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La nascita di Forza Italia Viva e la manovra di Miccichè
D'Agostino: «Lista unica subito», perplessi gli avversari

Il presidente dell'Ars non ha mai nascosto la corte fatta a Edy Tamajo o allo stesso capogruppo renziano, adesso con un colpo di mano prende l'intero pacchetto. Scettico Anthony Barbagallo: «Per spostare il consenso serve storia politica autentica»

Gabriele Ruggieri

Doveva essere ieri il giorno delle celebrazioni per la nuova intesa elettorale tra Forza Italia e Italia Viva, ma all'ultimo minuto, per motivi che con la politica hanno ben poco a che spartire, la conferenza stampa è saltata. Si farà invece quello che più che un matrimonio si potrebbe definire una strana unione civile, senza tanti fronzoli o proclami di sorta, con i reduci del gruppo dei renziani all'Ars, già orfani di Luca Sammartino, partito in direzione Lega, che uniranno le forze con i colleghi azzurri in una sorta di intergruppo parlamentare in attesa di misurarsi con il banco di prova delle urne.

«Stiamo stabilendo un patto di alleanza tra i due gruppi parlamentari che dovrebbe essere l'inizio di un percorso che dovrebbe sfociare una lista in comune a partire dalle prossime amministrative - dice a MeridioNews il capogruppo di Italia Viva alla Regione Nicola D'Agostino - C'è stato un incontro tra Renzi e Miccichè che autorizza questo percorso e quello siciliano rappresenta un test». E proprio a Gianfranco Miccichè tocca il ruolo di deus ex machina dell'operazione, che in termini politici è un vero e proprio capolavoro: da settimane nei corridoi di palazzo dei Normanni si vociferava di una corte serrata da parte del presidente dell'Ars nei confronti di Edy Tamajo e dello stesso D'Agostino, entrambi in ottimi rapporti con il coordinatore siciliano di Forza Italia ed entrambi titolari di un buon pacchetto di preferenze conseguite alle ultime Regionali. Miccichè non solo è riuscito nell'impresa, ma ha fatto di più, acquisendo tutto il pacchetto.

Un'azione in solitaria che segna anche uno scatto in avanti del pupillo di Silvio Berlusconi all'interno del suo stesso partito, mettendolo al sicuro da possibili spallate amiche, visti i rapporti tesi con Antonio Tajani e Roma e con l'assessore regionale Marco Falcone in Sicilia e che apre le porte a diversi scenari dal punto di vista elettorale, primo su tutti quello della scelta del candidato sindaco di Palermo. «Alle elezioni di Palermo sceglieremo un candidato unico - continua D'Agostino - lo stesso alle Regionali e sicuramente saremo in una lista unica, che poi sarà quella di Forza Italia. Per il momento è un accordo strategico tra noi e Forza Italia poi cosa verrà lo stabilirà il tempo. Per ora è un accordo tra di noi». Un accordo che potrebbe piacere all'Udc, che da poco ha accolto l'assessore regionale all'istruzione Roberto Lagallaun nome che a Miccichè piace oltremodo per la poltrona più importante di palazzo delle Aquile, come da sua stessa ammissione. I centristi da par loro non sono nuovi all'alleanza con Forza Italia e con Italia Viva hanno condiviso il naufragio lampo del progetto del Grande centro.

«Anche noi siamo in attesa di capire di che tipo di unione si tratti - dice il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo, intervenuto in diretta alla trasmissione Direttora d'aria di Radio Fantastica Rmb - A noi sembra un modo per conservare il seggio a qualche big della politica siciliana, sembra un'operazione di palazzo. I voti non si portano d'appresso, nessuno ha pacchetti di consensi da spostare così facilmente. Per spostare il consenso serve una storia politica autentica». Storia che sta appunto tentando di scrivere Miccichè, impegnato a tutto campo per tentare di trovare un defibrillatore per un partito uscito piuttosto malconcio dalle recenti amministrative siciliane, che negli ultimi anni ha perso terreno nei confronti dei suoi stessi alleati di coalizione e che con l'arrivo della compagine di sala delle Lapidi - se dovesse rimanere invariata nei nomi, viste le ultime frizioni interne tra area renziana e versante Sicilia Futura - potrebbe essere in grado di mettere in piedi una lista dall'alto potenziale per le Comunali nel capoluogo di regione.

«C'è un dato politico inequivocabile - prosegue Barbagallo - Forza Italia ha straperso le elezioni, straperdono anche i finti centristi. Sulla definizione dei moderati bisognerebbe tenere dei seminari perché in Sicilia è diventato uno specchio per le allodole e non mi riferisco solo agli ultimi anni. Certamente ci sono degli sconfitti con la S maiuscola ed è singolare che in questo momento di grande crisi elettorale sia nata questa cosa. Se diventa un balletto per posizionare persone nei posti di potere e di sottogoverno noi siamo ben lontani da queste posizioni». E poi c'è il fattore Sammartino. Il campione di preferenze alle ultime Regionali dovrebbe verosimilmente ritrovare gli ormai ex compagni di partito, sedotti e abbandonati in tempi piuttosto brevi, seduti allo stesso tavolo a discutere di poltrone e candidature. Un tema che sembra non impensierire i sonni del segretario dem: «Sammartino farà le sue scelte e saprà quello che farà», conclude. 

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