Trentanovenne modicano morto in Sudafrica Lavorava in un resort, lascia bimba di sei anni

Avrebbe compiuto 39 anni a dicembre Andrea Schiavo, morto ieri in Sudafrica, a Città del Capo, dove si era trasferito da circa un anno per aiutare nella gestione di un resort. Andrea era palermitano di nascita, ma modicano di adozione. A Modica vivono i suoi genitori e ieri la notizia della sua morte, che sarebbe riconducibile a un aneurisma, si è sparsa a macchia d’olio lasciando tutti sgomenti. La conferma della sua morte è arrivata ieri in tarda serata, e la complessa macchina per il rimpatrio della salma si è già messa in moto.

L’uomo aveva una figlia di sei anni e una sorella minore. Il padre Sebastiano ha militato come calciatore in diverse squadre della Sicilia e aveva concluso la sua carriera nel Modica, negli anni 70, prima di diventare allenatore. Da lui Andrea aveva ereditato la passione per il calcio, lo praticava e lo seguiva anche come tifoso del Palermo e della Lazio.

Schiavo era anche un appassionato di politica e aveva lavorato come autista del gruppo parlamentare del Ccd alla Camera, al fianco dell’onorevole Giuseppe Drago, già presidente della Regione, scomparso a settembre 2016. In questa veste, molti anni fa, lo aveva conosciuto l’ex sindaco di Modica, Piero Torchi, che sulla sua pagina Facebook ha postato un messaggio per ricordare l’amico tragicamente venuto a mancare: «Nonostante fossimo tutti più grandi, divenne in breve la mascotte del mio gruppo e mi seguì da vicino in un paio di campagne elettorali – ha scritto -. Era un ragazzo estroverso, estroso, innamorato della vita. È veramente una grandissima perdita, per la famiglia e per tutti noi».

Il 39enne amava viaggiare e si era specializzato nella conduzione delle case vacanze. Proprio mentre ne gestiva una a Modica, dei clienti canadesi gli avevano proposto il trasferimento prima a Toronto, dove aveva trascorso le ultime tre stagioni, per poi andare in Sudafrica. «Era un gigante buono – ricorda l’amico Giorgio Iacono, giocatore del Modica calcio – che, per la sua stazza, poteva incutere un po’ di timore a chi non lo conosceva. In realtà, era il ragazzo più buono del mondo. L’ho incontrato per la prima volta quando aveva circa 12 anni. L’ho sentito l’ultima volta il 1 agosto – racconta – nel giorno del mio compleanno era solito farmi una videochiamata per gli auguri, poi solo un breve contatto su Facebook il 16 agosto. Quindi il nulla. Il silenzio – conclude – è stato spezzato solo ieri, dalla notizia che mai avrei voluto ricevere».


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