De Luca tra la lotta ai poteri forti e il contratto per Messina «Centrodestra pieno di riciclati, ho rifiutato soldi delle lobby»

Dopo Accorinti, Messina sceglie di nuovo un uomo fuori dagli schemi. Profondamente diverso dal sindaco pacifista, il nuovo primo cittadino Cateno De Luca si pone però in continuità col messaggio di rottura del suo predecessore. 

Sindaco, perché per due volte una città come Messina, storicamente condizionata da blocchi di potere importanti, sceglie personaggi assolutamente fuori dagli schemi?
«Perché è stanca di subire il governo delle solite famiglie e consorterie. E allora fa scelte di rottura. Purtroppo la rivoluzione di Accorinti è stata votata, ma poi non c’è stata la capacità di trasformarla in atti amministrativi quotidiani, sta qui il fallimento di Accorinti».

Perché la sua rivoluzione dovrebbe avere un esito diverso?
«Per la competenza. È questo il messaggio forte a cui i messinesi hanno dato fiducia. De luca il sindaco lo sa fare perché lo ha già fatto e ha conseguito risultati brillanti dove ha amministrato. È bastato fare forza sui dati di Santa Teresa di Riva (il Comune in cui De Luca è stato sindaco fino al 2017 ndr): differenziata al 76 per cento, bandiera blu, il contesto urbano caratterizzato da indici di vivibilità elevati. De luca è il nuovo garantito, nuovo perché non ha a che fare col sistema politico cittadino, garantito perché ha esperienza».

Tanto nuovo forse non è, visto che è al suo quarto mandato da deputato regionale e il primo risale al 2006 con il Movimento per l’autonomia.
«Io sono un democristiano non pentito, l’Mpa ha un merito: aver avanzato per primo una proposta territoriale e non ideologica. Io l’ho portata avanti con il movimento Sicilia vera dal 2007. Da allora non ho mai avuto tessere di partito, ho lavorato solo a temi di territorio, e non di colore politico. Così sono riuscuto a interloquire con mondi anche di estrema destra e sinistra».

Perché non si riconosce più nel centrodestra siciliano?
«Perché è pieno di riciclati, ma la stessa cosa è nel centrosinistra. Non mi ritrovo più in questi schemi. Ho capito che la classe politica messinese non riusciva a proporre qualcosa di nuovo, di alternativo, e la gente è stanca di farsi rappresentare da persone che apparentemente si richiamano alla società civile, ma poi in maniera plateale rispondono alle solite lobby e ai soliti contesti».

Lei parla spesso dei poteri forti di Messina e ha accusato il suo rivale Bramanti di averli dalla sua parte. Poi ha vinto col 65 per cento delle preferenze. È possibile in questa città raggiungere questi livelli senza avere con sé questi poteri forti?
«Certamente sì, io ho posto la questione della città asservita ai traghetti privati, con una privatizzazione dei ricavi e una socializzazione dei costi. Abbiamo fatto nomi e cognomi, dato numeri e cifre. Abbiamo posto il tema dell’autorevolezza di un sindaco di fronte a certi temi: ad esempio io ho rifiutato i finanziamenti dei poteri forti, ho detto no perché non voglio avere condizionamenti nel momento in cui mi confronterò con loro, come è logico, perché in una città così complessa un sindaco deve interloquire con tutti, meno che con mafiosi e delinquenti».

Da chi ha rifiutato finanziamenti?
«Abbiamo avuto una richiesta legittima, che risponde alle norme di legge, da parte della famiglia Franza, quando sono stato convocato ho detto no grazie. Gli altri non lo so».

Molti la ricordano per i suoi show sopra le righe, per la zampogna o per la comparsata in mutande all’Ars. Perché si serve di questi gesti?
«Io sono un istrionico, certe volte andare fuori dalle righe è indispensabile. C’è molta distrazione e spesso alcuni argomenti importanti non riesci a farli percepire con la comunicazione ordinaria. Rifarei tutto perché alcuni atti hanno scatenato delle reazioni, sono stati strumento per far uscire certi messaggi fuori dai palazzi. Se certi delitti politici che si consumano nei palazzi non escono all’esterno, sei doppiamente perdente: perché hai perso una partita importante per un’azione non corretta di altri, e poi perché il mondo non ha saputo del delitto consumato a tuo danno».

Si aspetta di sapere se verrà rinviato a giudizio per evasione fiscale. Che farà in quel caso?
«Sulla presunta evasione intanto è stato annullato nel merito il provvedimento di arresto nei miei confronti a distanza di 15 giorni. Nei prossimi giorni ci sarà l’udienza preliminare per capire se questa storia si chiuderà lì o se servirà un processo per chiarire alcuni aspetti che meritano un approfondimento. Io non fuggo mai dai processi, quindi se verrò rinviato a giudizio lo affronterò. In ogni caso si tratta di presunti reati che nulla hanno a che vedere con la pubblica amministrazione». 

Come farà a governare senza neanche un consigliere di maggioranza?
«Con un contratto per Messina, che non è altro che dividere l’azione di governo in fasi. Ci sono 17-18 consiglieri, di tutti gli schieramenti, che hanno dato la disponibilità a firmare il contratto. Ognuno rimarrà nel partito di appartenenza perché non ho alcuna intenzione di politicizzare l’operazione, né di dialogare coi partiti, parlerò solo coi singoli consiglieri. A me interessa una cordata per governare».

Tutte le volte che si è presentato a un’elezione ha vinto, a eccezione di quella per il presidente della Regione e del caso di Santa Teresa di Riva, quando ha corso volutamente per perdere.
«La cosa importante è calibrare la campagna elettorale sui competitors e sui mezzi che non abbiamo. È stata una campagna a mani nude, entrando in contesti urbani segnati da processi in corso e una compravendita di voti molto forte; contesti di trincea in cui siamo entrati con semplicità, tenendo anche il distacco del caso, ma dove siamo riusciti a farci percepire. Faccio sempre incontri all’aperto, nelle piazze, nelle ville, o ci sono dieci persone o 50 non cambia nulla. All’inizio abbiamo lavorato anche con un amplificatore a tracolla. Ho fatto cinque volte il giro della città, dei 50 tra villaggi e quartieri, e in microzone dove ci veniva richiesto. Questo ha creato un’azione virale, un passaparola che ha portato a una partecipazione che ha trasformato tanti in attivisti».


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