrinseche caratteristiche – dice castelli rispondendo ad una domanda del prof Granozzi – il fumetto resiste alla globalizzazione anche se deve un po’ adattarsi ai cambiamenti”. La televisione, ad esempio, ha cambiato la sensibilità percettiva dello spettatore, allontanandolo dal fumetto. Lo stesso fumettista comunque non esclude che la traduzione del fumetto ad altri linguaggi più “moderni” e globali possa dare risultati positivi. Basti pensare al successo di Spidermen al cinema o all’ attesa per la prossima uscita del videogioco di Martin Mystère.

Il fumetto è ancora un prodotto in buona parte artigianale. “Matita e china sono strumenti insostituibili e non c’è motivo di cambiare metodo”. Il computer interviene solo in una seconda fase, nella scelta dei colori –“preferisco le tinte piatte alle sfumature” – e nell’organizzazione grafica della pagina.

E che dire della concorrenza dei manga giapponesi? “Uno stile che mi affascina, che ho studiato e approfondito”. Il loro successo in occidente ha cambiato il mercato Oggi si può parare di due tipo di pubblico: “chi consuma manga raramente compra un fumetto”. E se in Francia il fumetto ancora resiste al rivale giapponese, in Spagna ha causato a morte del genere.
A questo proposito, la proposta di un giovane spettatore è di “unificare gli sforzi” per salvarlo creando magari un formato internazionale. Ma secondo Castelli questa è una soluzione difficile da mettere in atto. “ogni paese ha la sua tradizione. Cambiare il formato spiazza lo spettatore e non fa il bene del mercato”.

Ala fine la conversazione si fa un po’ più personale, quando due giovani presenti chiedono cosa c’è di Alfredo Castelli in Martin Mystère e di Martin Mystère in Alfredo Castelli dopo venti anni. “E’ normale versare una parte di se stessi in un personaggio. . –risponde – L’autore è il suo modello più vicino. Quando ho iniziato a disegnare Martìn Mystère non sapevo ancora che tipo fosse esattamente. Allora mi sono chiesto che avrei fatto io al suo posto. E il personaggio ha iniziato a muoversi autonomamente” .

Questo con Castelli è stato il primo di un ciclo di incontri organizzati dalla Facoltà di lingue all’interno del progetto Medialab. Il proF Granozzi ha introdotto l’ospite. Sono intervenuti anche Paolo Montalbano, della Fondazione Montalbano, Antonio Rocca e Giovanni Marchese.

Nelle foto due schizzi realizzati dallo stesso Castelli durante l’incontro su un foglio che ha chiesto alla sottoscritta e che ho gelosamente recuperato ala fine dell’incontro.

Leggi l’articolo di Antonio Rocca su Postcontemporanea.it


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