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«Mio padre suicida dopo aver denunciato il racket»
Salvini invitato a spiegare la storia di Rocco Greco

L'imprenditore gelese, che aveva denunciato i suoi estorsori dieci anni fa, a gennaio è stato escluso dalla white list. Mercoledì si è tolto la vita. «Si dispiaceva che cose del passato adesso danneggiassero noi», dice il figlio. Chiesto chiarimento del ministro in aula

Salvo Catalano

Riccardo Rocco Greco a Gela lo conoscevano in tanti. Per via della sua azienda familiare che gestiva appalti in tutta Italia, ma soprattutto per lo spazio che l'imprenditore si era ritagliato con le sue denunce: nel 2008 si era barricato, con altri imprenditori del settore, sul tetto dell'edificio che ospitava l'Ato Cl2, per protestare contro una gara d'appalto della nettezza urbana assegnata ad altri e ritenuta irregolare; e nello stesso periodo aveva denunciato e fatto arrestare 11 componenti del racket delle estorsioni che lo stavano taglieggiando. Aveva fatto parte del direttivo dell'associazione antiracket e antiusura di Gela Gaetano Giordano. Rocco Greco mercoledì si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia. Non riusciva a tollerare che la sua azienda fosse stata espulsa dalla white list della prefettura di Caltanissetta. Il Tar di Palermo aveva respinto il suo ricorso qualche giorno prima, il 21 febbraio. «La decisione non è stata motivata - spiega il figlio Francesco, ora rimasto con la sorella e la madre a gestire la Cosiam - secondo i giudici c'era semplicemente il sospetto che mio padre fosse un soggetto debole di fronte alle infiltrazioni». 

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