Caso Molino, archiviate indagini su Enzo Bianco «Non poteva esserci nessun rapporto fiduciario»

«Non poteva esserci alcun rapporto fiduciario». Finisce con un’archiviazione l’inchiesta della procura di Catania per presunto abuso d’ufficio in concorso in merito allo spostamento del capo ufficio stampa del Comune di Catania, Nuccio Molino. L’indagine, emersa tramite notizie di stampa a novembre, riguardava inizialmente cinque persone: il sindaco Enzo Bianco, il ragioniere generale Massimo Rosso, l’ex capo di gabinetto del primo cittadino Beppe Spampinato, l’ex capo del personale Valerio Ferlito e il direttore Roberto Politano. Poi, però, a queste si sarebbero aggiunte altre tre persone, delle quali non sono stati resi noti i nomi. 

Secondo quanto appreso da MeridioNews, la procura di Catania ha formulato una richiesta di archiviazione il 21 dicembre, che successivamente è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari. Nel documento dei magistrati, secondo quanto riportato dall’amministrazione in una nota diffusa alla stampa, si farebbe riferimento anche alle posizioni dei due convitati di pietra di questa storia: Giuseppe Lazzaro Danzuso e Giovanni Iozzia, i due giornalisti che si occupano – dall’inizio del suo mandato – della comunicazione del primo cittadino. Nei confronti dei loro ruoli, i magistrati Fabio Regolo e Rosaria Molè non avrebbero individuato «nessun profilo di illegittimità».

Per capire la storia dell’ufficio stampa di Palazzo degli elefanti, in realtà, bisogna andare ai giorni immediatamente successivi all’elezione di Enzo Bianco. Quando Nuccio Molino, già braccio destro dell’ex sindaco Raffaele Stancanelli, viene trasferito alla direzione Sport, negli uffici dello stadio Angelo Massimino. Solo il primo di un lungo elenco di traslochi che spingeranno il dipendente a trascinare il Comune di Catania di fronte al tribunale del Lavoro. Sono questi giudici, alla fine del 2017, a consegnare a Nuccio Molino una vittoria in aula, stabilendo che era stato «mortificato e marginalizzato sul piano professionale». Ma è lo stesso giorno di questa sentenza che gli inquilini del tribunale di piazza Verga stabiliscono di volerne chiudere, invece, il versante penale. Partito a seguito di alcuni esposti inviati alla magistratura. «Non vi sono elementi idonei per ritenere che vi sia stato un comportamento contra legem», riporta un comunicato stampa del Comune. 

Alla base della legittimità della decisione del sindaco di spostarlo dall’ufficio stampa ci sarebbe l’impegno politico di Nuccio Molino: dopo esserne stato funzionario amministrativo e caporedattore, dal 2003 al 2008 Molino è diventato assessore alla Cultura e vicesindaco del Comune di Gravina di Catania, in quota Movimento per l’autonomia. Una scalata politica compiuta nel segno del partito di Raffaele Lombardo, che lo aveva già voluto con sé alla ex provincia. «Alla luce del comportamento descritto non poteva esserci alcun rapporto fiduciario». Secondo i magistrati, i trasferimenti a cui è stato sottoposto Molino sarebbero stati finalizzati a «trovare una soluzione» che mediasse tra le esigenze del lavoratore e quelle della pubblica amministrazione. Tesi dei magistrati sposata dal giudice Carlo Cannella, che il 3 gennaio ha archiviato tutto.


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