Rifiuti, Musumeci punta tutto sulla devolution Appalti provinciali per scremare ditte private

Munnizza devolution. In attesa, e nella speranza, che un giorno diventi revolution. La scommessa più importante di Nello Musumeci passa per quel termine che, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, fu cavallo di battaglia del leghismo, quando il Carroccio, pur messe da parte le aspirazioni secessioniste, restava comunque forza minoritaria. Nel caso siciliano, la decentralizzazione riguarderà una materia precisa: la gestione dei rifiuti. Con il passaggio di competenze dagli uffici della Regione a quelli delle nascenti Ada.

Toccherà infatti al nuovo acronimo – sintesi di Autorità di governo d’ambito dei rifiuti – riuscire lì dove hanno fallito clamorosamente le Srr, le società di regolamentazione istituite nel 2010 con l’obiettivo di prendere il posto delle società d’ambito per poi rivelarsi l’ennesimo passo falso della burocrazia. Stavolta, però, non dovrebbe essere così. A esserne convinto è chi in questi mesi ha lavorato a quel piano regionale che Musumeci spera di vedere approvato entro la fine dell’anno. Il documento, nei giorni scorsi, è arrivato a palazzo d’Orleans, dove dovrà ricevere l’apprezzamento della giunta, ma l’orientamento del governatore è quello di approvarlo dopo che il ddl sulle Ada, che mercoledì ha ricevuto il via libera in commissione Ambiente, diventerà legge con il voto dell’Ars. 

Messi da parte gli iter burocratrici, a interessare sono i contenuti di una riforma che concentra su base provinciale ogni libero consorzio avrà una sola Ada, mentre le aree metropolitane potranno averne di più – il ciclo dei rifiuti. Le nuove Autorità avranno il compito di pianificare e realizzare l’impiantistica minima – una discarica, un impianto per il compostaggio e uno per la selezione del secco -, sfruttando i fondi che trasferirà la Regione, l’eventuale patrimonio ereditato dalle Srr e le somme già stanziate all’interno del Patto per il Sud. Gli impianti pubblici saranno messi a disposizione delle imprese che vinceranno le gare d’appalto per la raccolta della spazzatura, con le ditte aggiudicatrici che avranno la possibilità di scegliere se rivolgersi al pubblico o ai privati. Quelli che in questi anni hanno gestito il settore in un regime di oligopolio.

Un’altra importante novità della riforma riguarda proprio i bandi per l’affidamento del servizio di raccolta: l’obiettivo è quello di fare sì che ogni Ada indichi un’unica grande gara d’appalto riguardante l’intero territorio di competenza. Uno scenario totalmente diverso da quello attuale, con i singoli Comuni che, costituendosi in Aro (Ambito di raccolta ottimale, ndr), finora hanno potuto organizzare il proprio appalto. Il futuro – i contratti in vigore arriveranno comunque a naturale conclusione – potrebbe invece vedere una sola impresa gestire un territorio molto grande. Indirizzo che altrove ha già dato risultati positivi: «Bisogna entrare nell’ottica di una gestione industriale del ciclo dei rifiuti, con operatori solidi che diano garanzie in termini di professionalità ed efficienza – commenta uno dei consulenti a cui Musumeci si è rivolto -. Così funziona a Milano, che è la città metropolitana con la differenziata migliore a livello europeo. O come accade in Veneto o in Emilia Romagna dove la raccolta è divisa su bacini provinciali».

E se dunque all’orizzonte potrebbero presentarsi problemi negli affari di quei privati che finora sono riusciti ad aggiudicarsi appalti su scala locale, a stare sereni dovrebbero essere gli operatori ecologici. La riforma del governo, infatti, prevede la creazione di un albo provinciale contenente due registri, nei quali verranno divisi i lavoratori già in servizio nel 2009 e quelli utilizzati successivamente. Gli operatori ecologici saranno gestiti dalle Ada, il cui debutto nella pubblica amministrazione dovrebbe essere facilitato dal fatto che, a differenza di quanto accaduto in passato con la dismissione delle società d’ambito, le Srr non saranno messe in liquidazione ma oggetto di fusione con le nascenti autorità. «Quella della liquidazione delle società d’ambito è stato uno dei motivi che ha portato all’immobilismo delle Srr. Una scelta che a distanza di anni – conclude il consulente – pare essere partorita da una mente tanto improvvisata quanto diabolica». 


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