Abbiamo già parlato di bollette. E di come, da costo pressante per le imprese, possa essere affrontato con una strategia. Purché efficace. Con strumenti come il bando Sicilia efficiente (trovi i consigli qui), per ridurre in maniera strutturale il costo dell’energia e finanziare l’investimento con un contributo a fondo perduto significativo. Ma c’è un aspetto […]
Autoproduzione di energia rinnovabile (FER): un’occasione per le imprese siciliane (ma non per tutte)
Abbiamo già parlato di bollette. E di come, da costo pressante per le imprese, possa essere affrontato con una strategia. Purché efficace. Con strumenti come il bando Sicilia efficiente (trovi i consigli qui), per ridurre in maniera strutturale il costo dell’energia e finanziare l’investimento con un contributo a fondo perduto significativo. Ma c’è un aspetto specifico, collegato alla misura, che riguarda l’energia rinnovabile. È l’avviso Autoproduzione di energia da FER: un’occasione per le imprese siciliane, ma non adatta a tutti. Facciamo chiarezza, all’interno della nostra rubrica, con i consigli del commercialista e consulente aziendale Armando Crispino, fondatore di Studio Crispino.
Le agevolazioni previste e chi può accedere
La dotazione totale dell’avviso Autoproduzione di energia da FER per le imprese è di 262 milioni di euro. Con il 60 per cento destinato ai progetti di piccole e medie realtà, di cui almeno il 25 per cento riservato a micro e piccole imprese. Gli investimenti devono essere localizzati nelle regioni meno sviluppate (tra cui la Sicilia) e in aree industriali, produttive o artigianali di Comuni con più di 5mila abitanti. Rispettando questi parametri, possono presentare la domanda imprese di qualunque dimensione – anche le grandi – e reti d’impresa con soggettività giuridica. Restano escluse, però, le aziende agricole, della pesca e dell’acquacoltura, così come i lavoratori autonomi. Tra i requisiti, anche un assetto contabile ordinario e almeno un bilancio approvato (o una dichiarazione dei redditi, per le imprese individuali/società di persone). Oltre alla regolarità contributiva e all’assenza di situazioni di impresa in difficoltà ai sensi del regolamento europeo.
Gli interventi ammessi per l’Autoproduzione di energia da FER

Gli interventi previsti per l’autoproduzione di energia rinnovabile (FER) riguardano l’installazione di impianti fotovoltaici e/o termo-fotovoltaici per l’autoconsumo immediato delle imprese. Con potenza nominale compresa tra 10 kW e 1.000 kW, anche abbinati a sistemi di accumulo elettrochimico. Delle batterie, insomma, per un uso differito dell’energia rinnovabile raccolta in momenti in cui non viene subito utilizzata. Come una domenica in cui, magari, l’azienda è chiusa e non consuma, ma il sole splende ugualmente e genera energia da non sprecare. L’impianto deve essere realizzato su edifici esistenti o su coperture di strutture pertinenziali (anche nuove). E l’energia prodotta è destinata a coprire i fabbisogni dell’unità stessa: quella in eccesso e non accumulata non potrà essere monetizzata. Ma va ceduta gratuitamente al gestore dei servizi energetici per 20 anni. E per chi aveva già investito nelle rinnovabili, è ammesso anche il potenziamento di impianti esistenti, ma non il rifacimento completo.
Quanto vale il contributo
L’agevolazione è concessa nella forma di contributo in conto impianti, con intensità massime differenziate per dimensione d’impresa e tipologia di investimento. Per le piccole imprese, il contributo può arrivare al 58 per cento per gli impianti fotovoltaici, al 63 per cento per il termo-fotovoltaico e al 48 per cento per i sistemi di stoccaggio. Per le medie imprese, invece, le percentuali scendono rispettivamente al 48 per cento, 53 per cento e 38 per cento. Che, per le grandi imprese, diventano 38 per cento, 43 per cento e 28 per cento. Sono inoltre previsti premi aggiuntivi:
- fino al 5 per cento in più per l’uso di moduli fotovoltaici iscritti al registro Enea di categoria “B o C (e +2 per cento per la categoria A);
- un 2 per cento in più, per tutte le tipologie di investimento, se l’impresa possiede una certificazione ISO 50001 alla data di presentazione della domanda.
Le spese ammissibili comprendono acquisto, trasporto, installazione, connessione alla rete elettrica nazionale, messa in esercizio e opere civili strettamente necessarie. Sia per l’impianto fotovoltaico/termo-fotovoltaico che per l’eventuale sistema di accumulo.
Tempi e graduatoria dell’avviso
Le domande vanno presentate solo in via telematica dalle ore 10 del 3 dicembre 2025 alle ore 10 del 3 marzo 2026. La procedura non è a sportello puro: i progetti, infatti, sono ordinati in graduatoria in base a un punteggio. Che tiene conto sia delle caratteristiche economico-finanziarie dell’impresa, sia della qualità tecnico-economica della proposta progettuale. Nel primo caso, quindi, incideranno copertura delle immobilizzazioni, incidenza degli oneri finanziari, grado di indebitamento, incidenza della gestione caratteristica. Ma anche parametri all’apparenza meno immediati come l’eventuale certificazione di parità di genere o rating di legalità. Nel secondo, tra i vari criteri, troviamo la quota di energia coperta da fonti rinnovabili, la percentuale di autoconsumo e l’equilibrio tra costi e benefici.
Erogazione e vincoli da non sottovalutare
L’erogazione del contributo avviene tramite il gestore della rete in massimo due certificazioni di Stato di avanzamento lavori (SAL). Con possibilità di richiedere un anticipo fino al 30 per cento dell’importo, a fronte di fideiussione o polizza assicurativa. Il progetto deve essere completato entro 18 mesi dalla data dell’ammissione e, una volta concluso, l’impresa deve mantenere in esercizio l’investimento per almeno 3 anni (per le piccole e medie imprese) o 5 anni (per le grandi). Senza delocalizzare né modificare l’operazione in maniera sostanziale.
Il consiglio: energia e numeri, insieme
Nel lavoro quotidiano di consulenza alle aziende, sono ormai chiari due rischi opposti. Da un lato, la paura della burocrazia. Dall’altro, affidarsi a proposte chiavi in mano, concentrate quasi solo sull’impianto, dimenticando la dimensione contabile e finanziaria. Con il rischio di aver già investito per un progetto, ma con brutte sorprese. Fondamentale, quindi, è affidarsi a un approccio multidisciplinare: che tenga insieme analisi finanziaria e progettazione tecnica. Partendo dai numeri dell’impresa (bilanci, margini, indebitamento, rating) e dai fabbisogni energetici reali. Per poi passare al progetto, per un investimento che massimizzi l’autoconsumo, con risparmi effettivi in bolletta. Ma rispetti anche i vincoli dell’avviso e aumenti il punteggio in graduatoria. E, infine, serve pianificare per tempo SAL, anticipazione, fideiussioni e impatto sul flusso di cassa dell’azienda. In modo che l’incentivo non sia un corpo estraneo, ma una leva di crescita. E che nessun ritardo, errore o dimenticanza possa mettere in crisi l’impresa.