Che noia la vita senza il ‘tarocco’!

Intervistiamo Beatrice Feo Filangeri riuscendo a capire nel corso dell’intervista che, come si chiedeva qualcuno, non recita una parte. Beatrice non recita. Beatrice è! Coniuga artisticamente maestria di colori magicamente accostati, che spaziano dal rosa fucsia al verde luminoso, un verde quasi fosforescente. I personaggi storici raffigurati nel pop barocco di cui è caposcuola vengono dissacrati e reinventati quasi a porli al passo con la storia. L’intuizione è geniale. Personaggi storici riproposti in un Pop psichedelico. Posseduti, riproposti, violentati anche nevroticamente per trasformarli in arte contemporanea e riproponibili anche in spot, comunicazione e teatro puro. Chiesi ad un addetto ai lavori di definirmi Beatrice Feo Filangieri. Mi rispose: “Beatrice é fantastica…”. Ovvero: meravigliosa, straordinaria, suggestiva, a cui si esprime meraviglia e ammirazione. Ovvero, un soggetto fantastico che appare come un personaggio di fantasia.

Ed ad un soggetto fantastico che mi accosto con una creatura di fantasia, ovvero con uno scrittore che chiude un mio romanzo: Agesilao Bramaldo Pontini, detto per l’occasione Age. Ed Age all’uopo intervista un soggetto fantastico che si chiama Bea.

Ecco l’intervista di Age a Bea:

Bea, che cos’è il Pop Barocco? Me lo definisci?
“Il pop barocco non è altro che una nuova formula della pop art americana. il termine lo coniò il critico d’arte Gianni Nappa, dopo che Philippe Daverio mi aveva inserito nei ‘nuovi barocchi’ al prestigioso premio Michetti. Le mie risorse sono il nostro patrimonio culturale e umano (specie la ritrattistica). I personaggi sono stravolti e ironizzati, ma leggibili… (la loro storia è scritta davvero sulla tela come i titoli di coda di un film, nel lettino-cartiglio che il ‘contenitore’ degli stessi). Apparentemente frivoli e di facile fruizione, in realtà sono torbidi, contorti e misteriosi, ed una lettura più attenta evidenzia molteplici rimandi simbolici esoterici e antropologici di cui sono pregni…”.

Dice Oscar Wilde: “La vita morale dell’uomo costituisce per l’artista una parte del soggetto o materia; ma la moralità dell’arte consiste nell’impiego perfetto di un mezzo imperfetto. Nessun artista desidera di dimostrare alcunché. Anche le cose vere possono essere dimostrate. Nessun artista prova simpatie di ordine etico. Una simpatia etica in un artista è imperdonabile affettazione stilistica. Nessun artista è mai morboso. L’artista può esprimere qualsiasi cosa. Pensiero e linguaggio sono per l’artista strumenti di un’arte. Vizio e virtù sono per l’artista materiali di un’arte”. Sei d’accordo Bea con questo o dissenti?
“In parte sono d’accordo, anche se la visione romantica dell’artista maledetto, con una vita sregolata che dipinge la notte e muore di fame restando un mito, è molto lontana dalla realtà contemporanea. Oggi l’arte è specialmente business. L’artista è un’industriale che deve produrre, sotto il controllo dei grandi mercanti delle gallerie e delle aste che lo consacrano o demoliscono nell’arco di poche ore… Io sono troppo libera per sottostare a qualcuno nella mia vita e nel mio lavoro. Non ci riesco, é più forte di me… e fuggo! Ritienimi una fortunata nel mio lavoro!”.

Bea, l’Arte per l’Arte diceva Gustave Moreau. Un artista ha bisogno di mecenatismo?
“Certo, l’artista ha bisogno di mecenatismo, tutti gli artisti del passato sono divenuti famosi grazie a qualcuno che si è interessato di loro… così come ha bisogno di essere sostenuto dalle istituzioni. L’artista deve essere aiutato economicamente sempre… se no muore con la sua arte… Per me rappresenta una grande vergogna quando si chiede denaro per far esporre in gallerie le opere di un’artista. Spesso, più che altro, questi sono solo degli “affitta-camere”… tutto questo è ridicolo! Bisognerebbe iniziare a comprendere che l’artista è un essere superiore (se no lo saremmo tutti) e bisognerebbe accogliere quelli veri con il ‘red carpet’… pagandoli! Io con Palazzo Resuttano ho fatto così per tre anni, gli artisti da noi scelti per esporre venivano gratis a Palermo ospitati da noi con tutti gli onori… e le istituzioni non vedevano né sentivano né parlavano… E’ stata una delle operazioni più importanti che ci siano state in Sicilia negli ultimi anni”.

