Infanticidio Elena Del Pozzo, l’sms della madre al ragazzo il giorno prima: «Ho capito che il problema è la bambina»

«Ho capito che il problema è la bambina. Non lei, però il contesto». Un messaggio che Martina Patti manda a Francesco Nicosia, il ragazzo con cui per un po’ si è frequentata e che ha deciso di non volere più continuare a conoscerla. È il tardo pomeriggio del 12 giugno del 2022. Nemmeno 24 ore dopo, la 24enne ucciderà la figlia di quattro anni Elena Del Pozzo, occulterà il suo cadavere in una buca scavata in un terreno vicino casa a Mascalucia (nel Catanese) e poi inscenerà il rapimento della bambina da parte di un commando armato. L’intera conversazione tra i due è stata letta oggi nell’aula Serafino Famà del tribunale di Catania dove tutta l’udienza è stata dedicata all’esame del ragazzo che ci ha tenuto, sin da subito, a precisare che quella con l’imputata – presente, come sempre, all’interno della cella – era «un’amicizia, una frequentazione, non una relazione».

I due si conoscono nel 2017 poi si perdono di vista fino a quando, nell’aprile del 2022, è lei che lo contatta su Instragram. In quei cinque anni, Patti ha avuto una relazione da cui è nata la bambina e Nicosia sa già tutto. Tra messaggi quotidiani, appuntamenti settimanali e liti per «fesserie», la frequentazione tra i due va avanti per mesi e, a un certo punto, lui conosce anche la bambina. «È successo una sera che siamo andati a mangiare una pizza anche con altri amici», racconta aggiungendo che la frequentazione con la bimba non era poi stata assidua ma che «si era legata a me, era felice di vedermi e quando ci giocavo». Dopo un ultimo incontro casuale a una festa il 10 giugno, i due si parlano in chat il giorno prima dell’infanticidio. «Ho capito che il problema è la bambina. Non lei, però il contesto», scrive Patti iniziando la conversazione. Una frase che in aula Nicosia sostiene di non riuscire ad agganciare a nessuna discussione precedente: «Io non ho mai detto a lei che la bambina era un problema. Era una cosa interiore che sentivo io». A questo punto, è il presidente della corte Sebastiano Migneni a leggere l’intera conversazione.

A quel primo messaggio della donna, lui risponde: «E allora? Che cosa c’è ancora da capire?». Un dialogo serrato in cui gli scambi sono al ritmo di uno ogni trenta secondi. Lei ribatte: «Ma non mi capacito del fatto che tu hai fatto tutto quelle cose verso di me, dal primo giorno lo sapevi». Meno di un minuto dopo, lui risponde ancora: «Io ho sbagliato a non pensare a tutto questo prima, a ciò che avevi. Quella cosa che uscivamo solo noi non mi faceva pensare a questa situazione. Ma più andiamo avanti e più il peso aumenta». A precisa domanda, Nicosia prova a spiegare che la parola “peso” non sarebbe stata riferita alla bambina ma «un peso interiore dei sentimenti». Seduto sul banco dei testimoni, si è presentato come «un ragazzo sentimentale e romantico con il sogno di una famiglia» ma ha precisato anche che, a un certo punto, ha capito che con Martina Patti «non volevo costruire una storia d’amore perché la sua situazione era particolare: era una mamma con una figlia». Insomma, ammette
che uno dei motivi per cui decide di non continuare la frequentazione sarebbe stata la presenza della figlia. Già il 6 giugno, aveva scritto: «Noi forse abbiamo sbagliato a correre sul discorso della bambina. Mi blocco». Un messaggio a cui lei risponde: «Tu a lei non ci devi pensare, lei passa in secondo piano. Intanto viviamoci noi».

Una settimana dopo questi scambi di messaggi, la 24enne uccide la figlia. Ed è proprio sulle tempistiche che il presidente della corte chiede a Nicosia che idea si sia fatto, per capire se abbia collegato quei messaggi con cui metteva fine alla frequentazione e l’infanticidio del giorno dopo. «No – risponde lui – non me ne faccio una colpa. Io non le ho dato il peso della bambina in tutto quell’arco di tempo, non mi sento in colpa», conclude. Per l’udienza di oggi era previsto anche l’esame di Alessandro Del Pozzo, il padre della bambina, che però è stato rimandato. Per giustificare l’assenza è stato presentato un certificato medico: una prognosi di trenta giorni per un incidente stradale che l’uomo avrebbe avuto proprio tre giorni fa.


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