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Ast e Cas: le criticità che rischiano di paralizzare la mobilità in Sicilia

La crisi degli enti regionali siciliani, in particolare di Cas (Consorzio Autostrade Siciliane) e Ast (Azienda Siciliana Trasporti), rappresenta uno dei dossier più caldi sul tavolo del governo regionale. Entrambe le partecipate soffrono di criticità strutturali, finanziarie e operative che rischiano di paralizzare la mobilità dell’isola. La crisi di Ast e Cas, però, non è un fenomeno meteorologico imprevedibile, ma il risultato plastico di una gestione che per decenni ha utilizzato gli enti regionali più come ammortizzatori sociali e bacini di consenso che come aziende orientate all’efficienza e al servizio pubblico.

Ast: verso la società in-house

L’Ast sta attraversando il momento più difficile della sua storia settantennale. L’azienda, che garantisce i collegamenti extraurbani (spesso in zone montane o non coperte dai privati), è tecnicamente in crisi di liquidità. I bilanci degli ultimi anni hanno accumulato perdite milionarie. La mancanza di fondi ha causato il deterioramento del parco mezzi (molti bus sono vecchi e soggetti a guasti continui) e difficoltà nel pagamento puntuale di fornitori e, talvolta, di stipendi. Il piano del governo Schifani prevede la trasformazione di Ast in società in-house. Questo permetterebbe alla Regione di affidare direttamente i servizi senza gara, ma richiede una ricapitalizzazione massiccia e un piano industriale rigoroso approvato dalla Corte dei Conti. Si parla di uno stanziamento urgente di circa 20-30 milioni di euro per ripianare le perdite e avviare l’acquisto di nuovi autobus ecosostenibili, necessario per abbattere i costi di manutenzione.

Cas: manutenzioni e governance

Il Cas gestisce le tratte A18 (Messina-Catania), A20 (Messina-Palermo) e la Siracusa-Gela. Qui il problema è duplice: finanziario e reputazionale (legato alla sicurezza stradale). Il Consorzio è gravato da numerosi contenziosi legali con ditte appaltatrici e privati, che pesano come macigni sul bilancio. Inoltre, la capacità di riscossione dei pedaggi è spesso minata da malfunzionamenti tecnologici e cantieri perenni che portano alla richiesta di esenzioni. La Regione è sotto pressione per i continui disagi sulla A18 e A20. I riflettori accesi riguardano l’incapacità storica del Cas di spendere i fondi extra-regionali (Pnrr e fondi di coesione) a causa di carenze di personale tecnico qualificato. Da tempo si discute della trasformazione del Cas in ente pubblico economico o addirittura di una gestione congiunta con Anas per superare l’isolamento gestionale del consorzio. Ma la resistenza politica è forte, poiché il Cas è considerato un ente strategico per le nomine regionali.

Il modello di gestione: il paradosso del sussidio permanente

Il modello adottato finora è stato quello del salvataggio in extremis: si interviene solo quando il baratro del fallimento è a un passo, iniettando capitali pubblici che servono a coprire i debiti pregressi e gli stipendi, senza mai finanziare una vera ristrutturazione industriale. Questo approccio ha generato un circolo vizioso evidenziando una governance lottizzata. Le nomine nei consigli di amministrazione, spesso dettate da logiche di appartenenza politica piuttosto che da competenze manageriali, hanno impedito una visione a lungo termine. Il modello di azione ha generato una ipertrofia amministrativa perché, mentre mancano autisti (in Ast) e ingegneri (nel Cas), le piante organiche sono sature di personale amministrativo, retaggio di vecchie stagioni di assunzioni clientelari.

L’ignavia e la strategia della Regione Siciliana: la politica del rinvio

L’assessore all’Economia e quello alle Infrastrutture stanno lavorando a una manovra salva-enti che si articola su tre punti. Il primo riguarda le ricapitalizzazioni mirate, ossia l’inserimento di fondi specifici nella prossima variazione di bilancio o nella legge di stabilità regionale. Previsto anche l’obbligo per gli enti di tagliare le consulenze esterne e ottimizzare il personale (specialmente in Ast, dove c’è un surplus di amministrativi e carenza di autisti). Inoltre, la Regione provvederà a istituire una cabina di regia per monitorare mensilmente l’andamento dei conti, per evitare che i nuovi capitali vengano bruciati dalla cattiva gestione ordinaria.

L’accusa di ignavia che pende sull’amministrazione regionale riguarda la sistematica incapacità di decidere. La politica siciliana sembra prigioniera di un’eterna fase di studio o di transizione (come il passaggio a società in-house per Ast o la fusione con Anas per il Cas) che non giunge mai a compimento. Annunciare il «congelamento delle tariffe» o «nuovi stanziamenti» è una mossa comunicativa efficace nell’immediato, ma nasconde l’assenza di una strategia per rendere queste aziende capaci di stare sul mercato o, perlomeno, di fornire un servizio dignitoso.

Continuare a gestire le autostrade con cantieri infiniti che strozzano l’economia e mantenere un parco bus che cade a pezzi non è solo un problema contabile, ma è un segnale di cedimento istituzionale. Senza un cambio di paradigma che metta il merito e l’utenza sopra l’equilibrio elettorale, i prossimi interventi finanziari saranno l’ennesimo cerotto su una ferita che richiede, invece, un intervento chirurgico radicale. Senza un intervento strutturale entro l’estate 2026, il rischio è il blocco del trasporto pubblico regionale (Ast) e un ulteriore degrado delle infrastrutture autostradali, con pesanti ricadute sul turismo e sulla sicurezza dei cittadini.


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