Carcere di piazza Lanza, ennesima denuncia Antigone: «Condizioni ai limiti della tortura»

Grave sovraffollamento, carenza di personale, struttura vecchia e fatiscente. Ipoteticamente dovrebbe essere un purgatorio, ma la casa circondariale di piazza Lanza, a Catania, somiglia più a un girone dell’inferno. Senza acqua in estate e privo di riscaldamento in inverno, i detenuti hanno a disposizione «uno spazio per ciascuno assai inferiore ai tre metri quadri, ossia la soglia minima oltre la quale, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, si configura la tortura». A denunciarlo, tramite una nota diffusa alla stampa, è l’osservatorio nazionale per le condizioni di detenzione dell’associazione Antigone, che ha visitato l’istituto di pena etneo ad agosto, nell’ambito dell’iniziativa In carcere nella calda estate italiana. Ad emergere è uno scenario inquietante, ma che purtroppo non è una novità. Quella di Antigone, infatti, non è la prima denuncia sulle terribili condizioni in cui versa il carcere di piazza Lanza. Problematiche identiche e sempre più preoccupanti sono state segnalate nelle scorse settimane anche dall’Unione camere penali e dai Radicali.

A preoccupare di più l’Osservatorio Antigone è il grave sovraffollamento all’interno della struttura. Nel carcere, progettato per ospitare 155 detenuti, «al momento della nostra visita i detenuti presenti erano 529», scrivono, «con un tasso di affollamento del 341 per cento» che supera di quasi tre volte il limite consentito. Pochissimo spazio vitale per i reclusi che arrivano a vivere in dieci in stanze di circa 20 metri quadri, stipati in letti a castello di quattro piani. Condizioni drammatiche di detenzione, peggiorate ulteriormente da gravi carenze strutturali. «L’acqua in estate non basta al fabbisogno dell’istituto e quindi viene razionata: l’erogazione è bloccata dalle 23 alla mattina e per parecchie ore durante la giornata», denuncia l’Osservatorio. Carenza idrica che, in estate, si somma alla calura insopportabile. «Nei mesi di luglio e agosto, quasi la totalità dei detenuti è chiusa in cella per 20 ore. L’unica eccezione sono le ore d’aria, previste dalle 9 alle 11 e dalle 13 alle 15. Sebbene parecchi, a causa dell’eccessivo caldo, preferiscano non usufruirne». Nei mesi invernali, invece, tra le celle di piazza Lanza a farla da padroni sono freddo e oscurità. «In inverno, ormai da quattro anni, non viene acceso l’impianto di riscaldamento e spesso le luci nei corridoi sono spente per risparmiare».

Un altro grave problema sembra essere la carenza di personale. L’organico di polizia penitenziaria che opera all’interno dell’istituto dovrebbe ammontare a 435 unità. Nella realtà è ridotto a poco più della metà: in servizio ve ne solo soltanto 248, con effetti che si ripercuotono anche sulla sicurezza dei detenuti. A destare particolare preoccupazione è il settore Nicito, riservato ai detenuti in isolamento, ma utilizzato anche come sezione protetti. «Rispetto agli altri reparti (l’Amenano e il Simeto per gli uomini, e l’Etna per le donne, ndr) – scrive l’associazione Antigone – non è stato ristrutturato e versa in condizioni estremamente fatiscenti». Restauro necessario, considerato che il carcere di piazza Lanza è stato edificato nel 1910. «I muri – continua la nota – sono scrostati in più punti a causa della notevole umidità, la luminosità è bassissima e l’areazione è scarsa». In questo settore, denunciano, non ci sono le docce nelle camere e le finestre sono piccole bocche di lupo che lasciano passare pochissima luce.

Proprio in una delle celle del settore Nicito, nel 2009, è deceduto Carmelo Castro, un incensurato di 19 anni arrestato solo quattro giorni prima. Il giovane fu trovato morto dagli agenti di custodia che – come racconta l’associazione Antigone – «dichiararono di averne trovato il corpo “penzoloni, in piedi, con un lenzuolo annodato al collo e appeso al perno sommitale dei letti a castello”». Il caso, inizialmente archiviato nel luglio 2010 come suicidio, è stato poi riaperto dalla procura di Catania nel gennaio 2011 a causa delle «molte incongruenze». Ad oggi, le indagini non sono ancora state chiuse.

 [Foto di ro_buk [I’m not there]]


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