‘Caso’ Monte dei Paschi di Siena: il leader della Fabi, Sileoni, invita il Governo a fare chiarezza

DI FATTO IL PIU’ GRANDE E RAPPRESENTATIVO SINDACATO ITALIANO DEI BANCARI SI SCHIERA CON LA LINEA DI ALESSANDRO PROFUMO

“L’attuale situazione di stallo che produce incertezza, preoccupazione e malessere tra lavoratori e clientela del Gruppo Monte dei Paschi di Siena deve terminare quanto prima. È indispensabile che il Ministro dell’Economia e lo stesso Governo intervengano per fare chiarezza e per trovare una soluzione condivisa tra l’attuale management e la stessa Fondazione MPS”.
Lo dice Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della Fabi, il più rappresentantivo sindacato dei lavoratori bancari del nostro Paese. Sileoni ha richiamato ancora una volta il Governo Letta-Alfano-Bilderberg alle proprie responsabilità sul ‘caso’ del Monte dei Paschi di Siena.
“Nei Paesi del Nord Europa, per non parlare degli Stati Uniti – aggiunge il leader della Fabi – ai primi accenni di crisi i governi sono tempestivamente intervenuti in difesa delle autonomie delle banche e a tutela delle economie dei territori. Il lavoro fin qui realizzato dal nuovo corso della banca non deve assolutamente andare disperso. Auspichiamo, pertanto, che il Governo intervenga per portare chiarezza, stabilità e continuità nella banca più antica del Paese, nell’ottica di un rilancio dell’istituto e della salvaguardia dei lavoratori, delle loro famiglie e della clientela”.

Intanto per lunedì prossimo, alle 11,00, è stato fissato l’incontro tra Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e sindacati per discutere del futuro del gruppo. Un incontro chiesto a gran voce dalle organizzazioni sindacali, subito dopo la crisi che si è aperta tra Fondazione e management all’indomani della ‘bocciatura’ dell’aumento di capitale da parte del consiglio di amministrazione della banca.
La storia è nota. Alessandro Profumo, manager del Monte dei Paschi voluto dal PD, ha individuato investitori pronti a ricapitalizzare il Monte dei Paschi di Siena, il cui indebitamento, oggi, supera il patrimonio. Ma la Fondazione non è d’accordo, perché perderebbe il controllo della banca.
L’unica alternativa al capitale privato è il capitale pubblico. Cioè l’intervento dello Stato. Ovvero dei contribuenti italiani. Ovvero nuove tasse, tipo Imu. Una via che non sembra percorribile. Molto più corretta la via indicata da Profumo.

(Foto di prima pagina tratta da tusaiche.it)


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