La storia vergognosa, film indie sui migranti siciliani «Migliaia di persone che hanno svuotato interi paesi»

La storia dell’uomo è costellata di episodi da considerare vergognosi, ma ciò che è ancora più vergognoso è che non tutti i fatti degni di nota vengono ricordati o conosciuti come si dovrebbe. La giornalista catanese Nella Condorelli, già regista di 1893: L’inchiesta nel 2014, ha deciso di riportare alla luce una di quelle tante parti dimenticate di storia, legate soprattutto alla Sicilia. È La storia vergognosa, un documentario storico-sociale incentrato sulla prima grande ondata migratoria italiana (e soprattutto siciliana) verso l’America nei primi del ‘900. La pellicola è attualmente in fase di premontaggio, e l’uscita è prevista per agosto 2018.

«Negli anni scorsi, attraverso le ricerche e gli studi che ho svolto, ho scoperto una Sicilia che non viene raccontata, ed è quella che io amo definire  la Sicilia degli uomini e delle donne che non stanno a testa china», così Nella Condorelli spiega come nasce il suo progetto e di come sia rimasta colpita dalle notizie e dai fatti che ha riportato alla luce. «Ho ritrovato una Sicilia che mi ha commossa ed eccitata, perché normalmente le informazioni legate a questa terra riportano quasi esclusivamente fatti negativi, di cui l’intera popolazione è artefice, trascurando invece quei fatti che mettono in luce il contrario, cioè un protagonismo positivo, che però fa sempre meno notizia».

Ma una volta aperto il vaso di Pandora, non è facile richiuderlo senza curiosarci dentro. Ed è così che la regista, passando da un documentario all’altro, ha iniziato ad affrontare tematiche sempre più intriganti e prospettive nuove di quella storia di cui, a tutt’oggi, troppo poco si conosce. «Mentre lavoravo anni addietro a un altro film, quello incentrato sui fasci siciliani dei lavoratori, ho scoperto che quello che verrà poi considerato il più importante movimento di lavoratori contro lo sfruttamento d’Europa, dopo la Comune di Parigi, coinvolgeva oltre 300mila persone, tra contadini, minatori e artigiani dell’Isola, di cui negli anni successivi non si aveva più notizia».

Proprio per cercare le tracce del loro futuro, continuando ad indagare sulla scia del movimento, Nella Condorelli si è imbattuta nella grande emigrazione italiana verso i paesi d’oltreoceano nei primi del ‘900, ad opera di milioni di italiani e soprattutto di siciliani. Anche la coprotagonista del film La storia vergognosa, Fiorella Migliore, è discendente diretta di una famiglia che prese parte a quella emigrazione e sentiva il bisogno di scoprire le proprie radici e cosa ci sia dietro quell’etichetta di italo-americana che le viene attribuita. «Partendo dalla ricerca, fondamentale per realizzare qualsiasi documentario storico, mi sono trovata coinvolta in una vera e propria centrifuga di informazioni – continua la regista – dalla quale è venuto fuori il soggetto di un film che definisco corale, in quanto non si raccontano vicende individuali ma si cerca di raccontare chi fossero questi milioni di persone, che hanno svuotato interi paesi». Emblematico, aggiunge la cronista, è il caso di Vizzini «dove esistevano dei conciaioli tra i migliori d’Italia, che a causa della crisi economico-politica del periodo emigrarono in Australia, dove fondarono quelle che al giorno d’oggi sono le più importanti imprese per la concia delle pelli. A Vizzini non ricordano nemmeno che questo settore fosse così importante e produttivo nel proprio territorio».

Nel cast, oltre alle due donne protagoniste, Enrica Rosso e Fiorella Migliore, compare anche il catanese Leo Gullotta, che legge e interpreta due testimonianze e due lettere scritte nel 1911 da alcuni siciliani emigrati rivolte ai familiari rimasti in Italia. Il progetto de La storia vergognosa è sostenuto da numerosi enti e associazioni e anche da un crowd funding, che, come ci tiene a sottolineare la giornalista, «vuole essere una forma di azionariato al basso». Cioè «uno strumento per coinvolgere il nostro potenziale pubblico nella lavorazione del film fin dall’inizio, soprattutto visto l’enorme materiale raccolto che racconta ai siciliani la loro storia – conclude la regista – Da una parte come modo per avvicinare la gente a una storia così articolata che ci coinvolge tutti, dall’altra raccontare come si fa un film: scoprire un’industria, composta da tanti mestieri belli e interessanti, che ha una grande responsabilità. Quella non solo di raccontare i fatti ma, ancora di più nei film di genere storico, quella di trasmettere la voglia di approfondirli»


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