Dopo aver ‘spremuto’ e inquinato Gela l’Eni lascia la Sicilia: e la politica che fa?

DOPO L’ABBANDONO DI TERMINI IMERESE DA PARTE DELLA FIAT, UN ALTRO COLOSSO DI STATO ABBANDONA LA NOSTRA ISOLA DOPO AVERLA ‘SPOLPATA’ A DOVERE. SE NON COSTRUIREMO UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE SIAMO DESTINATI A SOCCOMBERE

da Alfio Di Costa
animatore del Movimento “Insieme si Può.. Cambiamo la Politica Siciliana…Cambiamo la Sicilia”
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Amiche ed Amici, il nostro Movimento “Insieme si Può.. Cambiamo la Politica Siciliana…Cambiamo la Sicilia” sta cercando con grande difficoltà di sensibilizzare il popolo di Sicilia per cercare di risvegliare le coscienze in questo momento di grave crisi. Noi siamo e saremo sempre per la tutela dei più deboli, per la tutela di chi soffre, delle famiglie che non arrivano a metà mese, dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati.

Ora siamo in piena emergenza disoccupazione e siamo di fronte ad un altro gesto assurdo da parte dell’Eni. Io mi domando: come possiamo rimanere insensibili al grido di Dolore che proviene da Gela? Come possiamo lasciar passare sotto silenzio questo gesto di disprezzo verso i lavoratori Siciliani? Credo sia giusto ricordare un po’ di quanto è accaduto.

Erano gli inizi degli anni ‘60 e l’allora Presidente dell’Eni, Enrico Mattei, proponeva alla Sicilia una strada per lo sviluppo dicendo “ …la ricchezza deve restare in Sicilia, i Siciliani non dovranno più emigrare..”.

L’Eni cominciò a fare i primi investimenti in Sicilia approdando a Gela, cittadina posta nella zona sud orientale dell’Isola la cui economia era prevalentemente agricola. Tali investimenti diedero occupazione a tantissime persone che abbandonarono la terra per lo “stipendio fisso”, spesso come manovalanza, ciò in considerazione che i tecnici venivano dal Nord, tuttavia ignari di ciò che questo sviluppo gli aveva destinato.

Infatti venne costruita una delle più grandi raffinerie d’Italia con le conseguenze ambientali del caso: una zona bellissima sotto il profilo paesaggistico e turistico venne alterata per sempre, in cambio solo di un diritto sancito dalla Costituzione: “Il LAVORO”.

Il tutto senza che i siciliani ne traessero alcun vantaggio in cambio, neppure una minima, riduzione del prezzo dei carburanti o altro che poteva creare sviluppo negli anni futuri.

Oggi arriva la resa dei conti come dire: “Non ci serve più” l’ambiente è stato contaminato, l’aria è stata inquinata le malformazione sui nascituri sono arrivate e, pertanto, si può disarmare tutto e procedere ai licenziamenti, senza alcuna possibilità di riprendere l’economia iniziale in quanto i terreni e le relative falde sono stati irrimediabilmente inquinati.

Infatti i poli petrolchimici siciliani, quindi non solo Gela, ma anche Priolo e Milazzo sono stati definiti inadeguati dall’Organizzazione mondiale della sanità dopo più di 50 anni di attività quando il danno era ed è fatto, creando anche in Sicilia una “terra dei fuochi”.

In tutto ciò cosa ha fatto la politica? Nulla! Mentre la politica nazionale si è preoccupata di aumentare le accise sui carburanti determinando una contrazione della richiesta, la Regione non ha mosso un dito, con totale spregio dello Statuto Speciale che ci permette di legiferare anche in campo fiscale.

Gela non è il primo episodio del genere, ma solo l’ultimo in ordine di tempo. Nel Palermitano, a Termini Imerese, la Regione Sicilia ha elargito negli anni ’60 e ’70 del secolo passato tanti miliardi di lire per indurre la Fiat ad aprire uno stabilimento. Poi quando la Regione non ha più potuto foraggiare la Fiat il sig. Marchionne ha chiuso: ovviamente, senza fondi pubblici era diventata antieconomica, facendo macelleria sociale fra i dipendenti e per quanti operano nell’indotto.

Oggi ci ritroviamo senza politica, senza lavoro e con l’inquinamento dei territori. Ma sono proprio queste le risorse dell’Isola? Decisamente no, queste sono le più appetitose per coloro che non abitano l’Isola e portano solo nocumento ai cittadini siciliani che, in ogni caso, lasciano insensibile di tali problemi la politica nazionale e regionale che tace.

Potremmo usare una frase che nel 1982 l’allora Arcivescovo di Palermo, Cardinale Salvatore Pappalardo pronunciò in una triste occasione: “Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata”. Bene, questa, oggi, è la medesima condizione.

Abbiamo bisogno di una Politica che non Umili le famiglie, che garantisca il Diritto alla Salute, il Diritto al Lavoro, il Diritto allo Studio, il Diritto ad una Giustizia Giusta. Oggi la Politica è assente nel panorama Italiano e Siciliano. La Società è cambiata e questi Partiti non ci rappresentano più. Aggreghiamoci e fondiamo nuovi Movimenti e nuovi Partiti dove poter fare Politica. Mandiamo a casa i Professionisti della Politica, mandiamo a casa i Corrotti, mandiamo a casa gli incapaci. #InsiemesiPuò

Foto tratta da cronopolitica.it

 

 


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