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«Competenze chimiche» al servizio degli affari: il business del nuovo spaccio a Randazzo

Non serve arrivare in Nuovo Messico per raccontare una scalata criminale nel narcotraffico. E neanche accendere la tv. Basta andare a Randazzo: paese del Catanese dove, proprio come nella serie Breaking Bad, un vuoto di potere diventa terreno fertile per nuovi protagonisti, pronti a trasformare competenze, ambizione e spregiudicatezza in un business illegale. Solo che questa volta non è finzione: è l’inchiesta Game Over a tratteggiare le nuove figure capaci, in poco tempo, di mettere le mani sullo spaccio di droga nel Comune etneo sciolto per mafia dall’inizio del 2024.

Game Over, i dettagli dell’inchiesta sullo spaccio a Randazzo

Del paese al confine tra Etna, Nebrodi e Alcantara si torna ora a parlare proprio per l’operazione Game Over, che vede 17 indagati di cui 14 sottoposti alla misura cautelare in carcere. I nomi cerchiati in rosso dagli inquirenti della procura di Catania sarebbero almeno due: il presunto capo Cristian Sabato e il suo fidato collaboratore Danilo Giovanni Sapiente. Personaggi descritti come disinvolti, a capo di una rete di giovanissimi pusher attratti dai facili guadagni. Un’ascesa, la loro, favorita dal vuoto lasciato da Salvatore Sangani e dall’omonima cosca mafiosa randazzese. L’organizzazione guidata da Sabato avrebbe beneficiato di forniture costanti di varie tipologie di stupefacenti, grazie a un canale aperto con Catania.

Tra i fornitori del gruppo, nelle carte dell’inchiesta, viene più volte menzionato un certo Gaetano Pic: dove Pic, secondo i carabinieri, indicherebbe il quartiere Picanello del capoluogo etneo. Sabato non avrebbe fatto mistero del ruolo assunto, arrivando a dichiarare senza giri di parole: «Io sono del paese e oggi il paese è mio», si legge in un passaggio delle oltre 300 pagine di ordinanza. Una consapevolezza sostenuta anche da una forza economica rilevante, tale da consentirgli di «pagare subito» le forniture. Tra gli elementi di maggiore novità dell’indagine emerge l’introduzione del crack nella piazza di Randazzo. In questo caso, a chilometro zero: ottenuto cucinando la cocaina in loco e aumentando così la resa economica.

Il capo dello spaccio con competenze da chimico

«Io la faccio a crack – diceva Sabato –. Quant’è? Cinquanta grammi? Io faccio 80, mbare». Una «spregiudicata strategia imprenditoriale», fondata non solo su una «profonda conoscenza degli stupefacenti», ma anche su «competenze maturate in ambito chimico». Nel corso dell’attività investigativa, gli inquirenti hanno monitorato diverse basi logistiche per lo smercio della droga: da un’abitazione in contrada Murazzo Rotto, all’ingresso di Randazzo, a una casa in via Brancati, nei pressi di un supermercato, fino a un appartamento nelle case popolari del paese. I clienti? Di ogni tipo, compreso il titolare di un patronato.

Non mancavano gli accorgimenti per eludere i controlli dei carabinieri: dal continuo cambio di schede Sim per evitare intercettazioni, all’utilizzo delle classiche vedette incaricate di segnalare movimenti sospetti o la presenza delle forze dell’ordine. Il gruppo avrebbe persino simulato alcuni trasporti di droga per testare le reazioni degli investigatori. A questi si affiancavano, però, anche i viaggi reali. È il caso della notte del 6 novembre 2022, quando Sabato, accompagnato dall’indagato Stefano Saitta, decide di raggiungere Catania, in particolare la zona di San Berillo Vecchio, per restituire una partita di stupefacente ritenuta di scarsa qualità. A fare da staffetta, secondo l’accusa, l’immancabile Danilo Giovanni Sapiente.


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