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Discarica Camastra, chiuse indagini su rifiuti pericolosi
Coinvolti pure diversi colossi industriali siciliani e italiani

In 26 hanno ricevuto l'avviso di garanzia da parte della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sono accusati di traffico illecito di rifiuti. Tra loro anche rappresentanti di Raffineria di Gela, Fincantieri, Girgenti. Ci sono anche Marco Venturi e Antonino Paratore

Salvo Catalano

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha chiuso le indagini sul traffico illecito di rifiuti nella discarica di Camastra, piccolo Comune dell'Agirgentino che però negli ultimi anni ha ricevuto rifiuti industriali da tutti i principali stabilimenti della Sicilia, e non solo. Sono 26 le persone indagate (e 12 società) e tra di essi, oltre ai titolari e ai gestori dell'impianto, compaiono molti nomi pesanti: dall'amministratore delegato di Enimed, Massimo Barbieri, a quello di Girgenti Acque, Marco Campione, passando per l'ex assessore alle Attività Produttive, Marco Venturi, in qualità di cotitolare di uno studio di analisi coinvolto nella vicenda, fino a Maurizio Gentile, rappresentante di Rete ferroviaria italiana, e Giuseppe Bono, amministratore delegato di Finacantieri. C'è anche Antonino Paratore, ex titolare della società Paradivi (e della Cisma) di Melilli, accusato in un'altra inchiesta di essere affiliato al clan Santapola di Catania. In sostanza, i magistrati palermitani ritengono che tutti coloro che, dal 2014 in poi, hanno conferito nella discarica di Camastra, devono rispondere di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti. Titolari e gestori sono accusati anche di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Il funzionario della Provincia di Agrigento, capo ufficio 3, Gerlando Piparo, che aveva il compito di controllare, è accusato di corruzione per atti contrari al proprio dovere di ufficio.

Nel 2014 a far suonare il campanello di allarme del nucleo ecologico dei carabinieri di Palermo e della Guardia di finanza di Agrigento è il continuo via vai di mezzi pesanti attorno all'impianto. Mezzi provenienti anche da molto lontano, forse troppo affinché quel viaggio possa essere economicamente sostenibile. A meno che sotto non ci sia dell'altro. Partono dunque le indagini per capire come mai i rifiuti pericolosi dei colossi industriali finiscano proprio a Camastra. I magistrati - tramite intercettazioni, osservazioni e sequestri di documenti - scoprono quella che ritengono una mala gestione dell'impianto, portata avanti dal legale rappresentante della A&G (la società che gestisce la discarica) Donato D'Angelo, 57enne originario di Bomba, in provincia di Chieti; da Calogero e Salvatore Alaimo, rispettivamente direttore tecnico e membro del consiglio di amministrazione di A&G; e da Alfonso Bruno, dipendente tuttofare capace di confrontarsi con le ditte interessate a scaricare i rifiuti a Camastra. In una seconda fase - a inizio gennaio 2015, poco dopo il momentaneo sequestro del sito per fini probatori - alla direzione tecnica subentra Pasquale Di Silvestro, anche lui abruzzese e socio di D'Angelo nella Dueco, impresa di Spoltore (Perugia) attiva nel settore delle consulenze in campo ambientale.

Determinante anche la presunta complicità dei laboratori d'analisi chiamati a rilasciare le certificazioni di non pericolosità, a cominciare da quello di Giuseppe Pistone, 47enne catanese, titolare di Studio Chimico Ambientale, oggi posto sotto sequestro, che si sarebbe prestato a rilasciare le documentazioni false. 

Sono accusati di aver «smaltito abusivamente rifiuti speciali pericolosi, artatatmente classificati come non pericolosi e accompagnati da certificazioni analitiche di comodo», e «rifiuti di natura ignota, aventi natura non pericolosa, comunque non ammissibili in discarica in quanto non adeguatamente trattati». Inoltre nella discarica i rifiuti sarebbero finiti anche dopo il termine di conferimento indicato dall'Autorizzazione integrata ambientale, e con questi, anziché con l'apposito terreno vegetale previsto in progetto, la discarica sarebbe stata anche tappata (il cosidetto capping), «conseguendo un ingiusto profitto pari a 61mila euro», scrivono i pm nell'atto di conclusione delle indagini. E ancora: un quantitativo «indeterminato» di percolato, accumulatosi a valle di una delle vasche, non sarebbe stato smaltito ma semplicemente coperto con altri rifiuti. 

