Mafia, il piano del boss per comprare armi nel Catanese: «Due pistole 850 euro»

«Si deve scendere a Linguaglossa per forza, dobbiamo scendere là fratello». Mario Lucifora non aveva dubbi, per comprare un’arma l’unica soluzione sarebbe stata quella di recarsi nel piccolo paese alle pendici dell’Etna. Un viaggio sulla tratta Adrano-Linguaglossa per recuperare delle pistole, utili per portare a termine il piano che il fratello, il boss Pietro Lucifora, stava architettando. Nella sua mente ci sarebbe stato il desiderio di vendicare la morte del figlio 17enne, accoltellato durante una lite avvenuta a Francofonte, in provincia di Siracusa, il 19 aprile 2025. I dettagli di questa storia sono contenuti nelle carte dell’inchiesta della procura di Catania, che nei giorni scorsi ha fatto scattare diversi fermi ad Adrano. Una storia in cui compaiono anche delle divise da carabiniere da utilizzare durante gli omicidi e degli alibi creati a tavolino, come quello di una falsa amante a Chieti, in Abruzzo. In mezzo c’è la spasmodica ricerca di armi per compiere la strage. Ed è in questo contesto che Mario Lucifora si sarebbe attivato maggiormente, pur essendo sottoposto agli arresti domiciliari, aveva la possibilità di ottenere permessi per recarsi a delle visite mediche. Armi che dovevano essere «personali» perché quella vendetta non doveva essere un piano da inserire nelle dinamiche del clan mafioso degli Scalisi ma un affare di famiglia, dove «il nostro sangue non deve dare spiegazioni a nessuno», ammoniva Pietro Lucifora.

L’idea, bocciata, di prendere una pistola modificata

Il 6 agosto 2025 Mario Lucifora racconta al fratello Pietro di avere trovato un venditore ma per comprare un’arma modificata perfettamente efficiente. «Sono modificate – spiegava in un dialogo intercettato dagli inquirenti – hanno la canna cambiata… però funzionano, sono 8 colpi e non 16 colpi». La descrizione però non convince del tutto il boss Lucifora: «Ma a volte sono quelle giocattolo?». «Se ti sto dicendo che sono modificate – rispondeva Mario Lucifora – sono a salve modificate giuste, che le fanno loro là. Con la canna di alluminio, non sono con la canna di ferro che non riscalda». Una descrizione accurata che il venditore avrebbe fatto durante una video chiamata in cui assicurava il possibile acquirente anche sul perfetto funzionamento dell’arma. «Oggi domani una minchiata che faccio? – insisteva il boss, poco convinto su questa tipologia di pistola – Gli faccio i buchi con il dito? “Ma che stai dicendo”, gli dici. Specialmente per quello che dobbiamo farà là non ci devono essere errori».

A Linguaglossa c’era una persona di massima fiducia

A questo punto ecco che nei dialoghi spunta il riferimento a Linguaglossa. «Allora si deve scendere a Linguaglossa per forza – diceva Mario Lucifora al fratello – dobbiamo scendere là fratello… devo prenotare qualche visita per là». La conversazione tra i due fratelli proseguiva e attraverso altri riferimenti gli investigatori sono convinti come il venditore di armi fosse una persona di massima fiducia, tanto che alcune pistole fossero già state pagate e pronte per il ritiro. «Io scendo con la motocicletta – spiegava Mario Lucifora al fratello – e uno scende con la macchina che mi fa da strada, non si sanno mai le cose delle vita. Perché una volta che scendo là me le salgo tutte e tre, che quelli sono pagate e tutte cose. Capito?». Il vero dubbio era però quello legato alla visita da prenotare così da ottenere il permesso per lasciare i domiciliari. «Ora devo studiare qualche cose – continuava Mario Lucifora – devo vedere per Linguaglossa che visita posso prenotare».

Un venditore a Maniace per comprare un’arma

I piani per comprare un’arma però a un certo punto di questa storia cambiarono. Il 12 agosto 2025, durante l’ennesima conversazione intercettata tra i due fratelli, Mario Lucifora annuncia che si sarebbe dovuto spostare per prendere le pistole: non più a Linguaglossa ma a Maniace, piccolo centro agricolo sui monti Nebrodi. Il viaggio però era fissato per il 15 agosto, giorno festivo in cui difficilmente il pregiudicato avrebbe potuto ottenere un permesso per questioni mediche. Due armi, a quanto pare chiamate macchine, al prezzo di «8 e 50 (ossia 850 euro, ndr) e due pacchi di cartucce… a Maniace». Il piano però alla fine non è stato portato a termine grazie ai fermi eseguiti dalla polizia. Intanto i fari degli investigatori restano accesi anche sul fronte delle armi e sui canali per la fornitura.


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