‘Caso’ Iban-Formazione: la Tesoreria c’entra o no?

IN GENERE, NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE QUANDO NON C’E’ CORRISPONDENZA TRA BENEFICIARIO E MODALITA’ DI PAGAMENTO IL SISTEMA SI BLOCCA. CHE E’ SUCCESSO QUESTA VOLTA?

di Ignazio De Luca

Vorremmo rassegnare ai nostri lettori qualche considerazione a proposito della ricostruzione fornita dagli inquirenti agli organi di stampa circa l’ennesimo scandalo della formazione denominato “Iban”.

Secondo quanto si apprende leggendo i giornali, sarebbero emersi “comportamenti dolosi volti alla reiterata appropriazione di fondi pubblici, mediante la sostituzione dell’Iban dei conti correnti dei legittimi beneficiari sui relativi mandati di pagamento con i codici iban relativi “a conti intestati agli autori delle condotte criminose”. (a sinistra, foto tratta da ebay.it)

Bene. Avendo una minima conoscenza dei meccanismi propri della Pubblica Amministrazione e della metodologia usata per i flussi finanziari applicata ai pagamenti, non ci riusciamo a comprendere come soggetti diversi dal beneficiario abbiano potuto avere accreditati centinaia di migliaia di euro.

Ci spieghiamo meglio. Ogni transazione economica della Pubblica Amministrazione avviene mediante titoli di pagamento, chiamati “mandati”, che vengono lavorati dalla banca della Pubblica Amministrazione che prende il nome di Tesoreria.

Ogni mandato ha degli appositi spazi dedicati: beneficiario, oggetto del pagamento, modalità di pagamento, che da parecchi anni risulta essere quasi esclusivamente la modalità Iban.

Diciamo subito che il sistema di Tesoreria si blocca se non vi è perfetta corrispondenza tra il beneficiario e la modalità di pagamento. Va precisato che, se di un mandato è beneficiario Tizio e nella modalità di pagamento l’Iban risulta intestato a Sempronio, il sistema di Tesoreria non procede al pagamento del mandato per non corrispondenza tra dati del beneficiario e l’intestatario dell’Iban.

Solo forzando il sistema – per esempio, con intervento della Tesoreria – sarebbe possibile portare a buon fine il bonifico, versando le somme in un conto corrente intestato con generalità non corrispondenti a quelle del beneficiario.

In altre parole, di solito, senza l’intervento della Tesoreria risulta difficile accreditare centinaia di migliaia di euro in conti correnti intestati a soggetti diversi del beneficiario indicato nel mandato.

A meno che, in questa storia un po’ incredibile, non ci siano altri aspetti ancora sconosciuti.


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