Agenzia vulcano, la promessa per lo sviluppo etneo «Progetto fermo e le imprese scappano da Catania»

«L’amministrazione comunale ha di nuovo cambiato posizione, o semplicemente cerca di riempire le pagine dei giornali con dichiarazioni su ogni tema, che restano purtroppo tali?» chiede Andrea Urzì, componente del Tavolo per le imprese. Il mese scorso il sottosegretario allo Sviluppo economico 
Claudio De Vincenti e il sindaco di Catania Enzo Bianco si sono incontrati a Roma. Tra gli argomenti che sarebbero stati trattati nel corso della loro riunione, pure la proposta del Comune di costituire un nuovo ente per lo sviluppo del territorio Catanese, che dovrebbe essere guidato dal noto imprenditore Pasquale Pistorio. Un progetto che somiglia a quello chiamato Agenzia vulcano. Promesso dal sindaco Bianco in campagna elettorale ma che «a luglio l’assessore al Patrimonio Giuseppe Girlando – ricorda Urzì – dichiara candidamente che non fosse più una priorità».

«Le aziende a Catania chiudono come tessere del domino e non avere come priorità quella di attrarne altre è folle e anacronistico». I fondi per finanziare l’agenzia dovrebbero arrivare dalle le somme date dal Comune ai consorzi fidi (cioè gestiti dalle associazioni di categoria, ndr), all’interno del Patto per il lavoro. Si tratta di circa 1,4 milioni di euro di cui l’amministrazione contava di tornare in possesso entro qualche mese, per attivare l’ente «dopo un altro po’ di tempo», diceva Girlando. «Serve chiarezza. Il progetto è un’assoluta priorità ma resta fermo – spiega Urzì – e dal Comune in due anni e mezzo sono arrivate solo promesse ma nessun atto di indirizzo», che desse delle scadenze certe. 

«Le imprese che vengono a Catania scappano – aggiunge Urzì – per mancanza di interlocutori o per le lungaggini burocratiche». Il riferimento è allo Sportello unico al quale deve presentarsi ogni imprenditore intenzionato ad avviare un’attività. «Non è efficiente – lamenta il rappresentante del Tavolo per le imprese – le richieste procedono a rilento, senza tempistiche certe e senza una chiara competenza sulle varie procedure». La soluzione potrebbe essere, come in altri Comuni «introdurre una procedura telematica e il monitoraggio digitale delle pratiche, evitando i continui pellegrinaggi agli uffici dello Sportello unico perché molto spesso gli addetti non possono far altro che allargare le braccia per carenza di informazioni».

Novità senza le quali l’Agenzia non potrebbe svolgere un’altra delle sue possibili funzioni: «Promuovere gli investimenti stranieri sul territorio catanese». Che sarebbero difficoltosi anche «per l’enorme distanza culturale», in cui l’ostacolo principale «è l’assenza di mediatori che parlino la stessa lingua degli investitori esteri». E il riferimento «non è solo alla lingua inglese – conclude Urzì – ma pure al linguaggio degli affari e alla credibilità necessarie per dialogare e convincere gli imprenditori a investire su Catania». L’incontro a Roma sarebbe servito al Comune per rilanciare il tema dell’Agenzia vulcano, «adesso dipenderà da Roma, abbiamo intenzione di inserire il progetto nel Patto per Catania – spiega a MeridioNews l’assessore al Bilancio e alle Finanze Giuseppe Girlando – il documento programmatico che sarà sottoscritto entro dicembre tra Comune e Governo».


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