Due nuove caserme, una dei carabinieri e una dei vigili del fuoco, dovrebbero sorgere a Catania. Sull’area individuata, però, otto associazioni locali hanno già presentato le proprie rimostranze con una lettera inviata all’ufficio Urbanistica del Comune del capoluogo etneo. Argo, Cittàinsieme, Comitato popolare antico corso, Lipu, Osservatorio per le politiche urbane e territoriali, Sunia, Volerelaluna […]
Due nuove caserme da costruire a Catania: «L’area scelta non è adeguata»
Due nuove caserme, una dei carabinieri e una dei vigili del fuoco, dovrebbero sorgere a Catania. Sull’area individuata, però, otto associazioni locali hanno già presentato le proprie rimostranze con una lettera inviata all’ufficio Urbanistica del Comune del capoluogo etneo. Argo, Cittàinsieme, Comitato popolare antico corso, Lipu, Osservatorio per le politiche urbane e territoriali, Sunia, Volerelaluna e Wwf Sicilia orientale hanno anche già proposto un’alternativa come spazio per la costruzione delle due caserme a Catania.
L’area indicata per le due nuove caserme a Catania

L’area indicata nella determina dirigenziale del 21 ottobre del 2025 di Individuazione preliminare per le nuove caserme dei carabinieri e dei vigili del fuoco è destinata dal Piano regolatore generale (Prg) a verde agricolo e zona L. Si tratta di un’area compresa fra via Felice Fontana e il confine con Misterbianco, a ovest della Cittadella dello Sport. «A riconoscimento del suo valore ambientale e paesaggistico – mettono nero su bianco le associazioni etnea – parte di questa area è soggetta a vincolo paesaggistico con livello di tutela 3. Ed è, quindi – sottolineano – non modificabile da alcun manufatto». Il vincolo, infatti, è stato apposto dalla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Catania.
Il valore paesaggistico dell’area

In realtà, proprio la parte di terreno su cui dovrebbero sorgere le caserme, non è vincolata. «Anche perché – spiegano le realtà nella lettera – parzialmente alterata rispetto allo stato iniziale. In conseguenza – lamentano – del mancato controllo da parte del Comune che ne è proprietario». Un’area che, comunque, «conserva un valore paesaggistico ed è strategicamente importante nella infrastrutturazione verde della città, tanto da essere compresa nel parco urbano proposto dalla Consulta per il Verde». Si tratta, inoltre, di un luogo che per la presenza delle lave del 1669, «può fare parte – aggiungono – del Parco della Colata Lavica del 1669. Che attraverserebbe la città connotandola di un carattere unico, rappresentando un opportuno complemento del museo dell’Etna in corso di realizzazione all’ex ospedale Vittorio Emanuele».
Il problema del traffico

Stando all’analisi delle associazioni locali, inoltre, la porzione di area destinata alle due nuove caserme a Catania «ha una localizzazione problematica dal punto di vista viario per il suo gravare sulla Circonvallazione, soggetta a un traffico sempre molto intenso e spesso bloccato da code e ingorghi. Peraltro – aggiungono – l’eventualità di una adeguata sistemazione (ove mai possibile) della viabilità a nord dell’area prospettata che non renda necessario l’uso della circonvallazione (e che deve coinvolgere anche il comune di Misterbianco), dovrebbe essere realizzata in uno con la caserma dei vigili del fuoco. E non demandata alla ricerca futura di adeguati finanziamenti».
La proposta alternativa a Librino

Sono queste le motivazioni principali che hanno portato le otto associazioni catanesi a ritenere che «l’area scelta non appare urbanisticamente idonea allo scopo. La sua edificazione costituirebbe un danno ambientale. Ma non solo – si legge ancora nel documento presentato al Comune -. Rallentamenti e ritardi potrebbero compromettere l’efficacia degli interventi, soprattutto dei vigili del fuoco e dei carabinieri». Non solo osservazioni, le realtà locali hanno anche avanzato all’ente etneo una proposta alternativa. Ovvero di destinare alle due nuove caserme di Catania una parte dell’area di Librino anch’essa di proprietà comunale. «Il suo utilizzo per gli scopi proposti, essendo destinata dal Piano di Zona a centro direzionale – sottolineano – non comporterebbe la necessità della variante urbanistica».
Le richieste delle associazioni

Come fanno presente le associazioni, quest’area si trova «in prossimità della costruenda stazione della metropolitana ed è ben collegata al vicino asse attrezzato, che garantisce un veloce ingresso sia all’interno della città sia al suo hinterland». Una localizzazione che, peraltro, risponderebbe anche alla necessità di arricchire la dotazione di servizi del quartiere periferico di Librino. «Qualora fossero riscontrati insormontabili motivi ostativi alla proposta – continuano – chiediamo che sia individuata un’area bel collegata con la viabilità attuale e non caratterizzata dalla presenza di colate laviche né da valori naturalistici, paesaggistici e testimoniali». In ultimo, le realtà locali chiedono anche che le «norme di attuazione relative all’eventuale variante prescrivano il rispetto dell’invarianza idraulica e la minore occupazione di suolo possibile. E – concludono – che la maggior parte dell’area non edificata sia lasciata impermeabile e sia piantumata con opportune essenze».