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Ars, via libera al ddl sulle variazioni di bilancio
Accordo sui precari, opposizioni critiche sul resto

In tarda serata è arrivato il via libera con 31 voti a favore e 20 contrari. Pd, Cinque e stelle e Fava restano però critici: «Temi di fondo rimangono irrisolti e continuano le marchette di alcuni deputati di maggioranza»

Redazione

Foto di: Salvo Catalano

Foto di: Salvo Catalano

Con 31 voti a favore e 20 voti contrari, l'Ars ha approvato il ddl di variazioni di Bilancio. Dopo il via libera di Sala d'Ercole all'emendamento scritto nel pomeriggio in seguito alla lunga riunione dei capigruppo (l'emendamento prevede contributi per Ipab, Istituto regionale Vini e Oli, un fondo per i comuni in difficolta' finanziarie ed il mantenimento dei fondi per centri antiracket ed antiviolenza) l'aula ha proceduto rapidamente all'approvazione degli articoli del ddl che stanzia, tra l'altro, i fondi per pagare gli ex Pip. 

Soddisfatto il presidente dell'Ars Gianfranco Micciché, che nel pomeriggio di ieri ha riunito maggioranza e opposizione nel suo studio per trovare una soluzione condivisa. «Voglio ringraziare tutti i deputati che, con grande senso di responsabilità, hanno permesso di approvare questo ddl sulle variazioni di bilancio. Poiché sarà possibile pubblicare sulla Gazzetta ufficiale le variazioni di bilancio potranno essere pagati gli stipendi di circa 4 mila precari tra ex Pip, forestali e personale dei consorzi di bonifica, che così potranno trascorrere il santo Natale con serenità». 

E se sulla salvaguardia dei precari opposizioni e maggioranza plaudono anche nelle dichiarazioni post voto, è su tutto il resto che gli attacchi continuano. «Il Pd - commenta il capogruppo Giuseppe Lupo - si è battuto per la creazione di un fondo a favore di comuni in dissesto, predissesto o con ritardi nel pagamento degli stipendi ai dipendenti, e per garantire sostegno economico per il trasporto degli studenti pendolari. Ci siamo opposti alla riduzione del fondo per i comuni che hanno raggiunto il 65 per cento di raccolta differenziata ed ai tagli scriteriati ai fondi antiracket e agli Istituti di assistenza e beneficenza. È inaccettabile - conclude Lupo - che il governo non abbia accolto la nostra richiesta di confermare i fondi per i diritti dei disabili, che non abbia dato attuazione alla norma per il reddito di inclusione per le fasce più deboli della popolazione, si sia opposto all'incremento delle risorse per i Consorzi di bonifica e che, nonostante i ripetuti e continui impegni del presidente Musumeci, non abbia ancora presentato legge di stabilità e bilancio di previsione 2019».

Per il Movimento 5 stelle è stata una «votazione farsa, con una manovra prima bocciata e poi rivotata per farla passare. La variazione - afferma il capogruppo Francesco Cappello - era e resta una manovra certamente del tutto inadeguata, anche dopo la riscrittura. Non risolve i problemi dei Comuni e continua a contenere autentiche marchette in favore dei componenti della maggioranza che non hanno perso il vizio di introdurre provvedimenti di carattere localistico, anni luce distanti dal tenore di quelli che contraddistinguono l'attività legislativa del parlamento regionale siciliano». Defintii «inaccettabili» i tagli ai disabili e i fondi riservati ai Comuni. «Da salvare ben poche cose, tra queste il ripristino, anche se solo in parte, del fondo anti racket, del vitalizio per i talassemici e, soprattutto, la restituzione di pari dignità anche a quei Comuni che erano stati esclusi dall'assegnazione di risorse economiche a causa dell'ostinazione del governo regionale a non volere istituire il fondo unico a loro dedicato».

Anche secondo il deputato di Cento Passi Claudio Fava ci sono «alcune buone notizie», ma anche diversi «temi di fondo irrisolti». «Restano assenti, ancora una volta, interventi strutturali per la prevenzione dei rischi idrogeologici. Assicurare gli stipendi a una vasta platea di lavoratori è cosa doverosa, ma non può essere l'unica attività del Parlamento e del Governo Regionale. Resta, infine, un grosso vulnus relativo alla ripetizione anomala del voto in aula. Al netto delle valutazioni di merito - conclude - si rischia una parodia della democrazia».

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