Oscar Wilde, per restare in tema, raccontava di un artista che sapeva forgiare il bronzo e che si esprimeva soltanto creando opere con il bronzo. Un giorno ebbe un’idea creativa, ma non aveva altro bronzo. Lo cercò ma scoprì che non ve ne era in tutto il mondo. Arrivò allora di fronte alla tomba della moglie dove aveva costruito una statua di bronzo per commemorare la tristezza della perdita. Subitaneamente la distrusse e con essa creò la sua nuova opera: la gioia del momento! Questo esprime che l’arte uccide se stessa. Un’opera d’arte per essere tale deve obbligatoriamente distruggere l’opera passata. Può essere la giusta premessa per parlare di arte contemporanea e di ritornare al Pop Barocco…
“Ah! E’ bellissimo tutto ciò… Si dipinge sulla stessa tela mille volte cancellando e ricreando…finché si è appagati e sazi. I più grandi artisti contemporanei fanno e facevano così. De Kooning era uno di questi, stava anni prima di terminare un dipinto, su cui tornava sopra mille volte… Sulle tele ci sono i miei pensieri, la mia razionalità. Solo attraverso la profonda comprensione delle mie opere si può conoscere la mia anima e il mio sapere, non ho una cultura comune e mi intrigano le cose particolari, la semiotica, l’esoterismo, la numerologia… Dipingere è come psicanalizzarsi… i miei sogni invece li esprimo con la musica… E’ la forma d’arte in assoluto più astratta e invisibile. Benché debba essere eseguita sempre da un uomo… i sogni non li ho mai dipinti (sono più una documentarista della pittura), sono molto gelosa ed ermetica della mia intimità, tanto che raramente suono la chitarra in compagnia di altri, perché è una dialogo solo mio con le mie emozioni…”.

Bea, sei una pittrice. Mi dipingi un tuo sogno? Penso ad una tua dichiarazione: “Ho un grande sogno, aiutare i clochard con la mia arte… Il denaro ricavato dall’arte deve servire per cause sociali e utili. Noi artisti siamo dei privilegiati e questo non dobbiamo mai dimenticarlo…”. In sintesi, un artista può essere un clochard?
“Si é vero, adoro i clochards, sono esseri così misteriosi e coraggiosi… Vedo nella loro assoluta povertà una grande dignità che umilia tutti noi. Ho dedicato a loro una delle tele più belle ‘letto di clochard’ unico quadro dove il letto è vuoto… ad indicare che chiunque può essere o diventare clochard nella vita… ll mio vero sogno è quello di costruire per loro delle case, ma non ‘gabbie… bensì residence con grandi giardini, perché i clochards come gli uccellini: sono esseri liberi come l’artista. Anche lui è un clochard della mente… non ha regole e nessuno può imporgliele!”.

Tu dici ancora: “Per il resto non ho miti, anche se ammiro il politico come figura, quello vero però…”. Questo mi meraviglia. La politica, tant’é, non è più la nobile “arte”. Bea quindi attratta dalla politica?
“Non è esattamente vero che non ho miti. Miti è una parola troppo importante. Io piuttosto ho dei riferimenti: i grandi artisti, musicisti del passato… i grandi architetti, scienziati, medici, missionari, eroi, piccoli e grandi… Delle persone ammiro la volontà, l’altruismo, il fare, le potenzialità espresse al massimo, la forza che ognuno potrebbe avere e spesso non sfrutta. Mi piace il politico come uomo perché è, o meglio dovrebbe essere, un carismatico. Dovrebbe attrarre le folle come un mago, convincere, ammaliare, fare, aiutare la gente, ed essere al servizio di tutti… Invece l’amore per il potere fine a se stesso è incontrastabile per alcuni e la figura del politico diventa una macchietta! Infondo i politici sono dei grandi attori che recitano 365 giorni l’anno parti che si sono imposti da soli, autocompiacendosi. Attori e spettatori di se stessi! E mi divertono! I veri grandi politici sono stati coloro che hanno lasciato grandi tracce e cambiamenti nella storia e nella società: Berlinguer, Togliatti, De Gasperi, il Che Guevara, Marx, ma anche Gesù Cristo è stato un grande politico, un grande rivoluzionario, così come lo è stato Siddartha Buddha”.

