Ormai la mia lingua si svuota. Svuotandosi, delle parole rimane ben poco, timidi simboli, pieni di pretese. Vivo di sottrazioni, di economia di relazioni, ma in passato qui si coltivava il culto della parola, e la definizione di un oggetto, a esempio, era forte di un elemento di cui la maggioranza delle lingue era priva: la precisione del concetto. Lo scambio umano si fondava unicamente su questo, tanto più la sua ricchezza aveva il valore della valuta. Sono, però, nel tempo degli annullamenti, compreso quello della scelta. A questo mi riduce la modernità, a subire diete sempre più rigide. Non ho mai avuto in progetto la povertà, eppure, digiunando, mi impoverisco anche di quegli etti preziosi.