Chi fomenta lo scontro tra Chiesa cattolica e omosessuali?

La proiezione di un simbolo del gay pride sul portico della Cattedrale di Palermo non poteva che suscitare un vespaio di reazioni contrastanti. D’altronde, è difficile pensare che l’autore della serie di immagini non si aspettasse di provocare questo genere di conseguenze. E’ la legge del marketing applicata all’arte (?): bene o male, purché se ne parli.

Probabilmente, però, è il modo peggiore per avviare un dialogo tra un mondo omosessuale, giustamente sempre meno nascosto e sempre meno disponibile a farsi mettere a tacere, e la Chiesa che da sempre distingue la persona omosessuale dalla sua condotta, giudicata un peccato. Ma, forse, dietro quella proiezione c’è più di questo: esasperare un rapporto conflittuale per arrivare a mettere la sordina alla voce “scomoda” della Chiesa, sull’argomento. E’ la conclusione alla quale arriva Diego Torre, delegato del Forum Vita Famiglia Educazione e tra gli organizzatori della marcia per la famiglia, che si è svolta a Palermo, a fine giugno, negli stessi giorni in cui la città ospitava il gay pride nazionale.

“La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità – dice Torre – è chiarissima da sempre: l’attenzione, la cura e l’amore per la persona omosessuale vanno di pari passo con la disapprovazione degli atti omosessuali. Tranne gli struzzi lo sanno tutti. E ciò è definito conformemente alla Sacra Scrittura e al magistero perenne della Chiesa. Una citazione per tutte dalla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali della Congregazione per la Dottrina della Fede: ‘Come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio’. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico”

“Non ci si può dichiarare cattolici e sostenere il contrario di quanto la Chiesa insegna. Il cristianesimo – insiste Torre – non è un supermarket di opinioni in cui ognuno entra e prende quello che vuole. Girare intorno a questa verità o ignorarla non aiuta il dibattito”.

Basta, a proposito, rileggere le parole dell’omelia del Cardinale Paolo Romeo, in occasione del Festino. Il passaggio sul degrado culturale senza precedenti, segnato da un pericoloso individualismo e da una vera e propria “dittatura del relativismo”, sembra legato in modo stretto all’attualità cittadina, con le iniziative del recente Pride.

“Un relativismo – ha detto Romeo, citando il Pontefice emerito Benedetto XVI– che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

Il passaggio successivo è ancora più preciso: “Chi, argomentando seriamente e serenamente, vuole affermare principi e valori validi perché inscritti nella realtà della natura umana e nel progetto di un autentico sviluppo integrale dei singoli e della comunità da costruire, viene spesso tacciato di arretratezza culturale, di irrispettosa inciviltà, di fobica discriminazione da punire persino con provvedimenti legislativi che minacciano la libertà di espressione. No! Così non si va molto lontano… Anzi, come dicevo due giorni fa al Palazzo delle Aquile, si segna la via per una convivenza che – secondo una bella espressione di papa Francesco – lascia alle nuove generazioni valori avariati”.

Parole chiare e che lasciano poco spazio a equivoci e a posizioni, come quelle del comune di Palermo sull’episodio della proiezione del simbolo gay sulla Cattedrale, che provando a esaltare il valore delle diversità come occasione di crescita culturale, finiscono per aumentare la confusione e far pensare a un guazzabuglio che annulla il valore delle differenze.

Proprio traendo spunto dalle parole del cardinale Romeo, Diego Torre conclude, allora, che dietro quell’episodio, possa esserci un disegno strategico preciso. E, cioè, “indignare gli “omofobi” (come ormai sono tacciati tutti quelli che pensano diversamente dal conformismo omosessualista, Chiesa cattolica inclusa) per buttare le premesse di uno scontro simile a quello che è in atto in Francia. Mi sembra che proprio a questo si riferisca il cardinale Romeo nell’omelia di lunedì scorso. E alla camera dei deputati in questi giorni si sta discutendo un progetto di legge per la lotta all’omofobia che, in una genericità assoluta di definizioni, in violazione degli articoli 19 e 21 della Costituzione, che tutelano la libertà di opinione e di espressione delle idee, si prepara a colpire col carcere quanti dissentono dall’omosessualismo ideologico (a cui la maggioranza degli omosessuali sono estranei). Gli oppositori sono già messi in carcere in Francia e in Gran Bretagna. E’ un aspetto della dittatura del relativismo prevista da Benedetto XVI che si avvia a grandi passi verso il suo compimento e che necessita di un indispensabile passaggio intermedio: tappare la bocca alla Chiesa Cattolica”.


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