Vero è che ti hanno proposto una candidatura. Regione siciliana o Parlamento?
“Qualcuno ne aveva parlato, l’aveva proposto, mi aveva proposto, c’è stato un momento che ci credevo, ero entusiasta e avrei lavorato anche gratis per le mie idee, non m’interessa speculare e guadagnare sulla politica, non sono come tanti altri… Devo dire che la mia conoscenza politica oggi è pari a quella artistica, seguo tutto sono voracissima, è una passione che cresce in me molto forte…. Purtroppo spesso i nostri politici attuali parlano e parlano molto…. e concretizzano poco, ed ancora attendo concretezze, fatti e non chiacchiere! Io sono una donna molto indipendente ed a tratti ribelle, non m’impongo, non forzo mai gli eventi, né mi metto ad adulare nessuno, chi mi prende nella sua squadra ha sempre dei vantaggi, sono una stakanovista nata… una creativa, un’organizzatrice e, se devo essere onesta, anche una trascinatrice di folle… quindi peggio per chi non mi vuole! Una cosa è certa: la politica invecchia il corpo e l’anima, e Picasso diceva che ‘in arte si è grandi quando si resta bambini’, quindi va bene anche cosi, nel mio piccolo faccio politica in altri modi, in fondo tutto ciò che ho realizzato finora nella mia vita e l’ho fatto da sola, divertendomi e non dovendo dipendere da nessuno e tutti mi conoscono e mi apprezzano per questo! Inutile però negare che senza l’aiuto istituzionale non si può andare oltre un certo limite e questo io l’ho avvertito come una barriera da abbattere… mi piacerebbe molto mettere in atto delle idee pazzesche per la città (Beatrice è siciliana e vive a Palermo ndr) e la fruizione dell’arte nelle metropoli e nelle periferie… Per adesso sono in ‘elaborazione dati’ poi forse mi rivolgerò a chi davvero ama l’innovazione (Matteo Renzi mi sembra uno di questi!). Molti uomini di centro-destra e di destra mi hanno profondamente deluso!”.

Bea, vivi spesso a Roma. Cosa ne pensi della gestione attuale del sindaco Gianni Alemanno per Roma, città che è patrimonio artistico e culturale mondiale?
“Gianni Alemanno é un ottimo politico, lo ammiro. Per me resta uno dei migliori nel panorama italiano. Persona concreta, grande lavoratore, instancabile, e potrebbe essere un leader nazionale! Seguo i suoi convegni, mi piace il suo pensiero europeo e contemporaneo, seppure con forti radici di destra. Alemanno si fa amare anche da chi sta a sinistra, perché l’anima sociale in lui è sempre fortissima… come sindaco, credo che stia facendo per Roma un buon lavoro, almeno, tutto ciò che umanamente è possibile… Ricordiamoci che Roma è una grande città piena di problemi e fare il sindaco è un impresa titanica! Nessuno è mago merlino! Credo inoltre abbia grande sensibilità per l’arte e il patrimonio artistico, rispetto per i più deboli, per l’ambiente e gli animali… Unico piccolo neo: dovrebbe volgere uno sguardo più attento e rigoroso all’arte contemporanea di alto-altissimo livello. Roma è una grande metropoli e merita il top… Una volta, ricordo che gli consigliai di inserire una scultura di Ron Mueck al macro… chissà se c’é! Ma credo di no”.

Bea tu conosci anche Sant’Ignazio di Paternò. (Leggi Ignazio La Russa). Molta notorietà ante litteram Ignazio la deve a Fiorello che lo imitava. E’ un gran simpatico anche se non gioca più in Difesa. E’ lui il tuo mentore politico? Sai, Ignazio è siciliano…
“Ignazio la Russa non lo conosco… L’ho visto qualche volta ai convegni che spesso seguo in giro per l’Italia… Se devo essere sincera in questo periodo storico e specialmente della mia vita mi sento sempre più vicina al pensiero di un Bersani, un Vendola o meglio di Renzi… una metamorfosi?”.