Di questo sistema, dunque avrebbero giovato, pezzi da novanta dell'industria siciliana e italiana. Ecco l'elenco completo degli indagati: 

Donato D'Angelo, presidente cda società A&G
Calogero Alaimo, direttore tecnico della A&G
Salvatore Alaimo, consigliere cda della A&G
Alfonso Bruno, direttore tecnico della A&G
Pasquale De Silvestro, direttore tecnico della A&G
Giuseppe Daniele Pistone, amministratore unico del laboratorio di analisi catanese Studio Chimico Ambientale
Giuseppe Cultrera, amministratore società Fratelli Cultrera di Cultrera Giuseppe & C.
Antonio Cultrera, socio amministratore società Fratelli Cultrera di Cultrera Giuseppe & C.
Massimo Cultrera, socio amministratore società Fratelli Cultrera di Cultrera Giuseppe & C.
Carmelo Parrino, intermediario rifiuti titolare omomina impresa individuale
Salvatore Bonafede, amministratore unico società Bonafede Salvatore & figli
Francesco Ippedico, amministratore unico laboratorio analisi di Melilli
Massimo Barbieri, presidente cda di Enimed Spa
Francesco D'Alema, presidente cda Semataf Servizi ambientali, e presidente cda Trs Servizi Ambiente
Giuliano Costantini, presidente cda Laser Lab
Giuseppe Bono, amministratore delegato Fincantieri
Gaetano Rubino, amministratore unico L.V.S. srl
Anna Maria Rosso, amministratore unico laboratorio Sistemi integrati territorio e ambiente srl
Marco Campione, presidente cda Girgenti Acque
Giuseppe Giuffrida, responsabile impianti Girgenti Acque
Settimio Guarrata, amministratore delegato Raffineria di Gela
Pietro Balistreri, presidente cda di Nico spa
Raffaele De Leonardis, presidente cda Petroltecnica spa
Maurizio Gentile, amministratore Rete Ferroviaria italiana
Salvatore Mazzotta, amministratore delegato Ecosistem srl
Fabio Borsellino, amministratore unico Cipro Gest srl
Maria Grazia Di Francesco, presidente cda Ecoambiente srl
Giuseppe Panseri, presidente cda Despe spa
Stefano Panseri, direttore tecnico Despe spa
Maria Rita Tindara Paratore, amministratore unico Paradivi servizi srl
Antonino Paratore, legale rappresentante della Paradivi servizi srl
Angelo La Placa, amministratore unico La Placa Angelo srl
Antonio D'Amico, presidente cda Isea srl
Lorena D'Amico, consigliere Isea srl
Vincenzo Venturi, coamministratore laboratorio analisi Sidercem srl
Marco Venturi, coamministratore laboratorio Sidercem srl
Francesca De Gaetano, amministratore unico laboratorio Ecologica Buffa srl
Gerlando Piparo, responsabile ufficio 3 della Provincia di Agrigento

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Rfi:

In merito alle notizie di stampa sull’inchiesta relativa alla discarica di Camastra, Rete Ferroviaria Italiana evidenzia di essere venuta a conoscenza dell'indagine solo in esito alla notifica dell'avviso di chiusura della stessa e pertanto non ha potuto finora chiarire la propria posizione. Viene infatti contestato un illecito smaltimento di rifiuti non pericolosi di alcune terre e rocce da scavo relative ai lavori di costruzione di un viadotto sul fiume Petrace, nei pressi di Gioia Tauro. Tale smaltimento, operato da una ditta esterna incaricata allo scopo, sarebbe avvenuto a novembre 2014 utilizzando un codice di classificazione ritenuto erroneo dagli inquirenti, con un presunto vantaggio economico di circa 7mila euro. RFI, che è già al lavoro per ricostruire i dettagli della vicenda, conferma la propria fiducia nell'operato della magistratura ed è disponibile a chiarire quanto prima la propria posizione.

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