Mafia e corruzione, indagato l’ex parlamentare e dirigente regionale Salvatore Iacolino

Concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’avere favorito Cosa nostra: sono queste le accuse che la procura di Palermo contesta a Salvatore Iacolino. Il manager regionale agrigentino che recentemente aveva ottenuto il via libera come direttore generale del Policlinico di Messina. In passato Iacolino è stato parlamentare europeo del Pdl oltre a ricoprire svariati incarichi nel mondo della Sanità siciliana. Da quello di direttore generale dell’azienda sanitaria 6 di Palermo a quello di direttore amministrativo dell’azienda sanitaria 1 di Agrigento. Vicino politicamente al presidente della Regione, Renato Schifani, Iacolino prima della nomina a Messina, ha ricoperto il ruolo di dirigente della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, un incarico che aveva causato una spaccatura all’interno della giunta siciliana nell’ottobre 2025.

Nell’ambito dell’inchiesta è stato arrestato il dirigente regionale Giancarlo Teresi e il boss di Favara Carmelo Vetro. Il boss avrebbe pagato al dirigente alcune tangenti per aggiudicarsi lavori al porto di Marinella di Selinunte e al porto di Donnalucata. Oltre ai due arrestati sono indagati a piede libero, anche loro per corruzione, il cognato di Vetro, Antonio Lombardo, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e l’imprenditore Giovanni Aveni.

Per la procura Iacolino era a disposizione del boss di Favara

Dagli approfondimenti sulla presunta corruzione collegata agli appalti assegnati dalla Regione l’indagine si è allargata a Salvatore Iacolino. Gli inquirenti avrebbero accertato stretti legami tra Vetro, esponente della famiglia mafiosa di Favara e il manager. Vetro, figlio di un capomafia, avrebbe nel tempo messo a frutto anche importanti relazioni derivanti dalla sua appartenenza alla massoneria. Secondo i magistrati, che hanno disposto perquisizioni nelle case dell’indagato, Iacolino sarebbe stato a totale disposizione del boss suo compaesano assicurando prospettive imprenditoriali alla società a lui riconducibile, l’ANSA Ambiente.

Il manager, in cambio, avrebbe segnalato al mafioso persone che aveva interesse a fare assumere in una società che operava nel Messinese e in un caso avrebbe messo il boss in contatto con altri esponenti politici, come la vicepresidente dell’Antimafia regionale Bernadette Grasso. Vetro in sostanza avrebbe sfruttato sistematicamente il compaesano per instaurare e consolidare rapporti con figure apicali dell’amministrazione regionale, nel settore dei lavori pubblici e della Sanità.

Tra le vicende sospette indicate dai magistrati ci sono la procedura per l’accreditamento regionale per prestazioni sanitarie della società ARCOBALENO s.r.l. riconducibile a Giovanni Aveni, imprenditore in affari con il boss favarese e da questi segnalato al manager e la revoca dell’accreditamento regionale sempre nel settore sanitario alla ANFILD ONLUS di Messina che era di un concorrente di Vetro. Iacolino, oltre a rendersi disponibile a interessarsi per gli adempimenti amministrativi di competenza del suo ufficio, avrebbe sollecitato più volte i direttori generale e amministrativo dell’Asp di Messina e creato un canale diretto riservato tra questi, Vetro e Aveni.


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