L’allarme di Apprendi sui detenuti: «Sono tutti pazienti, ma il sistema non riesce a curarli»

«Il carcere è un inferno per definizione». Non usa mezzi termini Pino Apprendi, garante dei diritti dei detenuti di Palermo, che racconta una situazione quotidiana sempre più insostenibile all’interno delle carceri siciliane. A peggiorare le condizioni, spiega, non è solo il sovraffollamento, ma anche l’impatto del clima, le carenze strutturali e soprattutto «le nuove circolari ministeriali che non fanno altro che peggiorare la vivibilità dei detenuti».

«In estate si muore di caldo, in inverno si muore di freddo – racconta Apprendi a MeridioNews -. E adesso, con l’inverno alle porte, ci troviamo davanti a una circolare assurda: è stato vietato l’uso del pile. Quindi uno dei pochi indumenti utili nelle celle gelide viene proibito senza un motivo valido». Oltre al pile, anche gli indumenti imbottiti non sono più ammessi. «Sono scelte incomprensibili, che penalizzano persone che già vivono in condizioni estreme».

Sanità nelle carceri al collasso

La questione centrale è senza dubbio la sanità penitenziaria, totalmente insufficiente rispetto ai bisogni reali. «Se all’interno del carcere Pagliarelli ci sono 1.400 detenuti, vuol dire che ci sono altrettanti pazienti – sottolinea ancora Apprendi -. Lo stesso principio vale anche altrove. Questo è il punto da chiarire».

Il garante denuncia un sistema in cui i tempi delle visite specialistiche – già difficili per i cittadini – che all’interno del carcere raddoppiano. E quando alla fine arriva l’appuntamento, spesso salta comunque: «La polizia penitenziaria è sotto organico. Anche accompagnare fisicamente un detenuto dopo otto mesi di attesa è un problema. Molte volte la visita viene persa perché non c’è personale per l’accompagnamento».

Il problema delle Rems

Nonostante le difficoltà, Apprendi rivendica il lavoro quotidiano dell’ufficio del garante per i diritti dei detenuti: «Noi nel nostro quotidiano facciamo il possibile affinché venga mantenuta la dignità della persona. È la cosa che conta di più». Il quadro che emerge è quello di un sistema penitenziario allo stremo, in cui problemi strutturali, scelte politiche discutibili e carenze croniche di personale rendono il carcere un luogo che non punisce solo il reato, ma anche la condizione umana.

La recente apertura di una nuova Rems in Sicilia non modifica la sostanza del problema. «Parliamo di gocce d’acqua nel mare. Con questa siamo a tre strutture, che complessivamente possono accogliere appena 120 persone. Ma le liste di attesa sono di migliaia. Su 6.200-6.300 detenuti in Sicilia, almeno un migliaio dovrebbe stare in una Rems, non in carcere».

Secondo Apprendi, almeno 20 mila detenuti a livello nazionale dovrebbero essere trasferiti in strutture adeguate. Parliamo dunque di inviare nelle Rems chi ha problemi di salute mentale e nelle comunità i giovani tossicodipendenti. «Il carcere potrebbe svuotarsi subito se si applicassero alternative previste dalla legge, ma non attuate per mancanza di posti e risorse».

L’emergenza idrica al Pagliarelli: un progetto sbagliato

Un problema storico, e tutt’altro che risolto, è quello dell’acqua al Pagliarelli. «Nonostante i lavori, il problema non è stato risolto. È strutturale – denuncia Pino Apprendi -. Se uno fa la doccia al secondo piano, quello al primo non può farla. Il progetto era sbagliato sin dall’inizio».

Il garante per i diritti dei detenuti di Palermo ha già segnalato la situazione ai magistrati di sorveglianza, ma la soluzione non è vicina. «Speriamo che, con i 15 milioni stanziati per rifare gli impianti di riscaldamento, si colga l’occasione per intervenire anche su questo disastro».


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