Quasi tutti promossi a pieni voti i dirigenti generali della Regione Siciliana nel 2025. Ma dietro queste pagelle con una pioggia di valutazioni positive, target raggiunti e una situazione di apparente eccellenza burocratica emergono ritardi, obiettivi mancati e criticità – anche croniche – in settori strategici come sanità, energia, fondi europei e politiche sociali. Il […]
Dirigenti promossi ma la Sicilia resta in affanno: i flop nascosti nelle pagelle della Regione
Quasi tutti promossi a pieni voti i dirigenti generali della Regione Siciliana nel 2025. Ma dietro queste pagelle con una pioggia di valutazioni positive, target raggiunti e una situazione di apparente eccellenza burocratica emergono ritardi, obiettivi mancati e criticità – anche croniche – in settori strategici come sanità, energia, fondi europei e politiche sociali.
Il quadro normativo e il ruolo dell’OIV
L’attore principale di questo processo di verifica è l’Organismo indipendente di valutazione della Performance, comunemente indicato con l’acronimo OIV. Nella Regione Siciliana, l’organismo operante per le valutazioni dell’anno 2025 risulta composto dal presidente Lucantonio Cataliotti Del Grano e dai componenti Simone Nanfa e Maria Bannò. Il compito non è quello di giudicare l’operato politico, bensì di monitorare e validare in modo neutrale il grado di raggiungimento degli obiettivi gestionali, sia generali sia specifici, assegnati all’inizio dell’anno finanziario a ciascun dipartimento tramite le direttive presidenziali o assessoriali.
Il paradosso del cento per cento diffuso deriva spesso dalla modalità con cui gli obiettivi vengono formulati. Se i target inseriti nei piani della performance sono declinati in adempimenti puramente formali o burocratici, come l’adozione di un decreto entro una certa data o la mera convocazione di un tavolo tecnico, il dirigente che compie l’atto ottiene il massimo punteggio. Questo sistema rischia tuttavia di slegare la valutazione individuale dall’effettivo impatto che l’azione amministrativa produce sulla vita dei cittadini e sullo sviluppo economico.
I casi specifici dei flop e le criticità nei dipartimenti
Sebbene la tendenza generale registrata dall’OIV veda una foresta di dirigenti promossi a pieni voti, l’analisi di dettaglio mostra alcune vistose eccezioni e specifici fallimenti in settori strategici della macchina regionale.
Un primo dato rilevante riguarda il dipartimento della Pianificazione Strategica, un ramo chiave dell’assessorato alla Salute, a lungo guidato dal manager esterno Salvatore Iacolino, la cui parabola si è conclusa a seguito di tensioni politiche e vicende giudiziarie. Nonostante il conseguimento di valutazioni ottimali su diversi target i valutatori dell’OIV hanno registrato un clamoroso punteggio pari a zero su un obiettivo fondamentale: il rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi di maggior rilievo per lo sviluppo e la crescita della Sicilia.
Dinamiche analoghe e tensioni incrociate si sono verificate al dipartimento dei Beni Culturali, un tempo guidato da Mario La Rocca. Nel bilancio delle performance, La Rocca ha riportato uno zero specifico relativo alla creazione di reti tra soggetti pubblici e privati e alla predisposizione di servizi mirati a una migliore fruizione dei luoghi della cultura e dei musei. La difesa del dirigente si è concentrata sui ritardi ascrivibili alla Centrale unica di committenza regionale per l’espletamento delle gare, ma l’OIV ha mantenuto fermo il giudizio negativo, evidenziando inoltre un parziale raggiungimento, pari a circa il sessantasei per cento, sui target legati all’organizzazione degli eventi museali.
Un altro settore critico emerso dalle relazioni è l’Ufficio speciale per le liquidazioni, una struttura delicata deputata alla chiusura delle pendenze economiche degli enti regionali soppressi o in crisi. Sotto la guida prevalente della dirigente Dora Di Piazza, e in minima parte di Vitalba Vaccaro, prima del successivo avvicendamento con Marcello Giacone, l’ufficio ha mancato l’obiettivo relativo alla chiusura dei contenziosi storici della società Multiservizi Sps e alla liquidazione di storici organismi regionali quali gli undici Consorzi di Ripopolamento Ittico e l’Ente Minerario Siciliano. Anche in questo caso è scattato lo zero in pagella.
La spesa dei fondi comunitari e il Pnrr: il nodo energia e famiglia
I ritardi più allarmanti si registrano tuttavia nei dipartimenti responsabili della gestione dei fondi extra-regionali, con particolare riferimento ai fondi europei e alle risorse del Pnrr.
Nel dipartimento dell’Energia, la cui gestione nel 2025 è stata prevalentemente in capo al dirigente generale Carmelo Burgio, prima delle sue dimissioni e del subentro di Carmelo Frittitta, l’OIV ha fotografato una situazione drammatica sulla capacità di spesa dei fondi del Pnrr: la percentuale di raggiungimento del target si è fermata ad appena il tre per cento. Lo stesso dipartimento ha mostrato forti rallentamenti nell’attuazione del Piano Ambientale Energetico Regionale, il Pears, fermo a un parziale sessantaquattro per cento. Nonostante questi vistosi stop sui capitoli finanziari più pesanti, la presenza di altri obiettivi minori e formali ha consentito al computo globale della performance di non crollare, confermando il paradosso della media matematica nelle valutazioni pubbliche.
Situazione speculare è visibile all’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, l’organismo deputato alla pianificazione e alla tutela delle risorse idriche. Nel periodo esaminato, sotto la guida di Leonardo Santoro prima del passaggio di consegne a Frittitta, l’autorità non è riuscita a rispettare i termini di chiusura dei procedimenti amministrativi correnti, registrando un punteggio di settanta su cento, ben lontano dalla perfezione sbandierata altrove.
Infine, il dipartimento della Famiglia e delle Politiche Sociali, diretto da Maria Letizia Di Liberti in sinergia con l’azione dell’assessora Nuccia Albano, ha fatto registrare un pesante fallimento nell’attuazione del Programma Nazionale per la Garanzia Occupabilità dei Lavoratori, comunemente noto come progetto Gol. Questo intervento, finanziato nell’ambito del PNRR e finalizzato alla riqualificazione professionale e all’inserimento dei disoccupati nel mercato del lavoro, ha visto un livello di spesa e di attuazione talmente basso da essere definito dagli analisti come un vero e proprio fallimento operativo, a fronte di una platea di potenziali beneficiari tra le più alte d’Europa. È il paradosso di una macchina amministrativa che sulla carta raggiunge quasi sempre gli obiettivi prefissati, mentre sul territorio continuano a pesare ritardi e inefficienze.