Bar e ristoranti potrebbero diventare rifugi per le donne «Pensiamo a cocktail da ordinare come richiesta d’aiuto»

A Catania bar e ristoranti potrebbero diventare luoghi sicuri per le donne che cercano un riparo in caso di necessità. Sparsi per la città ce ne saranno tanti pronti ad accogliere donne che sfuggono a chi le infastidisce, le disturba o le importuna per strada. Il progetto Rete, solidarietà e sicurezza è alla base del protocollo d’intesa tra il gruppo donne imprenditrici di Fipe Confcommercio e il ministero degli Interni. «Abbiamo già messo in campo una serie di attività – racconta a MeridioNews Anna Urzì, la titolare del bar Ernesto di Catania che fa parte del direttivo Fipe ed è la referente del progetto per la provincia etnea – che coinvolgono anche i centri antiviolenza per rendere i nostri locali presidi di sicurezza».

L’idea di creare una rete in difesa delle donne (tanto per quelle che ci lavorano, quanto per le clienti) è nata, in piena pandemia, «quando insieme alle colleghe – racconta Urzì – abbiamo accolto la notizia dell’incarico di vicecapo della polizia di Stato a Maria Luisa Pellizzari. È la prima volta che a ricoprire quel ruolo è una donna». Le imprenditrici le hanno già chiesto un incontro perché è stata quella nomina a dare loro uno spunto per il protocollo d’intesa. Il resto, lo ha fatto la loro esperienza. «Capita la sera di chiudere da sole i nostri locali – fa notare Urzì – e, in quei frangenti, può succedere che qualcuno ci importuni». Non solo, nella vita lavorativa di tutti i giorni, spesso a pesare possono essere le insistenti e indesiderate attenzioni di alcuni clienti e anche il rapporto uomo-donna tra colleghi. «Se partiamo dalla formazione del nostro personale – sottolinea – possiamo puntare sulla prevenzione». 

È stata spesso la cronaca a raccontare di donne che, in fuga dai loro aguzzini per strada, hanno trovato rifugio dento bar o ristoranti. «In questi casi – afferma Urzì – è fondamentale che chi si trova a vivere queste situazioni sia formato e preparato ad affrontarle al meglio, a riconoscere i segnali di pericolo e a reagire di conseguenza. Per questo – annuncia – stiamo pensando anche a un cocktail speciale che, se ordinato, sarà come la segnalazione di un disagio che si tradurrà in una richiesta di intervento delle forze dell’ordine». Tra le attività già in programma c’è anche un road show per presentare e avviare iniziative concrete: promozione nei pubblici esercizi di una cultura di vicinanza e sostegno sia al personale femminile che alle clienti; informazioni nei locali sulla violenza nei luoghi di lavoro; presenza di strumenti per fare comunicare le donne in difficoltà con le forze dell’ordine. 

«Il mondo delle violenza sulle donne lo guardavo da lontano, mi sembrava una cosa legata a situazioni esasperate. E invece non è così – dice Urzì – Per questo, serve una riforma culturale a partire dalla formazione nelle scuole perché nessuna ragazza può e deve accettare di subire in silenzio». Da quando è iniziata la pandemia, la situazione delle donne vittime di violenza è peggiorata e i telefoni dei centralini dei centri antiviolenza hanno smesso di squillare. «Come esercizi pubblici – conclude l’imprenditrice – siamo delle luci in mezzo alla città e vorremmo fare squadra con la polizia per diventare presidi di sicurezza aperti a tutti».


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