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Gela, Eni parte in ritardo sulla raffineria green
L'impianto a idrogeno verrà avviato nel 2018

Via libera da Roma al progetto per «la modifica del tradizionale schema produttivo in un ciclo verde che consentirà la produzione di biocarburanti». E mentre si accumulano rinvii e le aree del perimetro industriale rimangono dismesse, il ministero dei Beni culturali prescrive nuove opere di compensazione 

Andrea Turco

Dopo la chiusura della Raffineria di Gela, a luglio 2014, i primi a dire che la nuova Green Refinery - che avrebbe dovuto sostituirla - avrebbe avuto vita difficile erano stati gli stessi operai dell'indotto. E a distanza di tre anni avevano ragione loro. Lo scorso 7 agosto il ministero dell'Ambiente ha dato il via libera al progetto dell'Eni, firmando il decreto per l'autorizzazione integrata VIA/AIA (Valutazione di Impatto Ambientale/Autorizzazione Integrata Ambientale). Peccato che nel protocollo d'intesa del 6 novembre 2014 il cane a sei zampe avesse indicato «l'entrata in esercizio nel primo semestre del 2017». Tempo abbondantemente scaduto. I lavori per il completamento della raffineria verde, dicono le nuove stime, dovrebbero essere ultimati entro giugno 2018. Almeno con un anno di ritardo rispetto al cronoprogramma della multinazionale, avallato dal Comune di Gela, dalla Regione e dal ministero dello Sviluppo economico.

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