Catherine per un giorno

Zaino in spalla, biglietti (finti) in mano, macchina fotografica e valigia che sta per esplodere al seguito. È così che inizia la mia avventura alla stazione di Catania. Sono appena entrata nella parte di Catherine, turista parigina “fai-da-te”, appena scesa dal treno e leggermente disorientata. Inizio a girare un po’, do un’occhiata alla mappa della stazione che si trova davanti all’entrata e che ha anche le scritte in braille e alle targhette posizionate accanto alle porte dei diversi uffici facendo finta di orientarmi. Poi mi presento davanti all’ufficio informazioni con un fare un po’ confuso e pronta a sfoderare da un momento all’altro le mie conoscenze di francese. Busso, entro e inizio a chiedere informazioni su quale autobus prendere per poter raggiungere il centro. I miei sforzi di pronunciare qualche parola in italiano non servono a molto. L’impiegato dell’ufficio mi guarda perplesso, naturalmente non conosce una sillaba di francese. Ed io di inglese. Controlla la guida che avevo comprato in edicola e fa “ok” con la mano e, gesticolando animatamente, prova a spiegarmi dove si trova la fermata e dove posso comprare il biglietto.

Venunu a Catania e nan sanu mancu spiccicari du paroli in italianu” esclama un signore davanti alla porta dell’ufficio, pensando ovviamente che io non lo comprenda. Quello che alla fine ottengo è una sigla scritta in un foglio: “628 bus: circolare esterna nera”. La stazione è dotata di un display che permette di visionare in italiano, inglese e francese gli orari e i prezzi per le varie destinazioni regionali. Non avrei quindi alcun problema a scegliere da sola il treno per Taormina e a fare il biglietto. Decido però di avviarmi verso la fermata. Riesco a comprare un biglietto dell’Amt dopo le solite difficoltà dovute al mio francese. Poi mi piazzo davanti alla fermata, decisa a chiedere informazioni agli autisti dei diversi autobus. Ne scelgo uno che non passa dal centro storico. “Come? Al centro? No, questo non ci passa” mi urla un conducente, che chiude immediatamente la “bussola” malgrado io gli stia ancora chiedendo notizie su questo fatidico 628. 

Decido allora di cambiare direzione e di vedere come se la caverebbe Catherine all’aeroporto. Prendo cosi il 457, autobus per fortuna con una buona frequenza (passa ogni venti minuti) ed utilissimo per i turisti perché va dal centro alla stazione, fino all’aeroporto. La vettura è abbastanza nuova, c’è poca gente. Solo un signore in fondo e due ragazze inglesi a cui decido di fare qualche domanda. Stavolta, naturalmente, in inglese. Chiedo se quello sia l’autobus giusto per andare all’aeroporto. Poi iniziamo a chiacchierare. “Non è stato molto facile muoversi con i mezzi qui – mi confessa una di loro – soprattutto all’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà a capire quali autobus prendere. E poi la metro, ad esempio, fa pochissime fermate. Per fortuna però, la città non è poi cosi immensa”.
Arriviamo all’aeroporto. Saluto le mie “compagne di viaggio” e mi dirigo nella zona degli arrivi internazionali, pronta ancora una volta a calarmi nella parte della mia alter ego francese. Mi mischio tra la folla. Molta gente infatti si accalca a salutare, tramite il vetro che li separa, parenti e amici appena atterrati e aspetta impaziente che il tapis roulant nero inizi a girare per far riemergere i bagagli. Chiedo a qualcuno dove si trovi un ufficio informazioni, ma quasi nessuno sembra capirmi. Qualcuno mi dice che non lo sa, altri mi indicano una direzione, senza neanche fermarsi un attimo. “Azienda Provinciale Turismo Catania. Punto informazioni”: ecco l’ufficio che cercavo. Entro e spiego di essere appena arrivata e, in quanto turista fai da te, di aver bisogno di quante più informazioni possibili sulla città e sui mezzi con cui muovermi. Ancora una volta farmi comprendere non è certo impresa da poco. Ma per la prima volta centro l’obiettivo: ottengo finalmente mappe e cartine turistiche della città, opuscoli sui bed&breakfast, brochure che spiegano come visitare l’Etna e i comuni del calatino. Nulla in francese, ma si tratta comunque di cartine facilmente comprensibili, per lo più anche in inglese. Poco invece riesco a sapere riguardo agli orari degli autobus urbani, extraurbani e della metro. Per quelli, mi spiegano un po’ in italiano un po’ in inglese, con la faccia un po’ imbarazzata che mi ricorda tanto quella dell’impiegato alla stazione, bisogna chiamare i vari numeri presenti negli opuscoli, oppure visitare il loro sito in un qualsiasi internet point. Mi faccio dettare il link del sito, poi pronuncio un simpatico e soddisfatto “Merci. Au revoir” e vado via.

Il mio giorno da “turista per caso” non è ancora finito: due le tappe rimaste. Guardando le cartine infatti, mi sono accorta della presenza di un Punto informazioni dell’Azienda Provinciale al Turismo (Apt) anche in via Etnea, a due passi dal piazza Duomo. Decido quindi di andare a dare un’occhiata. Trovo molti turisti in strada: alcuni in gruppo, “dotati” di una guida che spiega loro la città ad ogni passo; altri, in coppia, che hanno delle facce così perplesse da sembrare invece turisti “fai da te”. Del resto, spulciando i dati dei flussi turistici che la stessa Apt ha comunicato, risulta come nel 2006 le presenze registrate, relative a Catania e Provincia, siano state 1.825.114, con un aumento del 6,90% di soli stranieri rispetto al 2005. I turisti più numerosi sono stati i francesi con 81.111 presenze, seguiti dai tedeschi (79.115), dagli americani (74.777) e dagli spagnoli (60.486). Tra gli italiani, a guidare classifica ci sono i siciliani che fanno registrare 436.106 presenze, seguiti dai lombardi con 128.067 presenze e dai laziali con 135.405.  Non sono certo livelli altissimi, ma questo flusso rappresenta comunque un bel passo avanti per la nostra provincia.

Chiedo al solito qualche informazione ai passanti, ritrovando, anche qui, risposte un po’ sbrigative e in realtà neanche poi tanto chiare. Sono i giovani che si sforzano di più per farmi capire qualcosa. Gli altri, spesso, pronunciano un sbrigativo “Non la capisco” e vanno via a passo sostenuto. Ad aprirmi la porta dell’Ufficio dell’Apt è un maresciallo dall’uniforme marrone. Nella stanza accanto c’è infatti un ufficio dell’Esercito Italiano. Il punto informazioni, mi spiega, non esiste più. Alla mia richiesta di qualche mappa, l’ufficiale apre l’armadio e tira fuori quanti più opuscoli possibili. È gentile, ma ha tutta l’aria di volersi disfare di quelle “carte” una volta per tutte. Mi indica, per ulteriori informazioni, la sede centrale dell’Apt in via Cimarosa. 
L’ultimo tentativo, anch’esso andato a buon fine, lo faccio nell’ufficio dell’Assessorato al turismo del comune di Catania. Allo sportello informativo trovo una ragazza che finalmente parla francese e che mi dà quante più informazioni possibili. Catherine, adesso, può vantare ormai una prestigiosa collezione di cartine, mappe e opuscoli.


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