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Finanziaria, Ars dà il via libera dopo seduta fiume
Ma restano perplessità su destino della manovra

Dopo una seduta conclusa solo poco prima delle 8, sala d'Ercole approva legge finanziaria e bilancio. La scelta di accontanare le risorse che andrebbero girate allo Stato non rassicura le opposizioni. Ok a norme su comuni virtuosi, Irca e demanio

Redazione

Foto di: Miriam Di Peri

Foto di: Miriam Di Peri

La Sicilia ha la sua legge finanziaria e il suo bilancio per il 2019, o quantomeno per adesso lo ha approvato. Per il resto si vedrà. Dopo una seduta fiume, andata avanti per l'intera nottata, l'Ars alle 7.45 ha concluso i lavori. Una seduta fiume ricca di polemiche e tensioni, per le modalità con cui il governo Musumeci ha trovato una quadratura del cerchio che per le opposizioni resta precaria. Alla fine sono stati 34 i voti a favore, 27 i contrari al momento di votare il bilancio. Mentre per la legge finanziaria il risultato è stato di 34 e 28 no.

Il presidente di sala d'Ercole, Gianfranco Miccichè, ha chiuso i lavori assicurando che non ci saranno più sedute notturne e scusandosi per avere privato le deputate del San Valentino. Passando alle norme approvate vanno segnalate l'accorpamento di Ircas e Crias, con la nascita dell'Irca, il salvataggio momentaneo di Riscossione Sicilia, la cui chiusura, prevista per il 2018, è stata rimandata a fine anno in attesa di capire come si evolve sul tema l'intesa con lo Stato e non escludendo l'ipotesi di creazione di una nuova partecipata. Approvata anche la norma per il fondo per i Comuni virtuosi in tema di differenziata e quelli che hanno le bandiere blu. Per quanto riguarda, invece, le autorizzazioni demaniali ne potranno essere date di nuove ma solo con procedura pubblica. 

A pesare però sul futuro di finanziaria e bilancio è la modalità con cui Musumeci e la giunta sono riusciti a trovare le risorse per sbloccare i capitoli che in un primo momento erano stati azzoppati dai tagli, nella consapevolezza che nell'accordo Stato-Regione, che ha portato alla rateizzazione trentennale di un miliardo e mezzo, sono rimasti fuori oltre cinquecento milioni da dare tra 2019 e 2010. La mossa, criticata pesantemente dalle opposizioni, è stata quella di accantonare per il momento la quota da versare quest'anno, nella speranza di riuscire a rivedere gli accordi con Roma. Un azzardo il cui destino lo si vedrà nelle prossime settimane.

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