Un mosaico frutto del gioco di dialoghi, confronti e contrappunti: l’universo futuribile e metamorfico di Di Piazza, che ricorda Bosch, le periferie e i realistici frame quotidiani di Di Marco, poeta della luce piena, gli inquieti e fantastici scenari urbani di De Grandi e la divagante affabulazione figurale imbastita da Bazan