Unict, stop a linee guide comportamentali Coordinamento unico: «Recca come Fonzie»

Antonino Recca fa marcia indietro sulle linee guida in casi di procedimenti disciplinari ma, come Fonzie, non riesce a dire: «Ho sbagliato».

La delibera del Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Catania, al punto 49 dell’O.D.G. del 30 novembre 2012, relativa a «Procedimenti disciplinari a carico dei docenti: nota al Governo», sospende fino al termine del mandato di Recca, il 31.10.2012, le «linee guida comportamentali» approvate il 28.9.2012 «accogliendo l’invito della Cgil». È questa, certamente, una marcia indietro rispetto al muro contro muro degli ultimi due mesi ed un passo avanti di sindacati, associazioni e movimenti che, raccogliendo l’appello del CUdA, si erano riuniti nell’assemblea nazionale del 26.10.2012. Peccato che la richiesta fosse, e continua ad essere ora più che mai, non la semplice sospensione ma la revoca immediata del provvedimento. La marcia indietro e il passo avanti, dunque, non appaiono ancora sufficienti.

Ma non è tutto. Leggendo tra le righe (ma nemmeno tanto) la delibera, questa si rivela come l’ennesimo e terminale gioco di equivoci, fraintesi e sottintesi della gestione Recca. La delibera si apre – si veda il resoconto del verbale – con una candida e umile richiesta diretta di dialogo con il presidente del Consiglio Monti (addirittura!), affinché modifichi la legge 240 (da Recca ai tempi sostenuta e caldeggiata) e la potestà disciplinare delle università torni al CUN ed al collegio nazionale. Ecco il primo svarione: il CDA del nostro ateneo, rettore in testa, ignora o finge di ignorare che l’attuale governo è di fatto dimissionario (e dunque, come il nostro rettore, dedito all’ordinaria amministrazione); e che quindi ha ben altri pensieri, nel poco tempo che gli resta, rispetto a quello di modificare un articolo della legge Gelmini…

Ma c’è di più: infatti con questa mossa, goffa ma pericolosamente passata sotto silenzio, si giustifica la scelta dell’approvazione delle linee-guida come necessaria nel quadro del nuovo regime locale dei provvedimenti disciplinari; quasi fosse (patetico ma vero) uno schermo protettivo per i poveri collegi di disciplina nei confronti del sedizioso corpo docente e non docente: un vero scenario di guerra (evocato nella delibera dal solerte consigliere Iachello: ma non era, UNICT, un luogo di pace e serenità?). Ecco l’enorme vizio logico ed etico della delibera.

Come mai, ci chiediamo, solo l’Università di Catania in tutta Italia ha sentito il bisogno di concepire (il che è già un’enormità) e poi approvare un provvedimento di questo tipo? Diciamolo chiaro: non esiste alcun nesso tra il nuovo sistema delle commissioni di disciplina e le linee-guida comportamentali, che sono un provvedimento liberticida, illegittimo, incostituzionale e isolato nel quadro nazionale dell’università.

Il rettore Recca dovrebbe a questo punto chiarire alcuni punti centrali.

1) Cosa accadrà quando, al 31 ottobre 2013 (data fatidica del calendario Maya), l’articolo di legge che disciplina il regime delle sanzioni rimarrà, com’è prevedibile, immutato? Ciò avvalorerà le linee-guida? Il nuovo rettore le potrà, allora, tirare fuori nuovamente dal cilindro?

2) Quali provvedimenti disciplinari, lo dica chiaro il rettore Recca, da lui aperti contro docenti ai sensi della legge 240 sono stati condizionati da «agenti esterni»? Forse quello che ha interessato il preside Di Cataldo? O quello subito dal preside Famoso? Lo dica il rettore; perché da tale delibera pare che egli (o i suoi collegi di disciplina) abbiano avuto (loro, poverini) «le mani legate».

Purtroppo la verità è altrove. Recca, come il celebre Fonzie di Happy Days, non ce la fa proprio a dire che ha sbagliato. Se ha sul suo CDA – nonostante il finto «colpo di stato» del Senato Accademico, al quale non credono neanche i bambini – l’influenza che la delibera mostra, eserciti tale autorevolezza facendo ritirare definitivamente l’obbrobrio delle linee-guida comportamentali. Chi ha fatto il rettore di un grande Ateneo per un lungo settennio, e ancor più chi aspira a rivestire cariche politiche nazionali, mostra di essere ben poco se non può nemmeno questo.


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