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Perché il Tribunale di Catania vuole processare Salvini
Interferenze con la scelta del porto e finalità politica

I giudici etnei spiegano perché il ministro dell'Interno è andato oltre le competenze che gli derivano dal suo ruolo. Come ricostruito anche dagli alti ufficiali coinvolti, «la catena di comando è rimasta bloccata dalle sue determinazioni di carattere politico»

Salvo Catalano

«Il ministro dell'Interno non ha ancora formalmente comunicato il Pos (il porto sicuro ndr) e quindi tutta la catena di comando, dal centro verso la periferia, rimane bloccata in attesa delle determinazioni di carattere politico del signor ministro dell'Interno». Il 25 agosto, davanti ai pm di Agrigento (i primi a occuparsi del caso Diciotti) la prefetta Gerarda Maria Pantalone - Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e per l'lmmigrazione - ricostruisce i giorni caldi dell'attesa della nave con a bordo 177 migranti. E indica nella volontà di Matteo Salvini la motivazione dello stallo. Le sue dichiarazioni - poi in parte ritrattate davanti i giudici di Palermo in una rettifica che adesso il Tribunale dei ministri di Catania definisce «sospetta» - e quelle degli altri altri ufficiali coinvolti nella vicenda sono alla base delle accuse mosse al ministro dell'Interno. In 52 pagine, il Tribunale dei ministri spiega perché Salvini dovrebbe - Senato permettendo - essere processato per sequestro di persona aggravato e come mai la sua decisione di trattenere a bordo i migranti non possa essere catalogata come «atto politico», circostanza quest'ultima che comporterebbe l'insindacabilità del suo operato da parte di un giudice penale. 

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