«L’Europa meticcia che voglio passa per Palermo» Il racconto di Federica: «Non vedo l’ora di tornare»

«Non ero mai venuta in Sicilia e ho deciso che verrò a vivere lì prima o poi». L’entusiasmo col quale Federica Mangano, la 21enne piemontese che ha raccontato sul suo blog la sua prima (e breve) permanenza a Palermo, è forse ricollegabile alla giovane età. Eppure questa studentessa di Scienze Politiche, che nella vita sogna di fare la giornalista, ha viaggiato molto: dopo la tappa palermitana è approdata in Transilvania per continuare i suoi studi, da dove scriverà la tesi. Quindi l’amore immediato che ha provato per il capoluogo siciliano è genuino. Arrivata in città con un programma Erasmus di scambio giovanile, attraverso l’associazione Maghweb, Federica ha vissuto alcuni giorni in città insieme ad altri giovani provenienti da Polonia, Ungheria e Spagna per discutere delle comunità rom in Europa. 

«L’Europa che voglio passa per Palermo – ha scritto Federica sul suo blog – Passa per strade colorate, per musiche balcaniche ascoltate per strada, palazzi arabi, resti di tempi andati, di vite sbiadite e sogni grandi da distribuire, come alle macchinette del caffè nelle mattine che di andare a lezione proprio voglia non ne hai. L’Europa che voglio estende le sue coordinate fino a qui, nel mezzo di un’isola spesso lasciata in disparte, ricordata solo per il suo Mediterraneo grande, blu e pieno di storie. L’Europa che voglio è multiculturale, multietnica, interculturale e meticcia. È ospitale, è piena di ponti, mari e strade da attraversare. È libera, accogliente e premurosa. Si prende cura di te, ti stringe forte e non ti lascia andare via. In questa città che ci ha ospitati come solo una nonna siciliana sa fare. Ci ha accolti, se l’è accollata questa volta».

Ha già una visione precisa di città, di società, di mondo, la giovane Federica. E Palermo, in questo senso, le ha confermato tutto ciò. «Io vengo da Novara, una città triste e in mezzo alla nebbia – racconta Federica – E sono andata a studiare a Padova, sostanzialmente ho cambiato nebbia. Mi piace molto il mix di culture che c’è a Palermo. E mi piace molto il modo in cui è vissuta l’immigrazione da voi, nel senso che da voi chi arriva fa parte della comunità. Su al Nord si tenta di fare inclusione, spesso attraverso l’assistenzialismo. Nella loro integrazione i migranti restano ghettizzati, separati. Invece da voi i migranti parlano palermitano, sono palermitani. E poi, da ex studentessa del liceo classico, ho apprezzato i tanti resti della Magna Grecia».

«In questi giorni ho scoperto la bella realtà di Kala onlus, che cura il Giardino di Madre Teresa» racconta ancora la studentessa novarese. L’asilo multietnico di Ballarò è già entrato nel cuore di Federica, che intende specializzarsi sui diritti umani. «Abbinare la passione che ho per i bambini con il tema dell’immigrazione che sto studiando all’università è il massimo. A luglio farò un tirocinio di un mese: si tratta di 80 ore curriculari, non vedo già l’ora di tornare a Palermo».


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