Nasci da nobile famiglia materna, I Filangeri principi di Cutò. La tua famiglia paterna appartiene alla alta borghesia. I Feo in Sicilia erano industriali del ferro e del cotone. Ritrovi in te più tratti aristocratici o alto borghesi? In pratica un calambour: borghesia o aristocrazia?
“Io sono esattamente il frutto di un’educazione rigida (quella materna) e di una visione più moderata ed a tratti buddista che mi ha insegnato mio padre. Dalla famiglia di mia madre ho appreso l’amore per l’arte, per le cose belle, per le buone maniere, per tutto ciò che è storia e tradizioni e che quindi va rispettato. Adoro le memorie di famiglia, gli aneddoti della nonna. Abbiamo avuto tre viceré nel nostro passato, con tutto il bagaglio storico e di memorie che ne consegue, decadenza compresa. E poi principi, cardinali, uomini di grande potere, stravaganti letterati come Tomasi di Lampedusa e poeti come Lucio Piccolo di Calanovella. Tutto ciò resta nel dna impresso e ritorna… I miei ricordi di bambina sono sempre associati alle case antiche e stupende della mia famiglia, ai palazzi, ai castelli degli amici, alle meraviglie dell’arte, quadri enormi di grandissimi autori del passato che contemplavo. Questo mi ha educato al bello con estrema disinvoltura. Sono del parere però che la vera aristocrazia sta nel cuore, nei modi e nell’approccio con la vita di tutti i giorni, con il relazionarsi con tutti allo stesso modo. Mio padre, avvocato, nasce da famiglia di alta borghesia, di industriali. Mio nonno paterno era un bellissimo ammiraglio della marina militare. Elegantissimo come pochi, di grande charme, e molto spericolato (anche questo mi è rimasto nel dna!). Papà mi ha insegnato il rispetto per tutti, dal clochard al re, l’amore per gli animali, dalla formica all’elefante. Mi ha fatto assaporare la libertà delle mie scelte, che gridavano dentro di me, lasciandomi frequentare le scuole d’arte, (che per la famiglia materna rappresentavano uno scandalo). Devo dire grazie a lui oggi per la mia anima compassionevole, ribelle e libera, un po’ figlia dei fiori del 21 secolo! Adesso vivo in bilico… sono un’aristo-figlia dei fiori, radical chic, che vive nei migliori salotti e a tratti un gran maschiaccio in jeans ed anfibi!”.

A tuo dire, puoi essere: “buonissima e generosissima o cattiva e durissima. Quando è il momento, persino togliere in un secondo tutto quello che ho donato disinteressatamente, amore compreso…”. Bea, ti piace il pendolo come simbolo oscillante?
“Ognuno di noi ha tante sfaccettature. Io non ho vie di mezzo. Quando qualcuno mi fa del male o un torto rispondo con l’assenza totale di considerazione. Lo privo di ogni mio gesto, sguardo e parola per sempre… Per sempre sarò un iceberg… Se mi si fa del bene sono grata a vita, di una gratitudine che mai si spegnerà! Quando sono felice ti potrei regalare il mondo! Inoltre sono molto testarda e se voglio una cosa posso passare tutta la vita a lottare per averla”.

Bea, hai rappresentato nel settore Arte “Le Eccellenze del Made in Italy” a Dubai e Abu Dhabi, con una grande expo del Pop Barocco al prestigiosissimo Parco Ferrari di Abu Dhabi, di Luca Cordero di Montezemolo. Pubblico delle grandi occasioni ad Abu Dhabi con miliardari e sceicchi. Questa esperienza cosa ti ha lasciato?
“Purtroppo questa expo ha avuto dei problemi organizzativi, ed ancora si deve fare o non si farà più… Mi dispiace più che altro per l’organizzazione. Era una bella opportunità. Io di opportunità ne ho tante ogni giorno e una expo in più o una in meno non intacca il mio lavoro. Piuttosto, il 29 gennaio sarò insignita del prestigioso Premio Sicilia 2012, organizzato da Corrado Armeri, con personalità di alto livello che rappresentano il lato migliore della Sicilia nel mondo”.

