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Tra tamponi, test rapidi, sierologici e antigenici
Ecco tutti i modi per diagnosticare il coronavirus

Da qualche giorno, la Regione Siciliana ha dato il via libera all'uso di metodi alternativi al classico tampone per individuare la presenza del Covid-19. Cercano gli anticorpi e non il virus, e per questo non possono essere usati da soli

Luisa Santangelo

Foto di: Luisa Santangelo

Foto di: Luisa Santangelo

Dopo più di un mese a fronteggiare l'emergenza Covid-19, c'è una cosa che ormai è chiara a tutti i virologi: non esiste soltanto il test del tampone (che si esegue per via nasale oppure orale) per stabilire se un cittadino abbia contratto o meno il coronavirus. Esistono anche altri tipi di esami ai quali, da circa una settimana, si è aperta anche la Regione Siciliana: il comitato tecnico scientifico per l'emergenza Covid-19 in Sicilia ha dato il via libera all'utilizzo dei test rapidi e dei test sierologici. Tutti diversi tra loro non solo nelle modalità di esecuzione ma anche nei risultati che danno. Nessuno dei test attualmente in commercio ha il cento per cento di affidabilitàMeridioNews ne ha parlato con diversi infettivologi siciliani.

Cos'è il test del tampone
Il test del tampone è un esame che gli esperti definiscono «virologico diretto». Va a cercare, cioè, il genoma del virus, il suo RNA. È un esame di biologia molecolare. Un tampone viene inserito attraverso il naso o la bocca nelle vie aree superiori dei sospetti contagiati, preleva un po' di mucosa (senza fare male) e poi viene inserito all'interno di una fiala affinché il materiale prelevato venga protetto e possa arrivare tranquillamente al laboratorio. Lì i biologi, con l'aiuto di alcuni reagenti chimici, fanno il resto. In un lasso di tempo che va dalle quattro alle otto ore, arrivano i risultarti. Il tasso di errore del test del tampone oscilla tra il 60 e il 70 per cento: ogni dieci test, ci sono al massimo quattro falsi negativi. Se un test dà esito negativo, esclude la presenza del virus nel corpo della persona su cui è stato eseguito. A volte il test fallisce per un errore, anche impercettibile, di chi lo ha eseguito o trasportato. Per questo motivo viene eseguito due volte: per limitare le possibilità di falso negativo. 

Un altro motivo che può fare fallire il test è il luogo in cui il virus del Covid-19 si è installato: non necessariamente si attacca alle vie aeree superiori, può accadere che scenda più in profondità e che il tampone semplice non sia in grado di rilevarlo. Anche a questo c'è una soluzione: si chiama tampone broncoaspirato e agisce direttamente a livello polmonare. Per fare un esempio concreto: uno dei professori del dipartimento di Agraria dell'università di Catania - primo cluster di contagio nel capoluogo etneo - pur stando male, risultava negativo a tutti i tamponi. Solo il tampone broncoaspirato ha confermato il contagio che era evidente dai sintomi e dalle frequentazioni, ma non altrettanto dall'esito dei test.

Alcuni ospedali, come il Garibaldi di Nesima di Catania, stanno attendendo l'arrivo - tra una decina di giorni - di un nuovo modello di test del tampone, capace di dare i risultati in poco meno di mezz'ora

Cosa sono il test sierologico e il test rapido
Il test sierologico viene eseguito sul siero, che è una parte del sangue. È un esame «virologico indiretto»: viene eseguito per cercare gli anticorpi contro il virus, mediante una tecnica che si chiama immunoenzimatica. Significa che alla ricerca degli anticorpi si aggiunge, nel campione di siero analizzato, anche un enzima che serve per verificare se la ricerca stia effettivamente funzionando oppure no. In media, per avere gli esiti ci vogliono tra le due e le tre ore, ma i risultati hanno un'affidabilità che supera il 95 per cento.

Il test rapido viene invece eseguito sul sangue intero, e ne bastano anche un paio di gocce (dieci microlitri, per essere proprio precisissimi). Un po' come si fa per verificare la glicemia. Al sangue si aggiunge una soluzione chimica che serve per fare muovere il sangue (ma funziona anche solo con il siero). Come il test sierologico, è un test immunocromatografico. Cioè alla vista si presenta molto simile a un test di gravidanza: c'è una banda, identificata con la lettera C, che si colora se la quantità di sangue era sufficiente. E poi ci sono due bande ulteriori che appaiono per segnalare l'avvenuta positività. Anche in questo caso, il test cerca gli anticorpi contro il virus. In particolare quelli di classe IgG e IgM. Le IgM sono gli anticorpi che compaiono in fase acuta (o attiva), le IgG invece compaiono più tardivamente e sono più persistenti (sono un po' gli anticorpi memoria storica). 

