«Sono amareggiato perché mi trovo a largo Bordighera e il chiosco dei fratelli Giannitto è chiuso. Mi informo sulla motivazione e vengo a sapere che, da giorni, in piazza c’era gente poco raccomandabile. Gente che non volete che stia in piazza, evidentemente. E per questo motivo chiudete il chiosco?». È la domanda che il noto […]
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Catania, dubbi dopo lo stop al chiosco di largo Bordighera: «Così colpiti i lavoratori»
«Sono amareggiato perché mi trovo a largo Bordighera e il chiosco dei fratelli Giannitto è chiuso. Mi informo sulla motivazione e vengo a sapere che, da giorni, in piazza c’era gente poco raccomandabile. Gente che non volete che stia in piazza, evidentemente. E per questo motivo chiudete il chiosco?». È la domanda che il noto attore catanese Eduardo Saitta si pone in un video pubblicato sui social, intervenendo sulla vicenda del chiosco di largo Bordighera.
Al centro di questa storia c’è il provvedimento adottato nei giorni scorsi dalla questura di Catania, che ha disposto la chiusura del chiosco per sette giorni. Secondo quanto indicato in una nota diffusa alla stampa, il locale sarebbe diventato un luogo di abituale ritrovo di persone con precedenti penali. Il provvedimento è stato adottato attraverso l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, al termine di una serie di controlli effettuati negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dalla questura, durante le verifiche sarebbe stata accertata la presenza di persone con precedenti per reati di particolare allarme sociale, tra cui reati in materia di stupefacenti, truffa, lesioni personali e furti. Si tratta di un tipo di provvedimento già adottato in passato nei confronti di altre attività commerciali del territorio etneo, nell’ambito delle attività di prevenzione e controllo del territorio.
«Bisognerebbe agire sugli individui»
Saitta, però, contesta la scelta di intervenire sulla chiusura dell’attività e pone una domanda: «In questo modo siamo al sicuro? Per sette giorni siamo al sicuro?». L’attore prova quindi a immaginare cosa potrebbe accadere alla riapertura del chiosco: «Se quando riaprirà il chiosco dovesse tornare uno di questi soggetti, il titolare, davanti alla richiesta di una birra, dovrà dirgli di “no”, spiegandogli che non può stare lì». Da qui la sua posizione: «Credo che bisognerebbe agire sugli individui ritenuti pericolosi e non nei confronti delle attività. Questo è il mio pensiero da libero cittadino che sta dalla parte dei lavoratori». Una posizione che, a giudicare dai commenti al video pubblicato sui social, ha raccolto il sostegno di diverse persone, che hanno espresso solidarietà ai titolari del chiosco e criticato la scelta di procedere con la chiusura dell’attività.