Arriva un bastimento carico di anime

«Si tratta di una prima tranche. Arriverà la seconda nei prossimi giorni». Così ci spiega un addetto della protezione civile mentre i 500 migranti, provenienti da Lampedusa, sbarcavano dalla nave militare San Marco (salpata dal porto di Lampedusa alle 20 di mercoledì e approdata al porto commerciale di Augusta alle 10.25 di ieri). Ad attenderli, i soccorsi medici e nove autobus predisposti per trasferirli al Residence degli Aranci (ribattezzato villaggio della solidarietà) di Mineo. Aperto il portellone della nave, cinquecento anime, una per una, in fila indiana, facendosi strada all’interno di un corridoio umano composto dalle forze dell’ordine,  sono saliti sui pullman, dopo una minuziosa conta dei finanzieri: «Uno, due, trentacinque. Altri tre avanti». Cinquantaquattro i posti all’interno degli autobus. Trentotto gli immigrati “selezionati” per ognuno. «Per ragioni di sicurezza» ci spiega l’autista. In realtà il restante dei posti è stato destinato alle forze dell’ordine che li hanno scortati. Motivo per cui dopo un’ora circa, altri cinque autobus si sono sommati ai primi. 

Pochi migranti hanno avuto il coraggio di parlare, e quando due-tre di loro lo hanno fatto, con gli occhi pieni di paura di sbagliare, hanno esclamato: «Tunisi. Non parlo italiano». Qualcuno, affiancato dal mediatore culturale che li ha accompagnati da Lampedusa ad Augusta, in risposta alle domande scontate dei giornalisti presenti, ha anche detto di più: «Ho pagato 800 euro per arrivare in Sicilia». E questo è tutto. Al termine del trasferimento dalla nave agli autobus, la protezione civile fornisce notizie ufficiali: «Gli immigrati diretti a Mineo (dove ad attenderli c’erano i sindaci della zona a inscenare una protesta per il loro arrivo) sono tutti tunisini. Stanno bene».  Meno male, nella fretta di “scaricare” la nave, ci si era dimenticati che oltre a un carico, fossero anche uomini . E uno di loro claudicante, con le stampelle. 


[Foto di Rosy Parrulli]


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