Azzardo, nell’anno della pandemia in Sicilia spesi 7,5 miliardi «Chi non poteva andare in sale non sempre è passato online»

In Sicilia nel 2020 sono stati spesi in azzardo più di sette miliardi 508 milioni e 671mila euro. Sull’Isola la chiusura di molti esercizi commerciali, dovuta alla pandemia, ha determinato una sproporzione tra giochi fisici (2.735.376 euro che nel 2019 erano stati 4.561.016 euro) e giochi telematici (4.773.295 euro). «Se si riduce l’offerta di gioco d’azzardo sui territori, si gioca meno». L’analisi del coordinatore regionale di Mettiamoci in gioco Gino Gandolfo potrebbe sembrare una proporzione lineare solo, però, se non si tiene conto del fatto che «la crescita del gioco online non ha compensato le perdite del gioco fisico». Insomma, chi in condizioni di normalità avrebbe scelto di premere un bottone delle slot machine, di aspettare l’estrazione dei numeri al bingo o delle lotterie tradizionali o istantanee, o di strofinare una monetina su un Gratta&Vinci, non è passato all’online in modo automatico. «Al contrario di quanto si potrebbe immaginare, solo una parte della domanda – conferma il responsabile della campagna contro i rischi del gioco d’azzardo – si sposta su internet». Specie nei casi problematici o di dipendenza una cosa non vale l’altra. 

La Sicilia fa parte di quei territori – soprattutto del Mezzogiorno – in cui il calo del gioco fisico è stato inferiore rispetto alla media nazionale. «Probabilmente – ipotizza Gandolfo – perché c’è stata meno vigilanza sul rispetto della chiusura delle sale gioco e dei numerosi luoghi in cui è possibile giocare d’azzardo». La pratica di gioco online, però, ha superato di gran lunga quella del gioco fisico, arrivando sull’Isola al 74,5 per cento della raccolta complessiva. La provincia siciliana in cui si è speso di più in azzardo è quella di Palermo: un totale che supera i 2 miliardi 108 milioni e 50mila euro (di cui quasi un miliardo e 400 milioni in giochi online). Poco più di un miliardo 641 milioni e 488mila euro è la cifra complessiva spesa nella provincia di Catania (di cui oltre un miliardo e 49 milioni solo di giochi telematici); a Messina del miliardo e 99 milioni, oltre 723 milioni sono andati a piattaforme online. I cittadini della provincia di Siracusa hanno azzardato più di 640 milioni (di cui oltre 403 sul web). Dei 564 milioni spesi nel Trapanese, più di 348 sono finiti in giochi telematici; mentre dei 484 milioni dell’Agrigentino sono stati ben 292. In provincia di Ragusa l’azzardo è costato 461 milioni (di cui quasi 250 milioni sul web); in provincia di Caltanissetta 330 milioni (di cui 191 in giochi online) e nel Nisseno 178 milioni (di cui più di 124 in piattaforme online).

Numeri che non comprendono il gioco illegale sulla cui diffusione non è possibile avere dati certi. «Infatti, asserire che a una contrazione del gioco legale corrisponde un aumento del gioco illegale – spiega Gandolfo – è un’opinione del tutto aleatoria». Un ordine di grandezza dell’illegale, che sempre più spesso in Sicilia è in mano ai clan mafiosi come dimostrano diverse operazioni anche recenti, arriva quando viene scoperto dalle inchieste giudiziarie. «La pandemia ha favorito un’astinenza forzata dal gioco d’azzardo per tante persone – afferma Gandolfo – Questo ci conferma che la riduzione dell’offerta di gioco sui territori è una condizione necessaria per ridurre le situazioni patologiche in cui versano tanti giocatori». È a partire da questa analisi che dalla campagna Mettiamoci in gioco viene rilanciata la richiesta al governo e al parlamento di «adottare provvedimenti che permettano di raggiungere questo importante risultato, a partire da una legge quadro di riordino del settore», conclude Gandolfo. 


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