A Palazzo Sant’Elia la mostra su Topazia Alliata Excursus storico di una vita d’arte e di passione

«Quando mia madre era ragazza, una donna che camminava sola per le strade di Palermo era considerata una pazza o una poco di buono. Quando mia madre era ragazza e studiava disegno a Palermo, nell’ora di studio del nudo, veniva sbattuta fuori dalla classe assieme all’unica altra compagna che osava studiare arte, come lei. Era una cosa considerata per soli uomini e questo la faceva ridere». Poche e intense frasi bastano alla scrittrice Dacia Maraini per ritrarre la madre Topazia Alliata di Salaparuta, artista, aristocratica e intellettuale anticonformista, ma più di ogni altra cosa donna moderna e volitiva scomparsa nel 2015 all’età di 102 anni e a cui è dedicata la grande retrospettiva a Palazzo Sant’Elia, Topazia Alliata. Una vita per l’arte, a cura di Anna Maria Ruta e organizzata dalla Fondazione Sant’Elia e l’associazione Lo Stato dell’Arte, con il patrocinio del Comune di Palermo.

Voluta dalle figlie Dacia e Toni Maraini e dalla nipote Gioia Manili, la mostra racconta la vita di Topazia attraverso le sue opere, i disegni, le lettere e le fotografie, un excursus storico che si sviluppa attraverso un percorso espositivo a tappe che svela, di volta in volta, passioni, avventure, amicizie, affetti, gioie e sofferenze di una donna che ha vissuto intensamente le dolcezze e le vicissitudini del Novecento.

Cresciuta tra palazzo Alliata di Villafranca a Palermo e villa Valguarnera a Bagheria, Topazia fin da giovanissima è a stretto contatto con l’arte e ne viene naturalmente attratta: in famiglia non mancano gli artisti, come Felicita e Amalia Alliata e Quintino di Napoli. Ma più di ogni altra cosa, è l’atteggiamento anticonformistico ereditato dal padre Enrico a rendere Topazia una donna libera dalle ristrettezze tipiche della mentalità siciliana: alla fine degli anni Venti, l’Alliata frequenterà l’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo, allora vietata alle donne, dove diventerà grande amica di artisti come Renato Guttuso, Nino Franchina, Ezio Buscio, Piera Lombardo, Lia Pasqualina Noto e Giovanni Rosone, le cui opere sono in mostra, insieme a quelle dei maestri Pippo Rizzo, Archimede Campini, Ettore De Maria Bergler e Mario Mirabella. Significativi furono anche i rapporti di amicizia con Corrado Cagli, Carlo Levi e Danilo Dolci, figure di intellettuali d’avanguardia.

A diciotto anni raggiunge Firenze, dove conosce Fosco Maraini, antropologo con cui nasce subito un grande amore: «seguii Fosco fino alla fine del mondo», scrive Topazia, parlando del suo soggiorno in Giappone, una delle mete dei viaggi di studio del marito. Il secondo conflitto mondiale è in corso, e la coppia si rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò, con la conseguente prigionia nel campo di concentramento di Nagoya, insieme alle famiglie Dacia, Yuki e Toni. Dopo la fine della guerra, Topazia ritorna in Sicilia, dove prende le redini dell’azienda di famiglia, la Vini Corvo di Salaparuta. In questi anni si separa dal marito Fosco, inizia a viaggiare tra Roma e Palermo, intensifica i rapporti con il mondo artistico della capitale e diventa una brillante talent scout, lanciando giovani artisti di talento come Pupino Samonà. Negli anni Sessanta, apre la sua galleria d’arte, la Galleria Trastevere. All’attività di gallerista seguirà quella di curatrice di importanti mostre internazionali, che la porterà fino agli Stati Uniti.

Una vita avventurosa e intensa come quelle narrate nei romanzi, che è possibile scoprire fino all’11 gennaio, dal martedì al venerdì dalle ore 9.30 alle 18.30 e il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 13: e dalle 16 alle 20. Costi biglietto: intero 4 euro, ridotto 3 euro.


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