Call center, Palazzotto (SEL): “Governo inerme dinnanzi alla distruzione del comparto”

IL 4 GIUGNO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA DELOCALIZZAZIONE SELVAGGIA

 

Convocare immediatamente un tavolo di confronto per affrontare in modo concreto e tempestivo la crisi dei call center in Italia, aprire una discussione sul caso Almaviva e valutare l’opportunità di adottare iniziative urgenti contro la delocalizzazione “selvaggia”. E’ quanto chiede il deputato di SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ Erasmo Palazzotto, che ha depositato una mozione relativa proprio ai call center e che il prossimo 4 giugno parteciperà alla manifestazione nazionale degli operatori di call center in programma a Roma.

Secondo Palazzotto “è un’anomalia del tutto inconcepibile che il Governo, pur dichiarando di adoperarsi per facilitare l’inclusione dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro, rimanga inerme di fronte alla sostanziale distruzione in atto di un comparto che impiega circa 80.000 lavoratori, più di quanti operano attualmente in Italia presso altre grandi aziende come la Fiat, l’Enel, Telecom Italia, le Ferrovie dello Stato S.p.A. Almaviva da sola garantisce lavoro nella città di Palermo a più di 3500 persone e quasi 13.000 in tutta Italia”.

“La politica – sottolinea l’esponente di Sel – deve governare i processi economici e deve avere una visione dello sviluppo di settori importanti come questo senza subire passivamente le dinamiche del mercato. Non è vero, come spesso viene detto, che non si può fare niente contro le delocalizzazioni. In Francia la cosiddetta legge ‘Flonrange’ pone degli obblighi “sociali” alle aziende che vogliono delocalizzare. Per queste aziende sono previste pesanti sanzioni se non trovano, prima di spostare l’attività all’estero, chi investa mantenendo in vita l’attività economica e i livelli occupazionali”.

“La politica – conclude Palazzotto – non è disarmata di fronte al mercato; troppo spesso, purtroppo, ne è soltanto succube. E’ ora di recuperare il primato, anche e soprattutto a livello europeo. Dobbiamo riportare al centro della discussione non solo lo spread economico, ma quello dei diritti”.


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