Bando Sicilia efficiente per le imprese: per un vero risparmio in bolletta, senza inseguire la burocrazia

Bollette che pesano. Nelle case, così come nelle aziende. Nel secondo caso, però, la buona notizia è che si può approcciare il tema dei costi energetici in modo diverso: da voce scomoda a lungimirante strategia per molte imprese siciliane. Grazie all’uso di strumenti come il bando Sicilia efficiente, che prevede contributi a fondo perduto per gli investimenti verso un uso più razionale dell’energia di micro, piccole e medie imprese, con unità produttive attive in Sicilia. Non un bonus spot, ma una misura pensata per accompagnare le produzioni regionali verso un reale efficientamento energetico. Con l’obiettivo di ridurre – in modo misurabile – consumi ed emissioni, migliorando anche la competitività delle aziende. Possibile per molti, con i giusti consigli: come quelli di Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino, raccolti nella nostra rubrica dedicata alle imprese.

In cosa consiste l’agevolazione e chi può accedere

Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino
Armando Crispino, commercialista e consulente aziendale, fondatore di Studio Crispino

Per farsi subito un’idea, il bando Sicilia efficiente sostiene le imprese con progetti che combinino: efficientamento dei processi produttivi, interventi sugli immobili aziendali e integrazione – quando è utile – di fonti di energia rinnovabili per l’autoconsumo. Gli investimenti accolti dalla misura vanno, in linea di massima, da 50mila a 500mila euro. Con una percentuale di contributo che può arrivare fino al 60 per cento delle spese ammissibili, in base al regime di aiuto prescelto e alla dimensione dell’impresa. Che, però, deve avere un requisito importante per accedere all’agevolazione: ossia avere una storia economica e contabile strutturata. Con alcuni anni di attività alle spalle e una situazione di regolarità sotto il profilo amministrativo e fiscale. Il perimetro dei potenziali beneficiari è ampio – società di persone e di capitali, cooperative, consorzi, reti di impresa, ditte individuali e professionisti – ma non indistinto: la solidità dell’impresa resta un requisito centrale.

L’analisi preventiva: la stessa ricetta non funziona per tutti

Difficile tracciare meglio il profilo dell’impresa giusta per questa misura e viceversa. Nel lavoro quotidiano a fianco delle aziende, infatti, emerge con chiarezza che, quando si parla di energia, non esiste uno standard. Due aziende con consumi annui simili possono trovarsi in condizioni profondamente diverse. C’è chi ha già investito, ma con scelte non sempre coordinate: ad esempio con impianti recenti affiancati a tecnologie datate, o senza monitoraggio e un piano di manutenzione. Un’altra, invece, magari opera con impianti e strutture datate, ma presenta un potenziale di miglioramento elevato. A patto, è chiaro, di impostare il progetto per bene fin dall’inizio. In scenari come questi, applicare la stessa formula rischia di produrre risultati non efficienti e lontani dalle vere esigenze dell’impresa. E pure del bando. A fare la differenza è sempre l’analisi preliminare: leggere bene i numeri, capire dove intervenire e in quale ordine.

Tempi, cantierabilità e stabilità: la dimensione organizzativa

Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda la gestione dei tempi del progetto. Dalla presentazione della domanda in una finestra temporale limitata agli interventi da avviare e concludere entro termini definiti. In genere, 12 mesi dalla concessione, con possibili proroghe solo in casi specifici. Il bene agevolato, inoltre, deve essere mantenuto e utilizzato per un certo periodo dopo l’erogazione del saldo, nel rispetto dei vincoli di stabilità. Questo significa che la valutazione non può fermarsi alla sola convenienza economica, ma deve coinvolgere aspetti organizzativi e gestionali per non incorrere in sgradite sorprese. Serve, infatti, verificare:

  • se l’impresa è in grado di sostenere il cantiere senza compromettere la continuità operativa;
  • se le autorizzazioni e i titoli abilitativi possono essere ottenuti nei tempi previsti;
  • se la struttura finanziaria consente di gestire la quota non coperta dal contributo e gli eventuali anticipi.

Partire dalle esigenze dell’impresa e non dal bando

Il nostro approccio, come Studio Crispino, a misure come Sicilia efficiente parte da un presupposto: il bando è uno strumento, non il fine. Nella pratica, il percorso prevede alcuni passaggi chiave:

  1. Analisi della situazione di partenza: struttura dell’impresa, bilanci, profilo energetico, eventuali interventi già eseguiti, criticità percepite.
  2. Lettura o impostazione della diagnosi energetica in ottica non solo tecnica, ma anche economico-finanziaria.
  3. Costruzione del progetto di investimento a partire dai numeri e dagli obiettivi, individuando gli interventi che hanno senso per l’azienda prima ancora che per il bando.
  4. Verifica di coerenza con i criteri di valutazione della misura: riduzione del 30 per cento, rapporto MOL/investimento, tempistiche realizzative, sostenibilità finanziaria, punteggi.
  5. Accompagnamento nelle fasi amministrative e di rendicontazione, per ridurre il rischio di errori formali o documentali che possano compromettere l’esito dell’agevolazione.

In questo modo, l’impresa non si trova a inseguire il bando, ma utilizza la misura per dare forma e copertura finanziaria a un percorso che avrebbe senso e sarebbe utile anche in assenza dell’agevolazione.


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