Uno dei temi sui quali il dibattito scientifico e la ricerca sono tutt'ora in corso riguarda la capacità degli anticorpi IgG di rendere immune il paziente dopo che ha superato la malattia. Non si sa, in altri termini, se gli IgG sono totalmente o parzialmente protettivi. Per fare un esempio: gli anticorpi IgG che si sviluppano contro il morbillo sono protettivi sempre. Chi ce li ha, non si ammala. Gli anticorpi IgG che sono parzialmente protettivi sono quelli, sempre per procedere per esempi, dell'influenza. Il corpo di chi l'ha presa la riconosce e reagisce in tempi rapidi nel produrre gli anticorpi. Bisogna anche capire se gli IgG contro il coronavirus non sono protettivi per nulla. Cioè se non cambia averlo preso oppure no e, dunque, si può contrarlo nuovamente

Il test rapido e il test sierologico riescono a identificare e a distinguere gli anticorpi IgG dagli anticorpi IgM. Ma nel secondo caso, perché i risultati arrivino ci vogliono tra i quindici e i venti minuti. La sensibilità di questo test è di circa l'80 per cento, mentre la specificità è intorno al 90 per cento. La sensibilità è legata ai falsi negativi, la specificità ai falsi positivi. Per capirci: su dieci test rapidi eseguiti, due saranno negativi per errore, mentre in un caso l'errore sarà sulla positività di un paziente che invece è negativo. Di questi test esistono vari modelli, i cui costi oscillano tra i 12 e i 15 euro.

Cos'è il test antigenico
Si fa sul tampone nasofaringeo. Non cerca il genoma, ma cerca proteine dei virus. Cioè non l'RNA, ma parte della struttura del virus. Si tratta di proteine che il Covid-19 non condivide con nessun altro virus conosciuto, e dunque sono «specifiche». Per il risultato del test antigenico ci vuole circa un'ora, ma l'affidabilità è tutta da verificare. Per questo, in Italia, non viene ancora usato al contrario degli altri test. Il comitato tecnico scientifico della Regione Siciliana, infatti, ha dato il via libera solo al test sierologico e a quello rapido.

I test sono equivalenti?
No. Solo il test del tampone cerca la presenza del virus nel corpo umano (lo fa anche il test antigenico, ma la sua affidabilità è in corso di valutazione). È quindi il tampone a dare la certezza, al momento in cui l'esame viene eseguito, che il paziente sia infetto. Gli altri due test verificano se un paziente abbia contratto il virus. In questa fase, poiché l'epidemia è ancora in corso, si può supporre che chi ha sviluppato gli anticorpi abbia ancora il virus dentro di sé. Ma è, appunto, una supposizione. Resta il fatto che l'esperienza degli infettivologi, fino a questo momento, dice che chi vive la fase acuta della malattia ha già sviluppato gli anticorpi IgG e che, quindi, la presenza di questi ultimi può coincidere con il Covid-19 vivo e vegeto nell'organismo.

Per questo motivo, la strada che si sta prendendo è quella dell'integrazione tra i test. Se un paziente presenta sintomi importanti, si può eseguire un test più rapido nell'attesa del tampone e, ottenuto il primo risultato, cominciare con una terapia che possa essere perfezionata a esito del tampone arrivato.

Dove vengono processati i test del tampone
All'inizio dell'emergenza in Sicilia, i test del tampone venivano processati solo dai laboratori dei Policlinici di Catania e di Palermo. Già poche settimane dopo, sono stati aggiunti diversi nuovi ospedali in grado di eseguire i test. Di recente, si sono sommati a questi anche diversi laboratori privati accreditati. A Catania ce ne sono tre, mentre uno è a Riposto. Per un totale di quattro nella provincia. Almeno due sono a Palermo e uno ad Avola.

Questi laboratori esamineranno i test inviati dagli ospedali, opereranno come se fossero dei laboratori ospedalieri, quindi non eseguono tamponi privatamente. I laboratori pubblici già autorizzati e operativi sono a: Caltanissetta, Catania, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Marsala.

I tamponi non vengono processati in ordine strettamente temporale: se chi li esegue segnala situazioni di particolare criticità (dovute, per esempio, a sintomi gravi), il laboratorio dà a queste una priorità. La carenza di reagenti e il numero di test eseguiti ha fatto sì che si siano accumulati tamponi da esaminare raggiungendo code di diversi giorni

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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