Bernardo Provenzano resta al carcere duro Tribunale: «Deficit mentale non esclude possibili contatti»

Bernardo Provenzano resta al 41 bis. Il tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta della legale del boss, Rosalba di Gregorio, che aveva chiesto di revocare il regime di carcere duro alla luce delle condizioni fisiche dell’ex numero uno di Cosa Nostra.  

Provenzano versa in condizioni gravissime e in stato quasi vegetale. Il ricorso della legale puntava sul «cronico e irreversibile decadimento intellettivo e sulla incapacità di comunicare». I giudici hanno dato per acquisito il decadimento cognitivo accertato da diverse perizie, ma sostengono che resta il pericolo di contatti tra il boss e l’organizzazione mafiosa. In particolare affermano, sulla base di una relazione di novembre, che «se stimolato, è in grado di muovere gli occhi e dire qualche parola di senso compiuto», anche se le funzioni motorie sono compromesse e Provenzano non è in grado di mantenere l’attenzione per più di qualche secondo.

Ma questo non escluderebbe il rischio di comunicare con l’organizzazione mafiosa «Tuttavia – scrivono i giudici – non è venuto meno il pericolo che Provenzano, capo indiscusso di Cosa nostra e punto di equilibrio tra le sue varie componenti, possa mantenere i contatti con l’organizzazione». Per il tribunale «il deficit mentale non esclude in termini di certezza che il boss possa impartire direttive criminali anche attraverso i familiari».

Ricordando quando, da latitante, dava ordini attraverso i pizzini, i giudici sostengono che in un attimo di lucidità il capomafia potrebbe dare indicazioni in grado «di assumere una valenza significativa e fatte pervenire all’esterno». Tre Procure avevano espresso parere favorevole alla revoca del carcere duro.

Durissimo il commento dell’avvocata Di Gregorio, soprannominata l’avvocato del diavolo perché ha spesso difeso boss di Cosa Nostra e coautrice del libro Dalla parte sbagliata, che racconta i depistaggi sul primo processo sulla strage di via D’Amelio basati sulla false dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino. «Per le violazioni di legge contenute nell’ordinanza del tribunale di sorveglianza se ne parlerà in Cassazione – ha spiegato la legale – Per gli insulti alla logica, non occorre parlare: basta leggere il provvedimento. Però una domanda serve: a chi giova una motivazione così? Può far dire che, se questi sono i provvedimenti, allora dovremmo stare molto attenti a tutti i rinnovi di 41 bis?». 

Durante la detenzione al 41 bis nel carcere di Parma – dove è stato rinchiuso fino ad aprile del 2014 prima di essere trasferito al carcere Opera di Milano – ci sono due episodi ancora non chiariti del tutto. Un presunto tentativo di suicidio avvenuto il 9 maggio del 2012 e un grosso livido alla testa apparso nel dicembre dello stesso anno. In un colloquio con la compagna Saveria Benedetta Palazzolo e il figlio minore Francesco Paolo (video mandato in onda dalla trasmissione Servizio Pubblico), Provenzano afferma: «Pigghiai lignati», per poi concludere «Sono caduto dal letto». 

Pochi giorni dopo la conversazione, il boss verrà trovato in coma nella sua cella. Nell’ottobre del 2014 la Procura di Parma, dopo un’indagine, affermò che il boss non fu picchiato nel carcere di Parma e che le lesioni erano compatibili con una caduta, e chiese l’archiviazione al gip. 

Redazione

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