Il ciclone Harry che ha colpito duramente Catania non è solo una questione di strade allagate o scuole chiuse. Per alcuni cittadini, si è trasformata in una vera e propria prigionia. È il caso di Laura Ragonese, residente nel borgo marinaro di San Giovanni Li Cuti, che attraverso i social ha lanciato un grido d’aiuto […]
Foto L.Ragonese
Catania, l’appello da San Giovanni Li Cuti: «Bloccati in casa da ieri, nessuno interviene»
Il ciclone Harry che ha colpito duramente Catania non è solo una questione di strade allagate o scuole chiuse. Per alcuni cittadini, si è trasformata in una vera e propria prigionia. È il caso di Laura Ragonese, residente nel borgo marinaro di San Giovanni Li Cuti, che attraverso i social ha lanciato un grido d’aiuto Secondo quanto riportato dalla donna, due nuclei familiari si trovano da oltre 24 ore nell’impossibilità di varcare la soglia del proprio portone. La furia del maltempo ha infatti accumulato detriti, legname e materiali di ogni tipo proprio dinanzi all’ingresso dell’edificio, creando una barriera insormontabile.
«Il Sindaco ha consigliato di restare a casa, e io ho seguito il consiglio in pieno, anche perché siamo nell’impossibilità di uscire», scrive Ragonese. La situazione sarebbe critica ormai da diverse ore, quando il materiale trascinato dalle mareggiate e dal vento ha sigillato l’accesso alla struttura.
Il rimpallo dei soccorsi
Ciò che rende la vicenda ancora più grave è la presunta assenza di risposte da parte delle autorità competenti. La residente afferma di aver contattato ripetutamente il 112, il 118 e i vigili del fuoco, ricevendo però solo risposte negative. «È da ieri che telefono… e tutti mi hanno risposto picche!», denuncia la donna. Oltre al danno, la beffa. Nel suo sfogo, Ragonese sottolinea anche come mentre le famiglie sono bloccate all’interno, all’esterno diverse persone si fermano a fotografare e filmare i danni causati dal maltempo, trasformando l’emergenza in uno spettacolo da condividere, senza curarsi di chi, dietro quel portone, potrebbe avere bisogno di assistenza.
«Vengono sotto a fotografare, filmare, commentare, ma nessuno fa caso se qualcuno che abita lì abbia bisogno o abbia avuto dei danni!». Resta ora da capire quanto tempo ancora dovranno aspettare queste famiglie prima che un mezzo di soccorso intervenga per liberare l’accesso e ripristinare le condizioni minime di sicurezza in una delle zone più iconiche, ma in questo momento più fragili, della città.