Cittadini in corteo per Catania libera dalle mafie Un coordinamento per dire «no» alla corruzione

Non ci sono schieramenti politici o bandiere quando si combatte contro la mafia. Quello che conta è stare insieme per la legalità, unire le forze per raggiungere l’obiettivo comune, svegliare le coscienze della gente e urlare «Fuori la mafia». Anche e soprattutto a Catania. Fuori dai quartieri grazie al lavoro che si può fare nelle scuole, nelle case e nei luoghi di lavoro, fuori dai palazzi e dalla città perché chi paga, alla fine, sono sempre i cittadini. Di questo hanno discusso venerdì 22 gennaio, alla palestra Lupo, i rappresentanti di alcune associazioni, del mondo politico, del volontariato, insieme anche a tanti semplici cittadini, che hanno dato vita al coordinamento Catania libera dalle mafie.

Una riunione per riflettere sulla situazione attuale della città e per organizzare la manifestazione aperta a tutti i cittadini che sabato 30 gennaio partirà alle 17.30 dalla villa Bellini per arrivare fino a piazza Duomo, casa delle istituzioni e del potere cittadino. Per proseguire, forse, fino al porto della città, il primo luogo-simbolo, secondo alcuni, che ha bisogno di essere liberato per far ripartire davvero la città.

Un percorso, questo che ha portato alla nascita del coordinamento, avviato grazie all’iniziativa della redazione de I Siciliani giovani e dell’associazione Gapa. Costruito prima con l’appuntamento del 5 gennaio, in occasione della commemorazione della morte per mano della mafia del giornalista Pippo Fava, poi con una riunione il 18 gennaio e, appunto, ieri. Adesso la strada è tracciata e porterà a un nuovo incontro, l’11 febbraio, sempre alla palestra Lupo alle 18.30, al quale sono invitati tutti i cittadini.

Uno degli obiettivi del gruppo, infatti, è proprio quello di coinvolgere la città nelle iniziative che verranno portate avanti su diversi fronti. Come quello di rendere davvero sempre più libera e plurale l’informazione a Catania, altro obiettivo per il quale si preannunciano una serie di iniziative per contrastare e sradicare ogni forma di monopolio sia nel controllo dei flussi di informazione che nel controllo delle risorse che potrebbero aiutare ad alimentare altre fonti di comunicazione libera, trasparente e alternativa.

Al centro del dibattito di ieri la discussa inaugurazione di uno spazio culturale col titolare della discoteca Empire da parte di sindaco e assessori, e la pubblicazione dell’intercettazione tra l’editore del giornale La Sicilia, Mario Ciancio, e il sindaco Enzo Bianco. Ma si è discusso anche delle carte della commissione regionale antimafia dove, stavolta nero su bianco, due consiglieri comunali e un presidente di circoscrizione sono stati accusati di avere legami con la criminalità organizzata. Una situazione ormai inaccettabile per il coordinamento di forze per cui la manifestazione cittadina «non rappresenta il tentativo di dare il colpo di grazia a un’amministrazione che sta fallendo nel suo operato, ma di sottolineare come il consiglio comunale non abbia preso una posizione netta sulla questione e abbia anzi fatto quadrato attorno a queste persone».

Le denunce fatte negli ultimi anni trovano adesso una legittimazione e per questo si scende in piazza. «Nulla di nuovo – è stato detto durante la riunione – semplicemente è stato messo tutto su carta». Durante l’assemblea non si è scesi nel merito della posizione dei personaggi finiti nell’occhio del ciclone, ma ci si è confrontati soprattutto sulle infiltrazioni mafiose nel sistema imprenditoriale catanese che ormai da anni, grazie anche all’azione della magistratura, sono sotto gli occhi di tutti. Quello che interessa, è stato sottolineato ieri, è il recupero della legalità attraverso le azioni portate avanti insieme, un percorso che possa coinvolgere quanta più gente possibile. La gente di una città rimasta per troppo tempo schiacciata sotto il peso di mafia e collusioni, di silenzi e strategiche compiacenze.


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Un percorso iniziato il 5 gennaio, il giorno dell'anniversario della morte del giornalista Pippo Fava, ucciso da Cosa nostra nel 1984. E continuato nelle settimane. Fino ad arrivare alla riunione di ieri, alla palestra Lupo, per organizzare la manifestazione del prossimo 30 gennaio. Dalla villa Bellini a piazza Duomo

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