Sei conosciuta per un regale distacco. Un Artista può essere distaccato ma al contempo tormentato. Un grande poeta tormentato scriveva: “Celebro la morte dentro occhi poeti…”. La creazione, in sintesi, è tormentata. Bea, conosci il tormento dell’Arte?
“E’ vero, a prima vista suscito sempre grandi simpatie o grandi antipatie perché mi si vede distaccata, fredda, altera distratta. In realtà è solo il mio temperamento riservato. Anche in famiglia sono così. Lo ero da bambina, lo sono ancora… Ricordo che da bambina tutti gli amichetti giocavano ed io avevo altri giocattoli che mi costruivo da sola. Stavo ore ad osservare il mare, la montagna, la natura con una vena analitica davvero non comune… Fuggivo dalla banalità! Ancora oggi molti mi vedono distaccata, e lo sono qualche volta, perché se una persona non ha affinità con me non m’interessa o peggio mi annoia e non riesco ad essere formale e falsa. L’amicizia la concedo a pochissimi, ho migliaia di conoscenti e pochissimi amici, in realtà l’amicizia profonda a nessuno, solo a mia sorella Rubina che è un punto di riferimento importante nella mia vita, perché è divertente, con un grande senso dell’humor come me, intelligente, sensibile e acutissima, a volte percepisce oltre, praticamente dove per caparbietà io mi fermo: è lei che mi consiglia sempre nel modo migliore. Io invece ho un sesto senso spiccatissimo, chiaroveggenza pura, e non fallisco mai, leggo negli occhi e nell’anima delle persone che si avvicinano a me. A volte leggo delle cose brutte e metto subito l’armatura. Da qui i miei silenzi perenni e il mio ‘regale’ distacco! L’arte non mi ha mai tormentata, anzi è stata una grande gioia per me, l’evasione, il gioco, il luna park… per me è e deve essere felicità, il sottile tormento/malinconia lo vivo invece quasi sempre nei miei complicatissimi sentimenti…”.

“Nam-mioho-renghe-chio”. Esprimi come buddista la tua gratitudine agli scioten zengin che ti proteggono giorno e notte perché tu possa ampliare la tua pratica?
“Sì, il buddismo cambia la visione della vita e la vita stessa. La gratitudine è fondamentale. Ogni giorno della nostra vita dovremmo essere grati per tutte le opportunità che la vita ci dona, anche nel male c’è un’opportunità… la nostra anima è per metà al buio e per metà alla luce. Accendiamo sempre la parte oscura con la gioia e la speranza, anche quando ci sembra difficile… Con una piccola luce vedi anche nella stanza più buia e fai vedere anche agli altri che sono con te… All’inizio della mia pratica mi sembravano cose fantascientifiche, poi ho compreso la profondità e la potenzialità del pensiero filosofico e mistico buddista e della sua pratica”.

Un’ultima domanda: ti diverte di più il barocco o il tarocco? Io nasco nella capitale del tarocco… (Roberto Cristiano, gionalista e scrittore, autore di questa intervista è napoletano).
“Beh, il tarocco è divertentissimo in tutti i campi! Una forma di grande creatività! La gente è tarocca… il mondo dello spettacolo e i suoi personaggi sono taroccati e basta poi vederli live per capire quanto maestria c’è nei truccatori. La tv è il trionfo del tarocco, la chirurgia plastica praticamente ci rende dei tarocchi. Le parole, le promesse dei politici sono tarocche. Il mondo ormai è taroccato in tutto e per tutto! Anche il pop barocco è una forma di tarocco delle grandi opere d’arte, seppure in delizioso tono culturale. Tu sai quante opere d’arte in luoghi insospettabili sono in realtà dei bellissimi tarocchi doc? Guai se non esistesse il tarocco. Che noia sarebbe la vita senza il tarocco…”.

E con quest’ultima domanda il tarocco Agesilao Bramaldo Pontini, detto Age, saluta l’inventrice del Pop Barocco Beatrice Feo Filangeri, detta Bea.

 

 


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