Due anni fa l’occupazione del teatro Coppola I princìpi: assemblea e rifiuto delle autorità

Era la mattina del 16 dicembre di due anni fa quando un gruppo di artisti – attori, fotografi, lavoratori del mondo dello spettacolo – occuparono il primo teatro pubblico di Catania, il teatro Coppola in via Vecchio Bastione. Uno spazio fondato nel 1821 e a lungo meta degli amanti dell’arte catanesi. Distrutto durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, da quel momento è stato oggetto di interventi a intermittenza per poi essere lasciato in disuso per lunghi anni. Fino al 2011, appunto, quando il collettivo etneo ne ha ripreso possesso, improvvisandosi manovali e trasformando la struttura in un centro culturale attivo nel quartiere e non solo.

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Il video realizzato subito dopo l’occupazione.

Dopo due anni sembra quasi difficile fare un bilancio, «non abbiamo stilato un programma, non rispettiamo mai niente – afferma con una risata Cesare Basile, uno dei principali animatori dello spazio – ma poco a poco abbiamo capito cosa volevamo». Due i principi cardine sui quali l’azione del collettivo si muove e che sono stati raggiunti: «Un’assemblea paritaria, totalmente orizzontale, aperta a tutti e sempre pronta a mettersi in gioco e in discussione anche con l’ultimo venuto». E poi c’è il rapporto con le istituzioni. Anzi, la scelta di non averne uno: «Abbiamo deciso che non avremmo mai avuto alcun riferimento con le autorità, rispondiamo solo ai cittadini».

In questo periodo il dialogo con il Comune è esistito solo sulla carta. Quella delle lettere inviate agli artisti per chiedere i documenti attestanti la proprietà oppure i certificati di locazione; richieste decisamente incomprensibili, dato che si tratta di un bene occupato. Nessun tentativo da parte dei dirigenti di palazzo degli Elefanti di cercare un confronto, «hanno solo mandato delle carte bollate», racconta Basile. Il cantautore sottolinea come «un’autogestione è una maniera nuova di porsi con la politica». E l’eventualità di uno sgombero è sempre dietro l’angolo. «È messa in conto», afferma con tranquillità. «Nel caso in cui avvenisse, l’affronteremo». Una serenità che scaturisce anche dalla certezza che «dovrebbero essere poi loro – le autorità – a preoccuparsi, perché dovranno dare delle risposte alla città».

Per festeggiare l’anniversario, ieri sera il teatro ha messo in scena uno spettacolo d’arte varia a suon di liscio curato dall’Orchestrina di molto agevole diretta da Enrico Gabrielli. Prossimo obiettivo è «incentivare la forza laboratoriale», sostiene Cesare Basile. Un luogo nel quale fare sperimentazione sia in campo artistico, «ma anche politico». «Trasformarlo sempre più in un luogo di formazione».


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Il 16 dicembre 2011 un gruppo di artisti s'insediò nell'edificio di via Vecchio Bastione, trasformandosi in manovali e rendendo accessibile l'antica struttura rimasta per lungo tempo chiusa. Un lavoro che continua anche oggi, nonostante il rischio di sgombero sempre dietro l'angolo, ma scegliendo di rispondere solo ai cittadini. Prossimo obiettivo, «trasformarlo sempre più in un luogo di formazione»

Il 16 dicembre 2011 un gruppo di artisti s'insediò nell'edificio di via Vecchio Bastione, trasformandosi in manovali e rendendo accessibile l'antica struttura rimasta per lungo tempo chiusa. Un lavoro che continua anche oggi, nonostante il rischio di sgombero sempre dietro l'angolo, ma scegliendo di rispondere solo ai cittadini. Prossimo obiettivo, «trasformarlo sempre più in un luogo di formazione»

Il 16 dicembre 2011 un gruppo di artisti s'insediò nell'edificio di via Vecchio Bastione, trasformandosi in manovali e rendendo accessibile l'antica struttura rimasta per lungo tempo chiusa. Un lavoro che continua anche oggi, nonostante il rischio di sgombero sempre dietro l'angolo, ma scegliendo di rispondere solo ai cittadini. Prossimo obiettivo, «trasformarlo sempre più in un luogo di formazione»

Il 16 dicembre 2011 un gruppo di artisti s'insediò nell'edificio di via Vecchio Bastione, trasformandosi in manovali e rendendo accessibile l'antica struttura rimasta per lungo tempo chiusa. Un lavoro che continua anche oggi, nonostante il rischio di sgombero sempre dietro l'angolo, ma scegliendo di rispondere solo ai cittadini. Prossimo obiettivo, «trasformarlo sempre più in un luogo di formazione»

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