Coronavirus, il carcere all’indomani della rivolta Quadri elettrici rotti e pezzi di tavoli come bastoni

Quadri elettrici danneggiati, neon in frantumi, cancelli divelti, mobili e suppellettili distrutti. Un’intera sezione devastata: la Mediterraneo. Rientrata la protesta, all’interno del carcere Pietro Cerulli oggi si contano i danni. Ieri sera l’intera sezione è rimasta al buio, per questo è stato necessario l’intervento della Protezione Civile che ha messo a disposizione un faro per illuminare l’ala di media sicurezza riservata ai detenuti per reati comuni. 

Sull’onda del timore di eventuali contagi da coronavirus e le restrizioni ai colloqui dovuti all’emergenza che si vanno ad aggiungere ai problemi di sovraffollamento, il penitenziario è diventato ieri teatro di tafferugli e rivolte. Piedi di tavolini trasformati in mazze, materassi e lenzuola dati alle fiamme

Così, dopo aver preso possesso della sezione, la rivolta si è spostata sul tetto dove sono stati danneggiati i pannelli dell’impianto fotovoltaico. Gli slogan inneggianti all’indulto e alla libertà hanno scandito l’intero pomeriggio mentre dall’interno della struttura riecheggiava il rumore degli oggetti battuti sulle sbarre. 

L’intera zona è stata interdetta alla circolazione. Sono intervenute le volanti della polizia, i carabinieri, la guardia di finanza e gli agenti in tenuta antisommossa. Ad appoggiare la protesta, parenti e amici dei detenuti che si sono radunati all’esterno della casa circondariale. Sassaiole e lanci di uova all’indirizzo degli agenti presenti. Solo dopo diverse ore di trattative e grazie all’intervento del comandante della polizia penitenziaria Giuseppe Romano, la direttrice delle carceri Teresa Monachino e il magistrato di sorveglianza, la situazione è tornata alla normalità. Per fortuna non si sono registrati feriti.


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